immortalato da un video

«Portamento basso, coda dritta e proporzioni compatte: quello avvistato a Ornica era proprio un lupo»

Parla Gian Carlo Bosio, veterinario e cinofilo. «Il suo ritorno sulle Orobie è positivo: testimonia la buona salute degli ecosistemi montani»

«Portamento basso, coda dritta e proporzioni compatte: quello avvistato a Ornica era proprio un lupo»

Presunto lupo? Nessun presunto: sarebbe proprio un lupo, in pelo e ossa, quello avvistato lungo la strada provinciale di Ornica nella mattinata di mercoledì 12 novembre. Lo conferma Gian Carlo Bosio, veterinario, cinofilo e segretario nazionale dell’Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della vita rurali.

Il suo ritorno è un segnale positivo

Del presunto lupo, che secondo Bosio tanto presunto non è, anche se – a onor del vero – senza una conferma ufficiale non è possibile avanzare che ipotesi, il segretario ne ha confermato la presenza, ormai documentata e accertata in Bergamasca grazie ad anni di monitoraggi ufficiali condotti nell’ambito del progetto europeo Life Wolfalps Eu dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dalla stessa polizia provinciale di Bergamo.

«Le fototrappole hanno documentato più volte la presenza di un branco stabile nella Conca di Mezzeno (territorio di Roncobello) – specifica Bosio -, composto da una coppia riproduttiva e cuccioli, attivo tra l’alta Val Serina e la Val Brembana. A ciò si aggiungono numerosi filmati e osservazioni certificate a Foppolo, Branzi, San Giovanni BiancoCamerata Cornello e persino sul viadotto di Sedrina».

Riguardo all’animale immortalato a Ornica, Bosio sottolinea: «Dal punto di vista scientifico e comportamentale, le immagini diffuse mostrano chiaramente le caratteristiche tipiche del lupo appenninico: portamento basso, coda dritta e pendente, proporzioni corporee compatte e andatura elastica, elementi che distinguono facilmente l’animale da un cane inselvatichito».

«Il ritorno del lupo sulle Orobie – conclude – è infatti un segnale positivo: testimonia la buona salute degli ecosistemi montani e la capacità delle specie selvatiche di riconquistare spontaneamente spazi da cui erano  scomparse da decenni».