I dati della Uil

Rette degli asili nido, la verità è che così facendo Bergamo penalizza le famiglie

Un’indagine impietosa rivela quanto la nostra città sia cara. Evidentemente la natalità (ai minimi storici) non interessa a questa politica

Rette degli asili nido, la verità è che così facendo Bergamo penalizza le famiglie

Ma perché l’asilo nido a Mantova è gratuito e a Bergamo invece è un vero investimento per le famiglie? Un bel problema. Perché nella nostra città se hai un reddito Isee al di sotto dei 15 mila euro all’anno (in pratica sei sulla soglia della fame) devi pagare per tuo figlio al nido “soltanto” 270 euro al mese mentre i più ricchi (Isee oltre i 35 mila euro) sborsano 590 euro. E i ricchissimi? Uguale, non ci sono altri scaglioni.

Una cifra alta, un argomento che il nostro giornale ha affrontato più volte. Aggravato dal fatto che per l’attuale anno scolastico 2025-26, la giunta aveva varato pure dei rincari, nel timore che i conti non quadrassero. Così il gettito nelle casse del Comune sarebbe salito da un milione e 610 mila a un milione e 950 mila euro.

La giunta aveva difeso il provvedimento affermando che da dieci anni le tariffe erano ferme e che l’offerta di posti è cresciuta con l’apertura di ben cinque asili nuovi. Tutto vero, ma resta vero anche che per una famiglia che fa fatica a tirare avanti sborsare 270 euro al mese è un’impresa. Se poi i bambini sono due…

In una città che vive un drammatico problema di denatalità, la politica riguardante gli asili nido andrebbe ponderata in maniera profonda. In realtà il costo degli asili nido appare piuttosto alto in tutta la nostra regione secondo i dati trasmessi dal sindacato Uil, coordinamento territoriale di Bergamo. La nostra in queste cifre non appare come la città più cara con i suoi 270 euro richiesti per le famiglie che stanno al di sotto dei quindicimila euro di Isee.

La città più esosa è Lecco dove alle famiglie di questa fascia vengono chiesti ben 322 euro al mese. Al secondo posto troviamo Sondrio con 320 euro, al terzo Como con 278 euro e al quarto Varese, 276 euro. Bergamo si piazza al quinto posto con una somma molto simile a quella di Como e Varese: 270 euro.

Quello dei nidi è un servizio costoso anche per i Comuni, non c’è dubbio. Ma la decisione è prima di tutto politica: come fare per contenere i costi delle famiglie? Dove trovare le risorse pubbliche (o private) per rendere i nidi più accessibili?

Perché anche questo elemento influisce sulla natalità, sulla decisione da parte delle giovani famiglie di mettere al mondo o meno dei figli. Non è meramente una questione economica. È un messaggio che va oltre, che suona un po’ così: se metti al mondo un figlio ti penalizzo. Sei povero e diventi ancora più povero. Che si potrebbe anche tradurre così: ti scoraggiamo, evita di fare figli, sono un costo. La società ti disapprova, infatti ti tassa in maniera pesante.

Al contrario, il nido gratuito o poco oneroso rappresenterebbe (…)

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