«Non è una battaglia per difendere una poltrona o un’associazione. Qui è in gioco un sistema che da oltre un secolo garantisce formazione seria, controlli rigorosi e sicurezza nell’uso delle armi».
È un appello accorato quello lanciato da Diego Giuseppe Fracassetti, presidente, e dal consiglio direttivo del Tiro a Segno Nazionale Ponte San Pietro, con sede a Mozzo, preoccupato per gli effetti della riforma contenuta nel decreto Sport, attualmente all’esame del Parlamento.
Una riforma che, secondo il presidente, rischia di cambiare radicalmente il ruolo delle oltre 260 sezioni del Tsn presenti in Italia, mettendone a repentaglio la sostenibilità economica e il ruolo istituzionale.
«Le sezioni del Tiro a Segno Nazionale – spiega il presidente – rappresentano un presidio pubblico di serietà. Qui non si viene semplicemente a sparare: si viene formati, valutati e controllati attraverso procedure rigorose che garantiscono che chi ottiene l’idoneità al maneggio delle armi abbia realmente acquisito competenze e responsabilità».
Secondo il documento predisposto dalle sezioni territoriali, la riforma prevede che la quota annuale obbligatoria degli iscritti venga trasferita integralmente all’Uits centrale, mentre il 25 per cento degli introiti derivanti dai corsi regolamentari e dai patentini per il maneggio delle armi verrebbe trattenuto a livello nazionale.
Per le sezioni locali significherebbe una drastica riduzione delle risorse (…)