Il punto in via Tasso

Ritardi ai cantieri Rfi di Bergamo e dintorni: Comune e Provincia chiedono un incontro al ministro Salvini

La sindaca Carnevali e il presidente Gafforelli incontrano la politica bergamasca: «Facciamo squadra», ma l'assessore Terzi non c'è. «Al ministro e Rfi chiederemo garanzie»

Ritardi ai cantieri Rfi di Bergamo e dintorni: Comune e Provincia chiedono un incontro al ministro Salvini

Serviranno almeno quindici giorni. Due settimane per avere un incontro con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e Rfi (Reti ferroviarie italiane), per cercare di capire qualcosa su quanto sta accadendo ai lavori del raddoppio Bergamo-Ponte San Pietro e del treno per Orio, in perenne ritardo.

Nei giorni scorsi Rfi ha reso noto di aver chiesto la risoluzione del contratto con la ditta appaltatrice, la D’Agostino Costruzioni, per «per gravi inadempimenti»· Il che ha gettato nel panico la Bergamasca per i rischi di un ulteriori allungamenti dei tempi di consegna delle opere, già oltre la scadenza e di parecchio.

Questa mattina (venerdì 2 ottobre) la sindaca di Bergamo Elena Carnevali e il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli hanno convocato in via Tasso i parlamentari, i consiglieri provinciali, gli assessori e i consiglieri regionali per stilare un piano d’azione comune. «Abbiamo fatto squadra è già questa è una cosa importante» hanno sottolineato a margine della riunione Carnevali e Gafforelli.

La sindaca Elena Carnevali e il presidente della Provincia, Gianfranco Gafforelli

«Facciamo squadra»: ma l’assessore regionale Terzi non c’è

Assente l’assessore regionale alle Infrastrutture, la bergamasca Claudia Maria Terzi. «Impegni istituzionali», la motivazione ufficiale. Anche se è difficile immaginare qualcosa di più importante del possibile collasso della viabilità della terza provincia della Lombardia, a causa degli interminabili lavori ferroviari.

Ma tant’é, Carnevali e Gafforelli hanno chiesto un incontro al ministro. Prima di tutto per capire. Si perché al dì là della richiesta di risoluzione del contratto, al momento le istituzioni bergamasche non hanno informazione alcuna. Né sullo stato di avanzamento dei lavori, né sulle tempistiche di consegna delle opere. Previste, slittate e futuribili che siano. E vista la situazione, temono le ricadute peggiori. Con i lavori potrebbero andare ben oltre il 2027. Con la città l’hinterland in scacco. E con buona pace dei piani di mobilità tarati, per funzionare al meglio, sulla e-Brt (che è in funzione), sulla T2 per la Valbrembana (imminente) e sui tempi certi di realizzazione delle opere ferroviarie sull’asse Bergamo-Curno-Mozzo-Ponte San Pietro e dal lato opposto Orio al Serio e Montello ancora in alto mare.

«I ritardi non sono più sostenibili – ha detto a chiare lettere Carnevali -. Ora pretendiamo tempi certi e garanzie. Il rispetto delle scadenze che si sono dilatate di anni e che non possono andare oltre». Questo la sindaca e il presidente della Provincia porteranno sul tavolo del ministro e di Rfi.

Gli scenari: conferma, rescissione, nuova gara

Davanti avranno tre scenari. Il primo è che il “Collegio tecnico” incaricato – il cosiddetto Cct che ha tempi tutti suoi – confermi il contratto alla ditta che lo ha in appalto, al momento alquanto improbabile.

Gli altri due invece riguardano la rescissione. Qui si aprono due strade. La prima è che, scorrendo la graduatoria dell’appalto, subentri un’altra azienda. La seconda, che si debba indire una nuova gara. Con i tempi drammaticamente conseguenti.

«Per ogni scenario vogliamo certezze – sottolineano il presidente della Provincia e la sindaca -. Dobbiamo portare a casa il risultato. È essenziale per la mobilità viaria di Bergamo e del resto della provincia»

Non lo dicono, ma nell’aria comincia ad aleggiare una data che mette i brividi: il 2028 inoltrato. Altri due anni di calvario. Dita incrociate.

La posizione di Rfi

A seguito dell’incontro in Provincia, nel primo pomeriggio è giunta una nota di Rfi sulla situazione dei cantieri bergamaschi, che riportiamo di seguito:

«Negli ultimi 18 mesi Rfi ha seguito costantemente l’andamento dei lavori con il proprio personale, richiamando l’Appaltatore al rispetto degli obblighi contrattuali con note formali e perentorie. A fronte di inadempienze evidenti, a luglio 2026 ha chiesto al Collegio Consultivo Tecnico (CCT) di poter procedere alla risoluzione del contratto, ai sensi dell’art. 216, comma 2, del D.Lgs. 36/2023. Il quesito si riferisce ai gravi inadempimenti riscontrati fino a quella data. È lo strumento previsto dalla normativa per tutelare l’interesse pubblico e garantire il completamento delle opere. Quanto ai tempi di pronuncia, il CCT è un organo terzo, dotato di piena autonomia funzionale rispetto alle Parti. Pertanto i tempi potranno essere definiti in base alla determinazione del CCT».