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Riviviamo il 2025 che s’è appena concluso attraverso venti prime pagine del nostro settimanale

Ripercorriamo i fatti salienti e i temi di cui si è discusso nell’anno da poco finito. Con un’idea chiara: informare correttamente senza autocensure

Riviviamo il 2025 che s’è appena concluso attraverso venti prime pagine del nostro settimanale

Stupisce sempre la silente velocità con cui scorre il tempo. Pare ieri che iniziava il 2025… E non c’è modo migliore per iniziare il nuovo anno che riflettendo su quanto avvenuto in quello che s’è appena chiuso. Anche perché il 2026 sarà speciale per noi, dato che segna il decimo anniversario del nostro settimanale, andato per la prima volta in stampa il 30 settembre 2016 (con l’allora nome BergamoPost).

Dunque, per “tuffarci” al meglio nel nuovo anno, è utile ricordare e rivivere il 2025. Come da tradizione, lo facciamo attraverso venti nostre prime pagine selezionate tra le cinquanta che lo hanno contraddistinto. Sono quelle che, a nostro parere, meglio riassumono e raccontano dodici mesi che si sono rivelati movimentati, un po’ faticosi. Nel numero del 3 gennaio 2025 lo dicevamo: sarà l’anno della pazienza. Be’, spesso l’abbiamo persa fermi in coda tra un cantiere e l’altro. E la stessa previsione, ahinoi, la possiamo fare pure il 2026. A dimostrazione che non proprio tutto è filato liscio…

Purtroppo il 2025 è stato anche un anno di cronaca nera: gli omicidi di Mamadi Tunkara, Luciano Muttoni, Riccardo Claris e Pamela Genini, senza dimenticare la tragedia della 14enne che s’è tolta la vita nella ex Reggiani. Vicende terribili, che hanno acceso squarci di luce sulle zone d’ombra della nostra società, quelle che spesso facciamo finta di non vedere. Non girarci dall’altra parte è ciò che proviamo a fare quotidianamente noi di PrimaBergamo. Un giornale che, con tutti i suoi limiti, riteniamo abbia un merito: parlare chiaro e non nascondere argomenti scomodi, ciò che non funziona.

Tra tanta Atalanta e molte belle notizie, ci siamo spesso concentrati anche su argomenti difficili, come la sicurezza, il degrado, il carcere. Lo abbiamo fatto non per eccesso di pessimismo o per la ricerca forzata della polemica, ma per la volontà di tenere alta l’attenzione anche su ciò che non va e che riteniamo possa migliorare. Continueremo a farlo, convinti che sia bello e positivo che ci siano delle voci critiche e non allineate.

Care lettrici e cari lettori, grazie per averci accompagnato negli scorsi dodici mesi e per entrare insieme a noi in questo 2026, che ci auguriamo possa rivelarsi bello e speciale. Continueremo a dire la nostra.