Quasi 600 detenuti

Situazione nel carcere di Bergamo «insostenibile»: la sindaca chiede al Governo un intervento urgente

Le recenti aggressioni a degli agenti e il sovraffollamento ormai cronico hanno spinto Carnevali a intervenire sul tema e a chiamare in causa Roma

Situazione nel carcere di Bergamo «insostenibile»: la sindaca chiede al Governo un intervento urgente

La situazione critica in cui versa il carcere di Bergamo è tornata al centro della cronaca cittadina nei giorni scorsi, quando i sindacati della polizia penitenziaria hanno reso noto che in una sola settimana ben otto agenti sono stati vittime di tre diverse aggressioni da parte di detenuti.

Purtroppo, niente di nuovo. Soltanto pochi mesi fa, in Consiglio comunale, la garante dei detenuti di via Gleno, Valentina Lanfranchi, fotografava nella sua relazione annuale una situazione sempre più preoccupante. Anche per questo la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, oggi (mercoledì 14 gennaio) ha diffuso una nota stampa in cui è tornata a chiedere al Governo provvedimenti immediati per migliorare le cose.

«Situazione da tempo insostenibile»

La prima cittadina parla espressamente di «situazione da tempo insostenibile» nella casa circondariale di via Gleno. Tra i problemi, cita ovviamente anche il sovraffolamento ormai cronico: a fronte di 319 posti regolamentari, sono 599 i detenuti (dati aggiornati a ieri, 13 gennaio). Si parla di una percentuale di affollamento che sfiora il 190 per cento. Cosa che rende conseguentemente necessario anche un rafforzamento del personale di polizia, oltre che di quello amministrativo ed educativo. In tal senso, Carnevali sottolinea come «non c’è più tempo da perdere».

La sindaca Elena Carnevali

Facendo riferimento proprio ai problemi che aveva sottolineato Lanfranchi nella sua relazione di pochi mesi fa, la sindaca spiega: «Alle carenze strutturali degli organici si sommano le difficoltà nella gestione quotidiana e il peso sempre più rilevante del disagio psichico e delle dipendenze, che interessano una parte consistente della popolazione detenuta. Nelle carceri di oggi si registra una crescente presenza di giovani con le conseguenti problematiche comportamentali sia dovute all’esperienza detentiva sia alcuni a problematiche di salute mentale o di dipendenza. Si tratta di situazioni che richiedono un sostegno specifico, continuativo e una struttura in grado di iniziare a dare risposte concrete a queste complessità».

Il richiamo alla funzione rieducativa

È evidente che questo tipo di condizioni rendono quasi impossibile l’attuazione dell’articolo 27 della Costituzione, che recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Proprio questo principio, dice ancora Carnevali, «chiama in causa lo Stato, e tutte le istituzioni locali, a fare la nostra parte perché quella funzione rieducativa non resti solo un principio scritto, ma diventi realtà concreta».

In tal senso, va detto che il Comune di Bergamo è da tempo che sta lavorando per provare a migliorare la situazione in via Gleno. A ottobre, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità due ordini del giorno riguardanti proprio il carcere: il primo, della maggioranza ma concordato con l’opposizione e presentato dalla consigliera Laura Brevi (Futura-Avs-Oltre), prevedeva di mettere al centro il confronto con chi opera nel carcere ed esortare il governo a potenziare il personale nelle strutture; il secondo, presentato da Francesca Riccardi (Pd) e firmato dagli altri capigruppo della maggioranza, proponeva l’equiparazione del carcere di via Gleno ai quartieri della città, con diritto di accesso dei consiglieri, nelle forme concordate, all’istituto. Due decisioni rimarcate anche oggi dalla prima cittadina.

«Il Governo intervenga con urgenza»

«Come Amministrazione siamo convinti che la sicurezza si costruisca, già durante il periodo detentivo, attraverso percorsi di rieducazione e formazione per il reinserimento al lavoro per dare piena attuazione alla funzione rieducativa della pena – aggiunge Carnevali -. Le esperienze maturate in collaborazione con l’associazione Carcere e Territorio, con il Ser.D., con le realtà sociali e del volontariato bergamasco, dimostrano che offrire una possibilità reale di reinserimento significa prevenire la recidiva, ridurre la marginalità e rendere la nostra comunità più sicura e coesa».

A fronte di tutto questo, la sindaca conclude l’intervento con una richiesta: «Chiediamo nuovamente al Governo e al Ministero della Giustizia di intervenire con urgenza per colmare le carenze di organico – dalla Polizia penitenziaria, a cui va garantita la sicurezza personale, agli educatori, al personale sanitario e amministrativo – e di investire in modo strutturale nelle misure alternative. Perché il grado di civiltà di una comunità, come ricordava Norberto Bobbio, si misura anche dal modo in cui si tratta chi ha sbagliato».