Studio e tecnologia

Smartphone a scuola, cinque motivi per cui potrebbe essere un bene

Smartphone a scuola, cinque motivi per cui potrebbe essere un bene
Pubblicato:
Aggiornato:

«È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata». «Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, un ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet». «Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico». Ragionamenti che stanno alla base della decisione della ministra Valeria Fedeli settimana scorsa di insediare una commissione «per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula». Insomma, un’indubbia apertura, che ha suscitato una levata di scudi da parte del partito anticellulari ad oltranza.

Ecco cinque buoni motivi per cui introdurre gli smartphone in classe può essere di aiuto ai ragazzi e anche agli insegnanti.

 

Embed from Getty Images

 

  • Lo smartphone può essere un potente mezzo di attivazione didattica, se non è usato in maniera incontrollata. L'uso dei cellulari può anche compensare le carenze della scuola (scarsità di materiali didattici), semplifica il lavoro in classe. Può permettere di allargare il campo delle ricerche, può essere un attivatore di curiosità, stimolare il gusto per scovare sorprese rispetto ai temi che si stanno studiando.
  • Un insegnante di un liceo di scienze umane di Merano, sul sito Doppiozero, ha dato un’altra ragione a favore degli smartphone. Ha ammesso di non averne uno ma «sono almeno sette anni che lo faccio usare». Il motivo? «Se dico una cosa e gli alunni non mi credono: aggiungo: controllate in rete. Verificate le mie affermazioni in tempo reale, secondo l’abusata espressione». Insomma lo smartphone rafforza la credibilità e l’autorevolezza dei prof (di quelli bravi, ovviamente...).
  • Se il compito della scuola è quello di formare i ragazzi, ci sta che li formi al buon uso di uno degli strumenti con cui hanno più familiarità. Proibire gli smartphone è come sottrarsi alla sfida. Invece proprio da lì può partire un’educazione a un rapporto sano con le tecnologie e con Internet. Come ha spiegato Paolo Ferri, direttore del Laboratorio di Informatico di Sperimentazione pedagogica dell'Università di Milano Bicocca lo smartphone può aiutare «una cultura sana delle tecnologie, come forma di apprendimento e non solo di perdita di tempo. Bisogna insegnare a farne un uso intelligente, e bisogna farlo a scuola».

 

Embed from Getty Images

 

  • Lo smartphone induce a lavorare in modo cooperativo. È più facile fare lavori in gruppi, affinare insieme ricerche, magari anche studiare stando in rete. Quindi è l’opposto del modo con cui questi dispositivi vengono vissuti: strumenti che incentivano un narcisismo diffuso. Ma, come ha spiegato sempre Paolo Ferri, «l’uso dello smartphone in classe ha un senso e anzi può diventare un potente strumento di apprendimento solo se gli insegnanti hanno una preparazione nel campo della didattica collaborativa, se lavorano per progetti».
  • Il 54 per cento dei bambini di 6 anni è collegato costantemente a internet, mentre a 11-14 anni oltre il 70 per cento dei ragazzi lo maneggia con disinvoltura. Lo smartphone che hanno tra le mani non è piovuto dal cielo, glielo abbiamo messo in mano noi adulti. Se glielo togliamo a scuola, rafforziamo ancor di più l’idea che sia solo un strumento per passare o perdere tempo. Lasciarlo a scuola invece significa far capire loro che è anche uno strumento utile: e che proprio questa accezione di “utilità” li può aiutare a studiare e a crescere.
Seguici sui nostri canali