Filmati, opuscoli, radio e volantini

La propaganda locale dell’Isis (tra decapitazioni e giocattoli)

La propaganda locale dell’Isis (tra decapitazioni e giocattoli)
30 Novembre 2015 ore 12:28

Chi ancora avesse qualche dubbio sulla potenza di fuoco mediatica dell’Isis, forse non si è accorto di come il Califfato abbia profondamente cambiato il modo di fare terrorismo. Una delle principali armi della Jihad degli uomini in nero, infatti, è l’uso che hanno fatto di internet e dei mass media. Sabato 28 novembre, nel programma di analisi del mondo della comunicazione di Rai 3, TvTalk, si diceva che osservare oggi i filmati che diffondeva meno di 10 anni fa Al Qaeda paragonandoli a quelli attuali dell’Isis, dimostra come quest’ultimo abbia compiuto un importante passo avanti in termini di comunicazione. L’arma della propaganda online è uno dei motivi che rende così temibile il Califfato, che ha di fatto cancellato i confini territoriali della Jihad, portandola in tutte le case dell’Occidente potenzialmente.

 

isis media points 1

 

La propaganda locale. Meno indagata, forse perché “chiusa” nel territorio tra Iraq e Siria in cui gli uomini in nero hanno dato vita al loro regno, è la propaganda con cui, quotidianamente, il Califfato bombarda la popolazione locale. Cartelloni pubblicitari, volantini, murales, opuscoli, radio: ogni possibile mezzo di comunicazione è usato dall’Isis per compiere un vero e proprio lavaggio del cervello della popolazione su cui si è imposto. È un bombardamento continuo, una propaganda a cui è diventato impossibile sfuggire e che dimostra come la guerra al terrorismo si sia evoluta enormemente rispetto a ciò che era solo una decina di anni fa: non più scontro con micro cellule senza patria e poco seguito, ma battaglia contro un’organizzazione ramificata e ben instaurata in un territorio specifico.

Business Insider ha compiuto un inquietante viaggio nel cuore della propaganda Isis, mostrandoci come gli uomini in nero puntino su dei “media points” di elevatissimo livello tecnologico, a cui anche la popolazione locale può avere accesso, a patto di condividere chiaramente ogni ideale del Califfato. 24 ore su 24, 7 giorni su 7, grandi schermi installati a Raqqa, la capitale dello Stato Islamico, proiettano immagini di decapitazioni di infedeli abbinate a immagini di un mondo utopico guidato dal Califfo. Una Times Square dell’orrore. Ma anche metodi di propaganda “vecchio stile” trovano spazio nell’Isis: camioncini con altoparlanti girano per le città trasmettendo le massime e i dogmi su cui si fonda il Califfato, mentre ogni muro è adornato da inquietanti cartelloni pubblicitari che sponsorizzano la Jihad. L’esperto di estremismo islamico Charlie Winter spiega: «Questa forma totalizzante di propaganda è un’arma di controllo potentissima. La popolazione si sente accerchiata e oppressa. Ha paura e così non mostra malcontento o opposizione».

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Un’informazione totalitaria. Uno dei principali tratti di differenziazione dell’Isis rispetto alle altre forze jihadiste conosciute negli anni è proprio il fatto che lo Stato Islamico non sia solamente una cellula militarizzata, ma un vero e proprio Stato, dotato dunque anche di una popolazione su cui opera un controllo costante. Lo dimostra il fatto che sebbene la sua propaganda viaggi ad altissime frequenze sul web, la gente che vive sotto il vessillo nero ha un accesso limitato a internet, per di più costantemente monitorato dai vertici dell’Isis, che si guarda bene dal permettere alla sua popolazione un accesso incontrollato alla rete. Winter spiega: «La maggior parte della gente non è allineata alla propaganda locale dell’Isis, ma il fatto di avere quella come unica forma d’informazione offre loro una visione distorta di ciò che accade mondo e influenza enormemente il loro pensiero e il loro processo decisionale, avvicinando quindi le persone alle posizioni estreme dei governanti. È una forma di politica tipicamente totalitaria».

Una forma di propaganda riuscitissima è stata la creazione, in diversi punti del territorio controllato, dei cosiddetti “media points”, ovvero luoghi che ricordano dei cinema all’aperto, punti di ritrovo pubblici e aperti a tutti in cui vengono proiettati costantemente filmati, immagini e video di propaganda. Qui la gente può anche scaricare gratuitamente materiale dell’Isis. Foto di questi luoghi arrivano sia dalla capitale, Raqqa, che da altri importanti centri del Califfato (Falluja, Ramadi, Mosul, Aleppo, Sirte). I media points, come spiega un recente rapporto dell’East Media Research Institute Medio (Memri), vengono usati dall’Isis soprattutto nelle aree più povere del suo territorio e delle città, dove la popolazione non ha accesso a Internet se non grazie a queste strutture del regime. Gli uomini del Califfo, attraverso questi mezzi di propaganda, puntano soprattutto a colpire la sensibilità dei bambini e dei ragazzini, come spiega Rachel Bryson, ricercatrice che studia la propaganda dell’Isis presso la Fondazione Quilliam: «Queste immagini di violenza non filtrata, trasmesse tutto il giorno e senza limitazioni, portano i più piccoli a credere che tutto questo sia normale. La vedono e la accettano, la rendono propria. I bambini sono educati alla violenza». Diverse testimonianze raccontano di come la violenza, però, non sia trasmessa solo in video: nell’antica città di Palmira, in Siria, gli jihadisti usano lo storico anfiteatro per compiere delle decapitazioni “in diretta”, davanti a tutta la popolazione locale, e poi abbandonano i corpi per le strade.

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L’utopia islamica e i bambini. Recentemente però la propaganda dell’Isis ha preso una nuova strada: meno violenza e più utopia islamica. Cartelloni pubblicitari e video, infatti, richiamano un mondo islamico ideale, dove ogni musulmano vede i propri desideri realizzati e ogni forma di oppressione da parte di altre religioni è battuta. E, naturalmente, questo mondo utopistico sarebbe realizzabile solo attraverso l’Isis, che pubblica foto e filmati di miliziani all’opera per riparare strade, linee elettriche, oppure mentre vendono generi alimentari in mercati ricolmi di ogni ricchezza. Accanto a tutto questo, gli uomini del Califfato girano di città in città, porta a porta, a consegnare opuscoli informativi sui successi (presunti) dello Stato Islamico: le battaglie vinte di recente, gli infedeli uccisi, le opere compiute. Tutto è riportato in poche righe, lette e consegnate alla popolazione. Anche la segnaletica stradale è stata cambiata dagli uomini in nero: ogni cartello di ingresso in una città, ad esempio, riporta anche una frase del Corano, un invito alla popolazione locale a seguire i dettami del Libro Sacro e la dicitura “Stato Islamico”.

Un’altra forma di propaganda che compie abitualmente l’Isis, soprattutto nelle aree più povere, è legato all’indottrinamento dei bambini: girano il territorio con dei grandi camion carichi di giocattoli o dispositivi virtuali che vengono poi donati ai più piccoli, ma solo nel caso in cui rispondano correttamente alle domande che vengono loro poste sul Califfato e la religione. Gli uomini in nero sono perfettamente consapevoli del fatto che è molto più semplice “conquistare” le menti dei più piccoli che delle persone adulte. Ed è per questo che l’Isis ci fa sempre più paura.

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