«Scrivere una cosa così è un gesto infame»

«Il problema è: metterci la faccia C’è bisogno di verità nella Chiesa»

«Il problema è: metterci la faccia C’è bisogno di verità nella Chiesa»
24 Giugno 2019 ore 04:30
Articolo tratto dal blog del Patronato San Vincenzo.

 

Non è facile rispondere a una domanda che riguarda la Chiesa, la nostra Chiesa: perché tanta gente non crede più o meglio non crede più a noi come Chiesa, preti, fedeli? Come mai una civiltà cristiana che ha resistito per secoli, si sta sfaldando sotto i nostri occhi con impressionante rapidità e senza che si possa (o si voglia) far nulla? Come mai la maggioranza dei giovani, passati al 90 per cento dalle nostre strutture e organizzazioni cristiane, non vuole più avere a che fare con noi? La domanda è in fondo sempre la stessa, anche se formulata in modi diversi: le risposte possono essere mille, tutte vere e interessanti, ma quante davvero convincenti? Proviamo con umiltà a dare anche noi una risposta: la chiameremo “risposta numero 1.001” perché ha l’intenzione di offrire solo un ulteriore piccolo contributo alla riflessione su un tema urgente e drammatico per il futuro della Chiesa.

 

[Don Davide Rota]

 

Prendiamo spunto dalla lettera che «un gruppo di preti anonimi, fedeli e non ribelli» – così si sono presentati – ha diffuso in diocesi e nella quale essi esprimono preoccupazione nei confronti della Chiesa di Bergamo e non approvano la condotta del Vescovo al punto di chiederne la rimozione. Non polemizziamo con le tematiche dello scritto, ma con il metodo: pubblicare una lettera anonima è sconveniente. Scriverla è infame. Se a scriverla e pubblicarla sono preti, la cosa è scandalosa perché se un prete crede a ciò che pensa e ne è convinto, ha il dovere: 1) di farlo sapere all’interessato. Non all’opinione pubblica. 2) Farlo sapere mettendoci la faccia. Non in forma anonima. 3) Farlo sapere pagando il prezzo della verità senza paura delle conseguenze. O tacendo (in fondo anche il silenzio è una modalità di denuncia e contestazione). È il minimo che ci si possa aspettare da uno che ha scelto di seguire il Maestro Gesù Cristo («Il vostro parlare sia sì quando è sì e no quando è no. Il di più viene dal maligno» – Mt 5,37- e «Se tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello…» – Mt 18,15-20-). Da uno che in S. Paolo e S. Giovanni Battista ha due straordinari esempi di parresia che è poi il coraggio di dire la verità anche davanti al potere…

In altre parole, anche il prete più obbediente e fedele ha il diritto di esprimere il suo pensiero, sostenerlo e difenderlo; il dovere di segnalare ciò che non va; la possibilità di contestare ciò che reputa sbagliato. Questo nella Chiesa è sempre avvenuto e se a volte ha turbato l’immagine di una comunità con…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 27 giugno. In versione digitale, qui.

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