Cronaca
«Così non si salvano le montagne»

Quelli che voglion salvare le Orobie dall'evento Save the Mountains

Quelli che voglion salvare le Orobie dall'evento Save the Mountains
Cronaca 09 Maggio 2019 ore 09:15

Mentre l’iniziativa Save the Mountains, proposta dai gruppi Cai e Ana di Bergamo, si prepara all’apertura ufficiale delle iscrizioni, un gruppo di escursionisti e alpinisti bergamaschi ha avviato una petizione per fermare l’evento. Il motivo del malcontento, che negli ultimi giorni è stato appoggiato da oltre 2.500 firmatari, è esposto nel comunicato presente sulla piattaforma Change.org. «La montagna va tutelata dal turismo di massa. Portare diecimila persone in un solo giorno sulle Orobie Bergamasche, per un'iniziativa che mira soltanto a stabilire un record da Guinness dei primati, avrà sicuramente un impatto ambientale molto forte su un ecosistema molto fragile come è quello alpino. In primis l’inquinamento ambientale prodotto dai mezzi a motore utilizzati per raggiungere la base dei sentieri. In secondo luogo l’inquinamento acustico prodotto dalle migliaia di persone che invaderanno un territorio di norma silenzioso e che disturberanno la fauna selvatica».

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La petizione “Boicotta l'iniziativa Save the Mountains e salva le Orobie dall’invasione” nasce da Riccardo Paravisi, ed è stata appoggiata da diversi nomi illustri dell’alpinismo bergamasco (e non solo). Tra questi, Maurizio Agazzi, ambasciatore delle Alpi Orobie, ma anche nomi di spicco del panorama internazionale, come Alessandro Gogna. «Anche se non sono un’alpinista, sono sempre stato appassionato di montagna, fin da bambino - commenta Paravisi, promotore dell’iniziativa -. Negli anni ho imparato che va rispettata, che è un luogo, per la maggior parte delle persone, di pace e silenzio. Per educare al suo rispetto e alla sua tutela bisognerebbe partire dalle scuole, iniziando a portare i bambini nei nostri rifugi, spiegando loro le bellezze del nostro territorio dalle basi. Non penso proprio che mille o diecimila persone sparse sulle nostre montagne in un unico evento possano creare consapevolezza o amore per le stesse. In questi ultimi tempi sempre più iniziative, e non solo a Bergamo, puntano a portare in quota manifestazioni di massa, coinvolgendo quante più persone possibili. Questo resta molto distante dalla mia visione di come dev’essere la frequentazione delle nostre valli, e fortunatamente non sono il solo a pensarla cosi. È chiaro che chi abita in montagna ha bisogno di vivere di questi territori, e per questo serve il turismo. Quest’ultimo però deve essere sostenibile per genti e territorio».

 

[Panorama dal Resegone]

 

La petizione è stata firmata e appoggiata anche da Maurizio Agazzi come detto, famoso alpinista bergamasco conosciuto come Ambasciatore delle Alpi Orobie. «Sono stati in tanti ad avermi contatto in questi ultimi giorni con messaggi privati, chiedendomi se si potesse fare qualcosa per fermare l’evento. La petizione è partita da una richiesta delle persone, gente normale che frequenta la montagna, arrivando poi a coinvolgere alpinisti internazionali. I numeri raggiunti in pochi giorni sono la conferma che non tutti sono d’accordo sull’iniziativa promossa da Cai e Ana di Bergamo. Penso che questa volta il Club Alpino abbia commesso un errore, dimenticando quali sono i veri obiettivi legati alla montagna. Alcune settimane fa, alla presentazione del progetto, i media locali erano usciti con grandi titoli che già parlavano di record sulle Orobie. Negli ultimi giorni la parola record è sparita. Chi ha mentito? I giornali oppure il Cai? Alle Orobie non interessa nessun record. Migliaia di persone concentrate in una sola giornata non porteranno a nessun beneficio e non saranno di nessun insegnamento, anzi. Ci troveremo con rifugi affollati (solo per un giorno) con un possibile collasso delle strutture stesse, che non possono e non sono attrezzate per ospitare migliaia di persone. Interventi e manifestazioni di questo tipo porteranno solo a una antropizzazione delle nostre valli. La cultura della montagna si promuove partendo dai paesi più piccoli e dalla riscoperta dei nostri luoghi. Sicuramente non la si ottiene portando il maggior numero di persone possibili, che diventa, in questo caso, una fonte di guadagno e visibilità solo per le associazioni che promuovono l’evento. Probabilmente non riusciremo a fermare la manifestazione, ma siamo almeno riusciti a far sentire la nostra voce e a spiegare le nostre ragioni».