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10 cose normali vietate in Cina

10 cose normali vietate in Cina
Cronaca 21 Marzo 2015 ore 12:35

Che la Cina non andasse d’amore e d’accordo con il concetto di tolleranza è cosa ormai nota. Ma un conto è averne un vago sentore, altra questione è trovar nero su bianco tutto quello che il governo di Pechino vieta al suo popolo. Prendendo spunto da un interessante articolo di Focus, abbiamo scelto di proporvi dieci impopolari divieti imposti in questo Stato.

 

1) Bitcoin

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Dal 2013 la Banca centrale cinese ha proibito al settore finanziario del Paese di utilizzare la moneta elettronica bitcoin e di realizzare attività in cui sia adoperata questa valuta virtuale. I privati, invece, fino a questo momento, sarebbero esclusi dal divieto.

 

2) Serie televisive

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Che il governo cinese attuasse numerose restrizioni sul fronte web è cosa ormai stranota. Ma è difficile immaginare che potesse vietare la visione di alcuni telefilm occidentali. E invece è così. La ragione? «Mettono in discussione la Costituzione cinese e in pericolo la sovranità nazionale, provocando problemi nella società». Per la cronaca, le pellicole incriminate sono: The Big Bang Theory, The Good Wife, NCIS e The Practice.

 

3) Facebook

A smartphone user shows the Facebook application on his phone in Zenica, in this photo illustration

La geniale creazione di Zuckerberg è stata bollata come potenzialmente sovversiva, per questa ragione, dal 2009, i server cinesi impediscono l’accesso a questo social. Stessa sorte è toccata anche a Twitter e Youtube.

 

4) Gioco d’azzardo

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Il gioco d'azzardo è illegale in Cina dal 1949, anche se esistono due lotterie di stato e un casinò a Macao. Ma a quanto pare queste concessioni non sembrano divertire il popolo cinese, visto che ogni anno il governo di Pechino sbatte in carcere migliaia di giocatori beccati a scommettere su numerosi siti online.

 

5)Siti d’incontro

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Il divieto di frequentare siti d’incontro è diretto unicamente ai militari, mentre la popolazione può tranquillamente far uso di questi strumenti. Sempre per evitare che ai soldati scappi di raccontare qualche informazione ritenuta top-secret è vietato loro anche aprire blog, accedere agli internet point e usare i forum.

 

6) Piazza Tienammen

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Censura totale anche nei confronti di quello che è accaduto a Piazza Tienamen. Era la notte fra il 3 e il 4 giugno 1989, quando i militari dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese repressero nel sangue la famosa protesta attuata da lavoratori e studenti. Secondo la Croce Rossa ci furono 2600 persone uccise e ben 30mila feriti.

 

7) Gelsomino

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Questo fiore intimorisce il governo di Pechino perché lo etichetta a simbolo che potrebbe far sorgere agitazioni e conflitti. Il gelsomino, infatti, era stato utilizzato nel 2011 dal popolo tunisino sceso in piazza per protestare contro il presidente Ben Ali. Per questa ragione, lo stato cinese, non solo ne ha vietato la vendita, ma ha fatto in modo che la parola venisse bloccata nei messaggi e nelle chat, oltre che nei testi delle canzoni.

 

8) Vip e celebrità

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Più che un divieto, sembra più un torto a tutti gli appassionati cinefili. Infatti Harrison Ford e Richard Gere non possono più metter piede in terra cinese da quando hanno espresso il loro sostegno nei confronti dell’indipendenza tibetana.  Anche Martin Scorsese non è il benvenuto, per via del suo film del 1997, Kundun, che racconta la vita e l'esilio del Dalai Lama.

 

9) Film stranieri

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Quasi non ci si crede. Ma il governo cinese non permette che siano trasmessi nei cinema più di 34 film stranieri ogni anno (prima del 2012 erano solamente 20!). Per quanto riguarda la quota stabilita dalle autorità cinesi, molte indiscrezioni rivelano che presto i titoli potrebbero aumentare, viste anche le numerose pressioni degli Studios americani.

 

10) Alice nel Paese delle Meraviglie

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Ve l’avevamo già rivelato qualche giorno fa in un articolo dove raccontavamo di alcuni libri che ancor oggi vivono il triste calvario della censura. Il celebre best seller di Lewis Carrol sarebbe stato bandito da biblioteche e librerie cinesi perché «gli animali non possono usare linguaggio umano. E sarebbe disastroso mettere animali e persone sullo stesso livello».

 

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