Cronaca
Nostalgia e già visto

2015, ovvero il grande ritorno dei fantastici anni Novanta

2015, ovvero il grande ritorno dei fantastici anni Novanta
Cronaca 28 Luglio 2015 ore 12:10

Se nel 1999 un uomo avesse deciso di farsi ibernare per poi tornare alla luce solo 15 anni dopo, è molto probabile che, una volta scongelato, avrebbe pensato che qualcosa nell’esperimento doveva essere andato storto, giacché il processo sembrava essere durato solo qualche minuto: Jurassic Park e Terminator nei cinema, Clinton vs Bush alla Casa Bianca, il Winner Taco nei frigoriferi dei bar. E invece, ci troveremmo costretti a dire all’ipotetica cavia che sì, siamo davvero nel 2015, un’annata che sta rappresentando il culmine di un processo in atto già da diversi mesi: la riattualizzazione degli anni Novanta. D’altra parte, basta guardarsi un momento attorno per accorgersi che una strana nostalgia dell’ultimo decennio del Ventesimo secolo sembra essersi impadronita del cinema, della televisione, del marketing e sì, persino della politica.

Al cinema e in tv: quanti remake (e quanti flop)! Cominciamo dal grande e piccolo schermo, dove è in atto un tentativo, a tratti, bisogna dirlo, un po’ patetico, di riportare in auge figure e personaggi che negli anni Novanta spopolarono, ottenendo un successo sempiterno, e il cui fulgore rischia di essere opacizzato da questi moderni tentativi di rifacimento.

 

  

 

Cominciamo da Terminator, il film di mutanti e uomini un po’ di carne e un po’ di ferro che lanciò nel firmamento delle indiscutibili celebrità quell’Arnold Schwarzenegger che ad allora era noto solo agli assidui frequentatori di palestre e ai maniaci dei muscoli che scoppiano. Dopo l’uscita del primo film nel 1984, nel ’91 arriva quello di maggior successo, il secondo capitolo della saga (quello di un meccanico e asciutto «Hasta la vista, baby», che sarebbe però rimasto nell’almanacco delle più famose citazioni cinematografiche). L’apice della fama di Terminator sembra aver toccato il culmine, conviene fermarsi qui. E invece, dopo un paio di tentativi poco fortunati nei primi dieci anni del Duemila, esce nel 2015 un nuovo capitolo, dove un vecchio (e, diciamocelo, un po’ ridicolo) Arnold tenta nuovamente di dar lustro ai propri muscoli, ormai in decisa fase cadente, e ai contorni di un personaggio e di un film che fecero impressione quando rappresentarono una novità assoluta in termini di effetti speciali, ma la cui trama piuttosto debole non può pretendere di portare di nuovo al successo questa pellicola, in un mondo cinematografico dove si vede, da un punto di vista degli effetti, robe oltre l’immaginabile.

E che dire della notizia fresca fresca secondo la quale nel giro di un anno arriverà un inatteso (e non particolarmente richiesto) sequel di Space Jam, la divertente e fortunatissima (a chi scrive non è mai importato nulla di basket, ma dopo aver visto questo film comprò persino l’album di figurine dell’Nba) unione di cartoni animati (Bugs Bunny e soci) e fenomeni dello sport (su tutti il leggendario Michael Jordan). Nel 1996 fu un colpo di genio, poiché sistemare nello stesso film il personaggio dei cartoon più famoso del mondo assieme al cestista più forte di sempre, in termini mediatici e di effetti speciali, era davvero una gran cosa. Ma oggi? LeBron James, che dovrebbe sostituire MJ come protagonista, è bravo e celebre, ma nemmeno lontanamente come l’illustre predecessore, e Bugs Bunny non ha certo l’impatto che aveva nei bambini anni Novanta. Insomma, tira una forte aria di flop.

Discorso assolutamente analogo per il nuovo episodio di Star Wars in uscita questo autunno, dove Harrison Ford, alias Han Solo, si troverà di nuovo a pilotare astronavi spaziali con però i capelli bianchi e una brillantezza che non è senz’altro più quella degli anni d’oro (che poi, come caspita la faranno andare avanti una storia che pareva già bella che chiusa?), e per la riproposizione del Karaoke, il programma televisivo che negli anni Novanta fece la fortuna di un allora sconosciuto Fiorello, e che oggi, rilanciato con la conduzione di Angelo Pintus, non è arrivato nemmeno al 3 percento di share.

 

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Il ritorno del Winner Taco: un’emozione di un giorno. Qualche mese fa, la celebre azienda dolciaria Algida diede la grande notizia: il Winner Taco, il celeberrimo gelato a mezzaluna che spopolava negli anni Novanta, verrà rimesso in commercio. Grande fermento, specie in coloro che all’epoca erano bambini e che ancora si ricordano cosa significhi addentare una crosta di cioccolato piena di panna e caramello. Il WT finalmente è nuovamente a disposizione di tutti, e nella prima settimana va letteralmente a ruba. Giusto il tempo di ridare a ciascuno l’emozione di riprovarlo almeno una volta, perché un secondo acquisto già non arriva più: il ritorno del Winner Taco si rivela un flop commerciale incredibile, tanto che oggi è abbastanza difficile da trovare nei bar, poiché persino gli esercenti hanno smesso di ordinarlo.

 

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La politica che non emoziona più: Clinton vs Bush. E infine la cosa pubblica: negli Stati Uniti, come noto, a darsi battaglia saranno la moglie del due volta inquilino della Casa Bianca Bill Clinton, e l’ultimo membro di una dinastia, quella dei Bush, che avverte come più familiare lo studio ovale che il proprio salotto di casa. Con la mente sembra di essere catapultati nuovamente a fine millennio, quando Bill e George W. si scontravano con ferocia per arrivare alla poltrona più alta di Washington. Oggi, invece, sembrano lontani i tempi in cui l’America si infiammava per la possibilità di avere, per la prima volta, un Presidente di colore, o per la commovente storia della moglie di Mitt Romney, malata di sclerosi multipla e di tumore al seno ma al fianco del marito in varie fasi della campagna elettorale. Oggi, per le Presidenziali del 2016, si procede a passi trascinati fra inchieste su e-mail, finanziamenti delle lobby e poteri famigliari: l’annunciata sfida Clinton-Bush non accende la fantasia del popolo americano, ma la annoia e la allontana, fomentata piuttosto dalle velleità presidenziali di Donald Trump e Dan Bilzerian. Il che dice davvero tutto. Per tutti questi motivi, fra l’altro, occhio a Bernie Sanders per i dem e a Marco Rubio per il Gop: chissà che non arrivino sorprese dalle primarie di quest’autunno.

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