Una rivoluzione culturale?

Università, la rivincita di Agrariai giovani scelgono i campi

Università, la rivincita di Agrariai giovani scelgono i campi
14 Agosto 2014 ore 15:32

Quali sono i corsi universitari che registrano il maggior numero di immatricolazioni? A rivelarlo è un’indagine del centro Studi Datagiovani basata sui dati delle immatricolazioni forniti dal Cun (Consiglio universitario nazionale). I numeri sono relativi all’anno accademico 2013-2014 e sono stati messi a confronto con quelli del 2007-2008, in epoca pre-crisi economica. A livello percentuale, al primo posto tra le facoltà che attirano di più nuovi studenti c’è Agraria (+72,2%), seguita da Lingue (+20,5%), Ingegneria Industriale (+20,2%), Ingegneria dell’informazione (+13%) e Chimica (+8%). Perdono, invece, appeal corsi di laurea più tradizionali come Economia (-21%), Giurisprudenza (-22,7%), Farmacia (-33,3%) e Architettura (-43,1%).

Agraria al primo posto: due motivi. Al primo posto, appunto, Agraria. Del resto, questa laurea offre numerose e variegate opportunità lavorative. La crescita di occasione d’impiego nel settore agricolo è legata al nuovo sviluppo, all’interno del settore, di mestieri “reinventati”, dove il 40 percento delle imprese è composto da giovani che operano in attività multifunzionali: dall’agriturismo alle fattorie didattiche fino agli agriasilo, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla produzione di formaggio, vino e birra, olio, pane, e – novità – agrigelati e agricosmetici.

Un’altra caratteristica peculiare di Agraria è che, durante gli studi, gli universitari affiancano alla teoria tante attività pratiche, che permettono di osservare o affinare tecniche, abilità e competenze, affiancando persone e aziende del settore. È proprio questo, in fondo, il plusvalore di un percorso di studi che forma e specializza, riuscendo a valorizzare teoria e pratica insieme.

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Il laureato in Agraria trova lavoro subito ed è competitivo.  I laureati triennali dei corsi di laurea di Agraria appaiono competitivi sul mercato se comparati con i colleghi di altri percorsi formativi. Il 51,1% dei neolaureati in agraria trova lavoro entro un anno dalla laurea e, di questi, il 15,4% risulta pure iscritto alla laurea specialistica. Il guadagno mensile netto di un neolaureato in Agraria si attesta sui 1.035 euro, superiore alla media dei neolaureati (969 euro mensili).Per quanto concerne i tempi d’ingresso nel mondo del lavoro, i neolaureati in Agraria impiegano mediamente 5,6 mesi e dopo 5 anni dal titolo acquisiscono una posizione di lavoro stabile oltre i due terzi degli occupati.

I laureati italiani scelgono di lavorare nei campi. E fanno bene. Giovani, intraprendenti e preparati: le nuove leve dell’agricoltura italiana hanno un tasso di scolarizzazione molto più alto della media del comparto. Nel 30% dei casi hanno una laurea in tasca. E non si tratta solo della facoltà di Agraria. Se gli agronomi rappresentano il 43% dei giovani ‘dottori’ del settore, infatti, il restante 57% è costituito dai titoli più disparati: ingegneri (21%), economisti (18%), psicologi (7%), veterinari (9%), laureati in Giurisprudenza (3%) o in Lettere (14%).

A dimostrazione del fatto che, in un momento di crisi come questo, i giovani credono ancora nell’agricoltura come sbocco professionale. E fanno bene – spiega l’Agia (Associazione giovani imprenditori agricoli) – perché l’agricoltura si sta dimostrando vitale e ‘anticiclica’ dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del cambio generazionale nei campi non sono ancora altissimi, con gli under 40 che rappresentano solo il 9,9% del comparto e gli under 30 che si fermano al 2,1%. È solo una questione di tempo.

Dunque, una rivoluzione culturale in atto, confermata anche dai risultati di un sondaggio Coldiretti, secondo il quale il 38% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o fare l’impiegato in banca (26%).

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Tutti i corsi di laurea in Agraria. Tra i corsi di laurea Triennali, si possono trovare Agrotecnologie per l’ambiente e il territorio; Biotecnologia Biotecnologie vegetali, alimentari e agro ambientali; Produzione e protezione delle piante e dei sistemi del verde; Scienze e tecnologie agrarie; Scienze e tecnologie alimentari; Scienze e tecnologie della ristorazione; Valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano; Viticoltura ed enologia. Per quanto riguarda i corsi magistrali, si può scegliere di proseguire gli studi tra: Alimentazione e nutrizione umana; Biotecnologie vegetali, alimentari e agro ambientali; Scienze agrarie; Scienze agro ambientali; Scienze della produzione e protezione delle piante; Scienze e tecnologie alimentari; Environmental and Food Economics; Scienze viticole ed enologiche; Progettazione delle aree verdi e del paesaggio.

Boom anche alle superiori. Il trend positivo della campagna è confermato anche dagli istituti superiori con un boom del 29% delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13% negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare e agroindustria. I dati sono stati forniti da un’analisi della Coldiretti. A Bergamo, l’anno che ha registrato un vero e proprio balzo nelle iscrizioni alle superiori a indirizzo agricolo e agroalimentare è stato il 2013, con un più 29 percento. Numeri che si sono confermati o sono addirittura in leggero aumento anche per il prossimo anno sia per gli istituti tecnici che per quelli professionali.

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