La conferenza di fine anno della Sacbo

5 cose sul futuro dell’aeroporto Tipo: la passerella con Oriocenter?

5 cose sul futuro dell’aeroporto Tipo: la passerella con Oriocenter?
20 Dicembre 2017 ore 07:30

Il clima è quello cordiale di sempre. Sullo sfondo, una piramide di panettoni e un tavolo pronto al brindisi; in primo piano, invece, il presidente Sacbo Roberto Bruni e il direttore generale Emilio Bellingardi pronti a esporre numeri e progetti dell’aeroporto che è stato e, soprattutto, che verrà. Perché se c’è una cosa che è assodata è che lo scalo di Orio al Serio è ormai la principale azienda della Bergamasca. E non stupisce, dunque, vedere diversi giornalisti presenti all’abituale conferenza di fine anno. Tante le cose che sono state dette, ma alcune meritano un’attenzione particolare.

 

 

2018, obiettivo 13 milioni di passeggeri. In termini meramente numerici, sia Bruni che Bellingardi si dicono soddisfatti dell’anno che si avvia a chiudersi e che porterà in dote allo scalo orobico un nuovo record di passeggeri transitati: dodici milioni, cifra che verrà “sfondata” proprio nelle prossime due settimane in cui migliaia di persone prenderanno l’aereo per le festività natalizie. «La crescita c’è stata ed è stata in linea con le previsioni – commenta il neo presidente Sacbo, nominato dagli azionisti meno di un anno fa -. Anche i problemi di Ryanair tra fine estate e inizio autunno ci hanno interessati relativamente». Bellingardi, invece, guarda al futuro: «Ogni volta mi chiedete una previsione sul numero di passeggeri dell’anno che verrà e io, tendenzialmente, preferisco volare basso. Oggi invece oso: sono convinto che andremo di poco sopra i tredici milioni. Poi, negli anni successivi, è probabile che ci sarà un leggero e fisiologico calo, ma per il 2018 penso che quella sia una previsione coerente con i dati a disposizione». Un’ulteriore crescita dunque, veicolata ovviamente dal lavoro delle compagnie aeree: «Si parla spesso e giustamente di Ryanair – continua il direttore generale -, ma vorrei sottolineare anche l’importante crescita di altri vettori, come WizzAir, che sta premendo l’acceleratore e sono convinto che l’anno prossimo migliorerà ulteriormente i propri numeri e aggiungerà diverse nuove rotte».

La passerella con Oriocenter? «Mai». Di pari passo con la crescita dei passeggeri va anche la crescita degli introiti derivanti dalle attività commerciali interne all’aeroporto, che ormai «rappresentano una buona fetta dei nostri ricavi» ammette Bellingardi. Ed è per questo che, a precisa domanda sulla possibile realizzazione di una passerella che colleghi l’aeroporto con Oriocenter, il direttore generale è perentorio nella risposta: «No, non la faremo mai. Perché dovrei favorire le attività del centro commerciale quando qui ne abbiamo tante altre?». Ci ha pensato poi Bruni ad ammorbidire la posizione: «Io ho un ottimo rapporto con Antonio Percassi e so bene che quando ha presentato l’ampliamento di Oriocenter ha rilanciato l’idea della passerella, ma al momento non ci è giunta nessuna proposta. Quando e se dovesse arrivare, assicuro che la valuteremo». A questo punto, anche Bellingardi torna sul punto: «Preciso che io non ho nulla contro Percassi, anzi, lo ritengo un genio del suo campo e un orgoglio del nostro territorio. Ma, per come si è evoluto il mercato quella passerella non servirebbe a granché… Le attività commerciali sono diventate un elemento fondamentale nei bilanci degli scali. L’altro giorno sono venuto a sapere quanto ha fatto lo store di Louis Vuitton all’aeroporto di Singapore e sono rimasto a bocca aperta. Mi accontenterei di un mese dei loro ricavi per essere soddisfatto (ride, ndr). Scherzi a parte, oggi la prima preoccupazione della gente quando arriva in aeroporto è fare i controlli di sicurezza ed entrare nell’area gate. La maggior parte delle attività s’è spostata lì. E i tempi di attesa per i passeggeri si sono notevolmente ridotti. Sono tutti elementi che vanno in controtendenza rispetto all’idea della passerella con Oriocenter».

Alleanze, ma non a tutti i costi. Altro tema caldo, ormai da almeno un anno a questa parte, è quello delle possibili alleanze. A ovest o a est? «Le strade sono quelle e sono entrambe aperte – ammette Bruni -. Con Milano i rapporti sono sempre gli stessi, continuiamo a dialogare cordialmente. Per Montichiari, invece, ho avuto due contatti da quando sono entrato in carica: il primo questa estate, dopo che i rapporti si erano duramente interrotti qualche tempo fa; il secondo a Milano. Li definirei colloqui esplorativi e nulla più». Un messaggio abbastanza chiaro: al momento, Bergamo non ha fretta di stringere accordi con nessuno. Ed è lo stesso Bruni a dirlo con maggior chiarezza poco dopo: «Che stiamo bene anche da soli mi pare evidente». Anche perché, come dichiara Bellingardi, «quanto indicato nel Piano di sviluppo aeroportuale da qui al 2030 in fase di approvazione non sono limiti, ma obiettivi minimi. È importante sottolinearlo». Ciò significa che Orio può ancora crescere? «Sì, anche se ci sono delle valutazioni che è evidente vadano fatte – precisa Bruni -. I margini di crescita ci sono, ma Montichiari può essere valutata come valvola di sfogo per evitare di sovraccaricare eccessivamente Orio». Insomma, quella delle alleanze è una partita a scacchi ancora tutta da giocare. E chi pensava che Bruni, ovvero un soggetto voluto dagli azionisti “politici” di Sacbo, fosse stato scelto per accelerare proprio sul tema alleanze si deve ora ricredere.

 

 

I rapporti di vicinato con i Comuni. Oltre al “caso Ryanair”, il presidente Bruni se l’è dovuta vedere anche con il pasticcio delle nuove rotte, consigliate dal Comune di Bergamo, approvate per una prova di sei mesi e rivelatesi inadatte e, soprattutto, peggiorative rispetto alle precedenti per i Comuni dell’hinterland. «Il tema della sperimentazione delle nuove rotte, in capo ad Enac ed Enav, ha creato tensioni con diverse realtà del nostro territorio – ammette il numero uno di Sacbo -.Quello che posso dire è che abbiamo lavorato sodo, aprendo il dialogo con tutti i sindaci e con i rappresentanti dei comitati dei cittadini. La mia porta è sempre aperta e voglio che questo dialogo continui. Intanto, però, vorrei sottolineare come siano già ben avviate la Valutazione ambientale strategica, che accompagna il piano di zonizzazione acustica, e la Valutazione di impatto ambientale, che affianca la procedura di approvazione del Piano di sviluppo aeroportuale. Mi pare evidente, quindi, che l’impegno da parte nostra c’è. Anche perché vi ricordo che Orio è l’unico aeroporto d’Italia che sta realizzando opere di mitigazione ambientale». Anche Bellingardi ha voluto toccare il tema ambientale e dei “rapporti di vicinato” dello scalo: «Tutti sanno e soprattutto vedono i benefici che l’aeroporto ha portato in Bergamasca. Purtroppo è innegabile che ci siano anche dei disagi, che sfortunatamente riguardano soltanto un’area ristretta di territorio confinante con l’infrastruttura. Per questo vorrei ringraziare chi vive nei dintorni dello scalo e voglio anche confermare il nostro impegno per ridurre di quanto più possibile l’impatto della nostra attività su di loro».

La vera, grande sfida del 2018. L’ultimo punto di interesse toccato nella conferenza riguarda un tema forse un po’ tecnico, ma certo molto interessante, ovvero lo sviluppo dei cosiddetti “transiti” Ryanair, attivati a partire dal luglio scorso. Un esperimento della compagnia low cost irlandese che ha scelto Orio per tentare questa nuova strada e che punta a rendere lo scalo bergamasco uno dei principali crocevia europei. In sostanza, a un passeggero che desideri viaggiare tra città non collegate tra loro da un volo diretto ma comunque presenti tra le destinazioni Ryanair, la compagnia fornisce l’opportunità di effettuare la tratta facendo scalo a Orio. I passeggeri possono quindi scendere dal primo volo e risalire sul secondo senza dover rifare il check-in o sottoporsi a nuovi controlli di sicurezza e con i bagagli che vengono imbarcati alla partenza e recuperati all’arrivo. Un progetto ambizioso di cui, però, si è parlato poco. E che Bellingardi ha analizzato: «Non nascondo che sul tema transiti ho un po’… paura (ride, ndr). Questo progetto rappresenta una scuola importante, per noi e per Ryanair. Per Ryanair perché è uno dei pochi settori rimasti in cui può e deve ancora crescere e assumersi delle responsabilità; per noi, invece, perché ci costringe a cambiare mentalità e ad affrontare una sfida difficilissima. Per ora i tempi di attesa tra un volo e l’altro sono ancora abbastanza ampi e quindi abbiamo respiro, ma l’obiettivo, chiaramente, è ridurre al minimo questo intervallo e accelerare tutte le procedure. Del resto un hub è appetibile se il tempo di transito offerto al passeggero è ridotto al minimo. Ma dietro questo transito veloce si nasconde una fatica enorme: dai controlli di sicurezza al passaggio bagagli. C’è un lavoro di squadra tra la compagnia e gli handler (coloro che offrono il servizio a terra, ndr) che va affinato nel tempo. Quindi è un progetto veramente complicato. Di cui andiamo orgogliosi, perché siamo stati scelti per primi in Europa da Ryanair, ma complicato. Però sono certo che sia questa la vera, grande sfida che noi di Sacbo dovremo affrontare nel 2018: migliorare sui transiti».

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