Il punto della Regione

A Bergamo 4645 positivi, 340 casi in più. Ma adesso a preoccupare molto è Milano

A Bergamo 4645 positivi, 340 casi in più. Ma adesso a preoccupare molto è Milano
19 Marzo 2020 ore 17:19

«Il fenomeno è ancora in crescita. Dobbiamo restare in casa». I numeri forniti dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera sono impietosi, come purtroppo accade da ormai troppo tempo. In provincia di Bergamo, a oggi (giovedì 19 marzo), sono 4645 le persone positive al Covid-19, salite rispetto a ieri di 340 unità. Un dato che è in linea con quello dei giorni precedenti, anche se si registra un leggero aumento.

A livello regionale invece sono 19884 i soggetti positivi (2171 in più rispetto a ieri, un numero molto più alto rispetto all’aumento del giorno prima con 1493 soggetti in più). I pazienti ricoverati sono 7387 (182 in più, il giorno prima erano stati 332), mentre quelli ricoverati in terapia intensiva sono 1006 (82 in più, rispetto ai 45 del giorno precedente). In costante aumento, purtroppo, le vittime salite a 2168 (209 i decessi nelle ultime 24 ore). Ulteriori 425 tamponi sono ancora in corso di verifica. A preoccupare è la crescita dei casi riscontrati a Milano: 3278 casi complessivi (634 in più rispetto a ieri), di cui 1378 a Milano città (287 in più).

«Si tratta di dati altalenanti, che un giorno ci danno fiducia e quello dopo ce la tolgono – ha proseguito Gallera -. Ci stiamo avvicinando pericolosamente al punto in cui non potremo più trovare posti letto nelle rianimazioni (a oggi la Regione ne ha ricavati circa 1250, ndr). C’è ancora troppa gente in giro per le strade. Le misure anti-contagio possono creare disagio, ma sono necessarie. Ci confronteremo con Governo nei prossimi giorni e chiederemo misure più stringenti: tra queste la chiusura di alcune attività economiche e la limitazione ai trasporti, come ci è stato suggerito dagli scienziati cinesi».

Come confermato dal vicepresidente regionale Fabrizio Sala, «i dati raccolti grazie alle celle telefoniche mostrano che ancora ieri circa il 42 per cento dei cittadini era in giro. Certamente incidono molto le attività economiche, ma a nostro avviso c’è ancora un movimento troppo alto per rallentare la malattia. Domani analizzeremo le fasce orarie così da avere informazioni ancora più precise».

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