La difesa: «Solo un burbero»

A processo guardia medica bergamasca che si rifiutava di curare pazienti e rilasciare ricette

I fatti risalgono al 2017. Il medico, 54 anni, era già stato condannato per episodi simili quando si trovava in servizio ad Albino

A processo guardia medica bergamasca che si rifiutava di curare pazienti e rilasciare ricette
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Se il problema fosse solamente la maleducazione, va be'. Ma in questo caso K. G., guardia medica di 54 anni, è anche accusato di essersi rifiutato di intervenire in casi di richieste di aiuto e di non aver concesso ricette e certificati a chi glieli chiedeva mentre era in servizio a Treviglio.

Guardia medica a processo

I colleghi di PrimaTreviglio raccontano che giovedì 4 febbraio in aula sono stati ascoltati i racconti di quattro pazienti che lamentavano, appunto, questi fatti. Il 54enne, già condannato per episodi simili quando era di guardia ad Albino, ora dovrà rispondere dell’accusa di rifiuto di atti d’ufficio e verrà ascoltato nella prossima udienza prevista per il 6 maggio.

Non curava i pazienti

Dai racconti dei pazienti, difesi dall’avvocato dell’Ats Bergamo (che si è costituita parte civile) Maria Cristina Cattapan, emerge l’immagine di un medico scontroso e poco incline a eseguire quello che sarebbe stato semplicemente il suo dovere. Lo testimonia una 61enne che nell’ottobre 2017 aveva chiesto l’intervento della guardia medica per la suocera che si era sentita male e abitava nel centro storico di Treviglio. Alla richiesta, secondo anche quanto riportato dalle registrazioni telefoniche, il medico avrebbe ironizzato: «Come ci arrivo, in elicottero?».

A quel punto aveva suggerito di chiamare il 118, ma la donna aveva subito messo la situazione in chiaro: avrebbe chiamato l’ambulanza spiegando però che la guardia medica di turno si era rifiutata di visitare l’anziana sofferente. Così l'uomo aveva preso la sua borsa e aveva raggiunto l’abitazione della donna, visitandola, ma senza rilasciare alcun certificato. L'anziana alla fine era dovuta ricorrere ugualmente alle cure del Pronto soccorso.

«Solo un carattere burbero»

E ancora: certificati di malattia che inspiegabilmente venivano concessi solo la mattina, oppure, come accaduto a una 40enne di Mozzanica, il rifiuto della visita in studio. Le aveva consegnato una ricetta chiudendo in fretta la questione perché l’orario segnava le 19.30.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Diego Soddu, punta tutto sul carattere burbero del medico che però, nonostante tutto, alla fine avrebbe acconsentito alle richieste dei pazienti che, anche quando respinti, erano riusciti a soddisfare le loro richieste rivolgendosi però – e qui sta il problema – a un altro medico oppure al Pronto soccorso.

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