Cronaca
l'allarme

Abuso di alcol, droga, autolesionismo, disturbi alimentari: il malessere dei giovani bergamaschi

La denuncia di Coppola, presidente dell’Associazione Genitori Antidroga: «I ragazzi stanno esprimendo così il loro malessere»

Abuso di alcol, droga, autolesionismo, disturbi alimentari: il malessere dei giovani bergamaschi
Cronaca 14 Febbraio 2022 ore 16:37

Abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, episodi di autolesionismo, aumento delle segnalazioni di disturbi alimentari. Sono alcune delle “valvole di sfogo” attraverso cui i giovani, anche bergamaschi, cercano di esprimere il proprio disagio, aggravatosi negli ultimi due anni in seguito allo scoppio della pandemia.

A lanciare l’allarme sullo stato di salute dei ragazzi è Enrico Coppola, presidente dell’Associazione Genitori Antidroga, sottolineando come questi stiano male e lo stiano manifestando «abusando del loro corpo. Questo disagio giovanile c’era già prima e non è stato causato dal Covid. Non pensiamo quindi che, con la fine delle restrizioni, tutto sparirà».

Tra gli adolescenti si assisterebbe sempre più spesso a comportamenti psicopatologici associati all’uso di alcol e droga. Comportamenti cui non sarebbero esenti i minori, che negli ultimi mesi sono stati presi in carico dall’Aga con i propri servizi ambulatoriali e residenziali di Treviglio e Pontirolo Nuovo. Tra loro c’è anche chi è ricorso all’autolesionismo, procurandosi tagli superficiali sul corpo per provare dolore, chi ha sviluppato disturbi alimentari e chi è stato coinvolto in situazioni che l’hanno portato a vivere la propria sessualità in modo distorto.

Per questi ragazzi l’Aga ha predisposto progetti di cura sempre più specialistici, con un impegno costante di una equipe multidisciplinare composta da venticinque professionisti. «Il minino comune denominatore di queste psicopatologie, che in alcuni casi sfociano anche in problemi psichiatrici - spiega Coppola - è un uso strumentale del proprio corpo, a cui i giovani stanno facendo ricorso sempre più spesso per sfogare il proprio malessere e la propria aggressività. Purtroppo succede che droga e alcol vengano utilizzate come automedicazione, finendo però per aggravare ulteriormente lo stato di disagio psicofisico già compromesso da altri comportamenti patologici».

L’Aga però evidenzia come queste psicopatologie siano la conseguenza di un disagio giovanile già molto forte prima dello scoppio del Covid, imputabile a una società basata sul consumismo i cui valori proposti non coincidono con i reali bisogni di crescita e di benessere dei ragazzi. Per l’associazione servono quindi interventi educativi che sappiano fare rete per intercettare il disagio giovanile precocemente. Ed è importante che i Comuni si facciano promotori dello sviluppo e del coordinamento di reti che facilitino percorsi aggregativi e sociali, con attenzione alle famiglie con adolescenti.

A tal proposito l’Aga, verso la fine del 2019, aveva iniziato a promuovere sul territorio di Brembate, Spirano, Pognano, Lurano, Castel Rozzone e Arcene un progetto sperimentale di prevenzione denominato “Progetto scudo”. Un’iniziativa rivolta ai ragazzi delle scuole medie e delle superiori per l’avvio di un percorso educativo di contrasto ad ogni forma di dipendenza, che mette al centro la famiglia e coinvolge di tutte le principali realtà educative del territorio: scuole, oratori e associazioni sportive. «Poiché questo progetto aveva tra gli obbiettivi principali la socializzazione – conclude Enrico Coppola - a causa del Covid ci siamo visti costretti a interromperlo. Nel momento in cui ci saranno le condizioni sanitarie favorevoli siamo pronti a riprenderlo. Ne va della salute dei nostri giovani».

Il problema del disagio giovanile è anche al centro della nuova legge regionale per il contrasto delle dipendenze che, a causa dell’emergenza sanitaria, sta solo ora muovendo i primi concreti passi. È appena stato costituito il “Comitato di indirizzo e coordinamento in area dipendenze”, presieduto dal presidente della Regione Attilio Fontana, e il tavolo di coordinamento tecnico composto da tredici “esperti”: cinque rappresentanti del privato sociale, cinque delle Asst, uno di Ats e due di Regione Lombardia.

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