Cronaca
Due milioni di persone senza acqua né luce

Aleppo è la nuova Stalingrado Chi combatte la "battaglia finale"

Aleppo è la nuova Stalingrado Chi combatte la "battaglia finale"
Cronaca 10 Agosto 2016 ore 13:01

Aleppo potrebbe essere il luogo dove si decide il destino della guerra siriana. Una guerra che secondo i dati Ondus, l’ong vicina ai ribelli, ha provocato finora 290mila morti. Per entrambi gli schieramenti Aleppo rappresenta la chiave per vincere l’intera guerra. In corso dal 31 luglio c’è quella battaglia definita finale, con i ribelli che hanno spezzato l’assedio governativo che durava da settimane e con Assad che in tutta risposta ha lanciato una pesantissima offensiva, bombardando in una settimana sei ospedali tra cui una clinica pediatrica, campi di accoglienza per sfollati, depositi alimentari dell’Onu. Per sconfiggere i ribelli l’esercito regolare ha fatto uso di artiglieria pesante, jet da combattimento e razzi, mentre L'Esercito della Conquista, una delle alleanze ribelli che include anche i jihadisti dell’ex Fronte al Nusra, ha annunciato che l’obiettivo è quello di riprendersi l’intera città e per questo ha previsto il raddoppiamento del numero dei combattenti. Ma oltre ai bombardamenti la situazione è resa ancora più dura dai cecchini che per strada seminano il terrore.

>>>ANSA/ APPELLO ONU PER TREGUA A ALEPPO, 2 MILIONI SENZA ACQUA E LUCE
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>>>ANSA/ APPELLO ONU PER TREGUA A ALEPPO, 2 MILIONI SENZA ACQUA E LUCE
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Chi sta combattendo. La battaglia di Aleppo viene anche vista come la nuova Stalingrado, la battaglia che decise le sorti della Seconda Guerra Mondiale. Sul campo a dare man forte all’esercito di Assad, stando a quanto riferisce l’agenzia iraniana Fars, sarebbero arrivati i reparti scelti di Hezbollah. L’esercito regolare siriano, infatti, dopo anni di guerra è ridotto allo stremo, con perdite assai ingenti, e per poter continuare a combattere ha bisogno della leva obbligatoria dei dipendenti pubblici e dei detenuti beneficiari di amnistia. Ancora una volta, è Mosca a tenere le redini, appoggiando Assad dal cielo con l’aviazione e rendendo possibile l’avanzata lealista supportata anche da milizie sciite iraniane. Dall’altra parte del fronte, ormai è totale confusione su chi combatta l’esercito lealista, con l’affermazione di milizie jihadiste facenti capo al Fronte Al Nusra (prima legato ad Al Qaeda e ora confluito nella fazione islamista di Jaish Al Fatah, ovvero l’Esercito della Conquista), a cui si sono aggiunti anche 6mila miliziani dell’Isis, spuntati non si sa da dove.

 

SIRIA: ALEPPO, BATTAGLIA PER CONTROLLO ACCADEMIA MILITARE

 

La testimonianza di padre Ibrahim. «La nostra è una vera Via Crucis e siamo alla stazione del Calvario», ha detto il parroco di Aleppo padre Ibrahim al Sabbagh ai microfoni della Radio Vaticana, raccontando della vita in una città sotto assedio e devastata da una guerra che ormai da cinque anni sta distruggendo l’intero Paese. Ed è soprattutto quando scende la notte che il terrore si fa sentire maggiormente: «I bombardamenti con cui abbiamo vissuto per anni si intensificano durante la notte. Non riusciamo a dormire perché da una parte ci sono i caccia aerei, i missili, i bombardamenti e dall’altra c’è il caldo che senza elettricità diventa micidiale». E in questi giorni le temperature di giorno sfiorano i 40 gradi. La gente che bussa al convento dei francescani per chiedere asilo aumenta ogni giorno, e solo nell’ultima settimana si sono presentate 45 famiglie a cui era stata rasa al suolo la propria casa. La parrocchia al momento riesce a provvedere ai bisogni primari di 2.400 famiglie con il pacco alimentare mensile, avendo fatto provvista di cibo prima della chiusura della strada principale ad opera dei ribelli. Adesso per i francescani e per gli altri sacerdoti della zona non resta che pregare: «Vogliamo digiunare e pregare in queste prossime 72 ore, perché la volontà della pace regni sempre e perché vinca sull’altra volontà, quella della guerra».

 

 

SIRIA: ALEPPO, BATTAGLIA PER CONTROLLO ACCADEMIA MILITARE

 

Quanti sono rimasti ad Aleppo? I dati dell’Onu dicono che ad Aleppo ci sono oltre due milioni di persone che rischiano una catastrofe umanitaria senza precedenti. Un numero forse esagerato dato che la popolazione prima della guerra era poco più di due milioni e dal 2011 è cominciato il lungo esodo del popolo siriano. Si stima che oggi nei quartieri controllati dall’esercito regolare fedele ad Assad ci sia poco più di un milione di persone, mentre nelle zone sotto il controllo dei ribelli circa 300 mila. Il problema è che ormai la situazione è talmente confusa che non si capisce più nulla. Padre Ibrahim spiega che insieme alla gente della parrocchia latina, nella zona ovest vivono anche le altre comunità cristiane e moltissimi musulmani sia sciiti sia sunniti, tutti circondati da diverse milizie, jihadiste e ribelli, e non riescono a capire di chi sia la paternità dei vari attacchi.

Catastrofe umanitaria. Ad Aleppo si vive senza elettricità, e senza avere accesso alla rete idrica a causa dei bombardamenti che hanno colpito gli impianti di distribuzione negli ultimi giorni. Non c’è acqua potabile da quattro giorni e la sorgente più vicina dista circa 90 chilometri. Cifre che rendono l’idea della catastrofe che sta investendo la seconda città più importante della Siria, quella più bella e ricca, quella dove da sempre fiorivano i commerci. Il rischio malattie a rapida diffusione sta diventando concreto. Oggi Aleppo è spaccata in due, con la zona orientale in mano ai ribelli e quella ovest sotto il controllo del regime. Mancano cibo, medicine, latte in polvere per i bambini. Manca sangue per le trasfusioni. I prezzi dei generi di prima necessità sono saliti alle stelle. Le Nazioni Unite hanno chiesto il cessate il fuoco o una tregua umanitaria di 48 ore alla settimana per poter portare gli aiuti alla popolazione allo stremo. Ma fino a oggi, come ricorda padre Ibrahim è stato impossibile portare aiuti nelle zone occidentali della città «a causa delle tante sanzioni e dell’embargo che tutta la comunità internazionale ha imposto a scapito delle gente innocente che soffre».

 

Aleppo

 

Arrivano solo armi. Anziché arrivare generi di prima necessità, però, ad Aleppo continuano ad arrivare armi e militari. Elemento che fa dubitare non poco padre Ibrahim sulla possibilità di una tregua, nonostante esperti militari russi e americani stiano discutendo di questo a Ginevra alla presenza di rappresentanti dell'Onu. «L’aria non è un’aria tranquilla, pacifica, che prepara una tregua: questa volta potrebbe essere anche una guerra totale. L’esercito da parte sua vuole riprendere le parti che ha perso negli ultimi giorni, mentre questi gruppi militari si preparano ad avanzare ulteriormente, verso Hamadaniya e verso tutta la parte ovest della città».

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