realizzato da Regione Lombardia

Il video-speciale sullo tsunami Coronavirus che ha travolto l’ospedale Papa Giovanni

Luca Lorini, direttore della Rianimazione: «Abbiamo dovuto imparare da noi stessi, come se fossimo i primi al mondo». Fabiano Di Marco, direttore di Pneumologia: «Fondamentale seguire le regole»

Bergamo, 09 Maggio 2020 ore 18:31

«In due mesi abbiamo avuto 2mila ricoverati. Da 40 posti letto di malattie infettive siamo arrivati a 450 posti letto dedicati a pazienti Covid e da 72 posti letto ordinari di terapia intensiva siamo arrivati a dedicarne 92 a persone che avevano contratto l’infezione». Sono alcuni dei numeri attraverso i quali Maria Beatrice Stati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII, tenta di spiegare, nello speciale video realizzato da Regione Lombardia, l’enorme afflusso di malati che ha travolto la struttura sanitaria.

«Abbiamo dovuto rispondere in modo veramente rapido perché dal primo caso accertato il virus ha manifestato decine di casi che giornalmente si presentavano in pronto soccorso con sintomi sempre più gravi di polmonite interstiziale, bisognosi di ossigeno – prosegue -. E’ stata tra le esperienze più difficili della mia vita professionale. Ci guardiamo come dei sopravvissuti ad un naufragio».

Per gestire l’emergenza sanitaria, già prima che si manifestassero i primi casi nella nostra provincia, all’interno dell’ospedale di Bergamo era stata creata il 22 febbraio un’Unità di crisi dedicata. «Abbiamo provato a ipotizzare cosa poteva succedere e abbiamo allestito un sistema di risposta – spiega Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza urgenza e area critica -. Le persone, ma anche gli stessi operatori non capivano in quale tipo di mondo stavamo entrando. Un giorno si fornivano risposte adeguate e che già la mattina successiva non lo erano più. Abbiamo dovuto imparare da noi stessi, come se fossimo i primi al mondo ad affrontare l’infezione. I segreti sono state mettere intorno ad un tavolo tutte competenze di un ospedale: specialisti, direzione, medici e infermieri. Il secondo segreto è avere una struttura adeguata, in grado di modificarsi per accogliere le tipologie di pazienti e il numero dei malati».

All’interno dell’ospedale Papa Giovanni, inoltre, è presente uno strumento per le valutazioni di fisiopatologia respiratoria. «Misura le proprietà meccaniche dei polmoni e se sono ancora in grado di scambiare ossigeno – conclude Fabiano Di Marco, direttore di Pneumologia -. Purtroppo sappiamo già che ci saranno pazienti che presenteranno residui di patologia polmonare e questa macchina ci aiuta a identificarli e a quantificare il danno ai polmoni. È fondamentale continuare a seguire le regole che ci vengono date: distanziamento, uso delle mascherina e dei guanti. Questo abbatterà il contagio».

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