Aveva 79 anni

Albino piange Mario Piazzini, fino all’ultimo al servizio della sua amata comunità

Lascia nel dolore i figli Lucio, Ivan, Amos, le loro famiglie, il fratello Mino e le tante persone che lo hanno conosciuto e ammirato per il suo impegno

Albino piange Mario Piazzini, fino all’ultimo al servizio della sua amata comunità
Val Seriana, 23 Marzo 2020 ore 13:08

di Fabio Gualandris

Nella sera di domenica 22 marzo, allo straziante lunghissimo elenco dei lutti che hanno flagellato la nostra terra si aggiunge il nome di Mario Piazzini, 79 anni, persona buona, fino all’ultimo a servizio della sua amata comunità di Albino. Lascia nel dolore i figli Lucio, Ivan, Amos, le loro famiglie, il fratello Mino e le tante persone che lo hanno conosciuto e ammirato per il suo impegno.

Raccogliamo alcune testimonianze che ne tracciano un profilo, a partire da Angelo Calvi lo ricorda così:

«Sta scritto nel libretto edito nel 1987, in memoria di Libio Milanese (ad Albino ritenuto un santo, ndr), nel terzo anniversario della morte: Libio “aveva consegnato i suoi attrezzi per le riparazioni nell’oratorio, in aggiunta a una scatoletta di cartone contenente guide catechistiche e libri di agiografia: ‘È tutta roba del Signore’, disse”. Li aveva consegnati a Mario Piazzini, che si sentì investito dall’eredità di una parte dello spirito di Libio.

Mario fu quindi presenza costante e attiva nell’oratorio. Innanzitutto come catechista sapendo che, come aveva appuntato Libio: “Il catechista insegna con il suo buon esempio”. Quando smise, volle insegnare agli altri catechisti, a cui continuava a ripetere che la cosa più importante da fare era andare a casa a cercare i ragazzi assenti, andare a conoscere le famiglie. E insisteva su questo anche in consiglio pastorale parrocchiale.

E fu un factotum in tante attività dell’oratorio e della parrocchia di San Giuliano. Naturalmente nelle riparazioni, non per niente aveva lavorato come falegname. Nel cinema, quale addetto alla biglietteria e ad animare gli altri più giovani in questo servizio, e nelle pulizie della sala. Così come, poi, nella pulizia della chiesa prepositurale ogni venerdì mattina, fino all’ultimo, anche se i nipoti potevano assorbire tutto il suo tempo di nonno. Domenica 8 marzo fu ancora lo speaker alla radio parrocchiale e la guida ai canti dell’eucaristia delle 8 al mattino. Poi la febbre lo colpì e consunse, prima a casa, poi in ospedale fino alla sera del 22 marzo.

Perdiamo uno dei sostegni alle attività della parrocchia. Chi raccoglierà il suo mantello?».

I figli lo ricordano «come padre e amico. Ci ha sempre sostenuto nei nostri momenti di fatica, lasciando per tutti l’insegnamento di come vivere una vita piena e giusta». «Sei rimasto aggrappato alla vita con tutte le tue forze. Anche quando queste stavano venendo meno. Sono certo che se avessi potuto comunicare, avresti fatto coraggio a noi – scrive Mino – Addio fratello caro. Troverai tante persone ad accoglierti. Tua moglie Mariangela, mamma Teresa e papà Camillo. I nostri fratelli Giuliano e Rosy. Non sarai solo. Mai».

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