Il protocollo promosso dalla Caritas

Alfano: «I profughi lavorino gratis» Ma a Bergamo succede da ottobre

Alfano: «I profughi lavorino gratis» Ma a Bergamo succede da ottobre
08 Maggio 2015 ore 17:35

«Fate lavorare gratis i profughi, non lasciateli con le mani in mano». Alfano dixit. E la bufera è scoppiata puntuale. Salvini non si è fatto sfuggire l’occasione, bollando il ministro degli interni come “schiavista”. In realtà, come spesso accade in Italia, si è fatto tanto rumore per nulla. I richiedenti asilo non possono lavorare finché non ottengono una risposta, dunque Alfano si è espresso male. Il Ministro si riferiva alla circolare che invita i comuni a coinvolgere i migranti in forme di volontariato. Nulla di scandaloso, anzi. Visto che l’ozio è il padre dei vizi, è bene che questi ragazzi, molti giovani e forti, si diano da fare. In questo modo “restituiscono” un po’ della solidarietà ricevuta alla comunità che li ospita, come ben sottolineato da don Claudio Visconti, direttore della Caritas orobica.

Il protocollo, lo scorso ottobre. Bergamo, infatti, è già avanti. Nell’ottobre scorso in prefettura è stato firmato un protocollo promosso proprio dalla Caritas e sottoscritto da comuni e sindacati, per aprire la strada all’impegno dei migranti in lavori socialmente utili. In netto anticipo su Alfano. La mossa è servita anche come operazione simpatia: se li vedono lavorare, i bergamaschi accettano più volentieri la presenza dei profughi. E se li vedono con la ramazza in mano a pulire il marciapiede, non è raro che si fermino a scambiare due parole. Qualcuno gli offre pure il caffè.

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Lavorano circa in 70. In questo momento in bergamasca ci sono quasi 500 richiedenti asilo: tutti, tranne poche eccezioni, hanno dato volentieri la disponibilità ad impegnarsi nel volontariato. A Bergamo quest’inverno hanno persino spalato la neve. Altrove curano le aiuole, regolano le siepi. A San Paolo d’Argon danno una mano al bar dell’oratorio. I comuni che li impiegano però sono ancora troppo pochi: lungaggini burocratiche e costi dell’assicurazione rallentano il progetto. Nonostante gli ostacoli, sono comunque una settantina i migranti che sgobbano. A cui si aggiungono quelli che nelle strutture di accoglienza si occupano delle pulizie e della preparazione dei pasti, in totale autonomia.

Al lavoro anche a Roncobello. Mica vero, insomma, che se ne stanno tutto il giorno in pantofole ad attendere la manna dal cielo. Luoghi comuni e pregiudizi sono stati smontati in fretta. Persino a Roncobello, dove gli ospiti stranieri  sono appena arrivati, gli hanno già trovato qualcosa da fare: riverniceranno le barriere comunali e taglieranno l’erba. Ma si sta pensando anche di affidargli la pulizia dei sentieri, così come già accaduto a Botta di Sedrina, con la sistemazione del sedime della vecchia ferrovia. Ci sono anche i corsi: oltre a quelli di italiano, qualcuno segue le lezioni di cucina, presto partirà anche il corso di sartoria. E persino lo sport dà il suo contributo: a Grumello del Piano hanno “ingaggiato” quattro africani ospitati alla Battaina di Urgnano, con palpabili benefici tecnico-tattici. Insomma, a Bergamo non si sta certo con le mani in mano. Con buona pace di Alfano e Salvini.

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