Con uno studio scientifico

Altro che burocrazia e corruzione È l’invidia a far del male all’Italia

Altro che burocrazia e corruzione È l’invidia a far del male all’Italia
22 Settembre 2016 ore 10:19

Qual è la causa della crisi del nostro paese? La burocrazia? La corruzione? Le troppe pensioni? Macché. Il motivo è solo uno: l’invidia. È quanto aveva sancito una fonte autorevole come l’Eurispes, nel suo Rapporto annuale sulla situazione del Paese. «L’invidia è il vizio che blocca l’Italia». Siamo prigionieri di una “sindrome del Palio” la cui regola principale è quella di impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona. Dicono i ricercatori di Eurispes che in realtà invidia e gelosia, se volte in positivo, potrebbero essere un propellente alla crescita e allo sviluppo. Invece in Italia invidia e gelosia si traducono in rancore e denigrazione. «Odiamo e denigriamo il nostro vicino più bravo e, invece di impegnarci per raggiungere risultati migliori e superarlo in creatività, efficienza e capacità, spendiamo le nostre migliori energie per combatterlo, per mortificarne i successi, per ostacolarne o addirittura bloccarne il cammino».

 

 

Uno studio scientifico. Peccato, perché secondo una ricerca spagnola realizzata dalla Universidad Carlos III di Madrid e da quelle di Barcelona e Saragozza, pubblicata sulla rivista Science Advances, il mondo intero si regge sull’invidia. Perché l’invidia è infatti il tratto della personalità più diffuso tra gli esseri umani. Lo studio sul comportamento umano ha rivelato che il 90 percento della popolazione può essere classificata in base a quattro tipi di personalità di base: ottimisti, pessimisti, fiduciosi e invidiosi. Proprio questi ultimi sono il maggior numero, il 30 percento del totale rispetto al 20 percento di ciascuno degli altri gruppi. Alla fine la tesi ha avuto anche una prova del nove: sono stati analizzati i comportamenti dei partecipanti ad un festival della creatività e del gioco, il Bau Festival. Dopo aver raccolto i dati relativi ai partecipanti su un computer, gli studiosi hanno sviluppato un particolare algoritmo, che ha dato il responso: gli invidiosi, a cui non interessa raggiungere un risultato ma solo primeggiare sugli altri, erano il maggior numero, il 30 percento.

 

 

Italia, patria dell’invidia sociale. L’invidia sociale popola a piene mani anche la rete: se ne è avuta una riprova proprio in queste settimane quando la Rai ha trasmesso un discutibile docufilm sui giovani ricchi italiani e sul web si è scatenata una vera corsa all’insulto nei confronti di questi rampolli dorati. Ma il movente non era l’ingiustizia di un sistema che permette disuguaglianze così scandalose. Il movente era sempre lo stesso: perché lui sì e io no. «L’Italia è diventata patria dell’invidia sociale», ha dichiarato Flavio Briatore, che a luglio era finito nel tritacarne del web per una foto che lo vedeva in viaggio con la famiglia su un aereo privato. Per quanto personaggio molto discutibile, la sua analisi colpiva nel segno: «Siamo prigionieri di una cultura negativa impossibile da estirpare. In Italia l’invidia sociale si trasforma addirittura in odio. Dovremmo augurarci di stare tutti meglio, ma prevale l’idea assurda che tutti dovremmo stare peggio». Tutti, compreso chi si alimenta di invidia: quando al grande Giotto venne chiesto di rappresentare un’allegoria dell’invidia, dipinse una donna la cui lingua si trasforma in serpente, che però allungandosi le si ritorce addosso. Meglio lasciar perdere, insomma.

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