Cronaca
Otto anni e cinque processi

Storia di una assoluzione (la vicenda di Amanda e Raffaele)

Storia di una assoluzione (la vicenda di Amanda e Raffaele)
Cronaca 28 Marzo 2015 ore 17:30

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono innocenti. Dopo quasi otto anni, cinque processi e più di dieci ore di camera di consiglio, il 27 marzo, la quinta Sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato le condanne della Knox e di Sollecito per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. L’unico colpevole resta, quindi, Rudy Guede. «Sono immensamente felice che quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente mi ha restituito la dignità e la libertà - ha dichiarato Raffaele in lacrime – ora posso riprendermi la mia vita». Amanda, che ha seguito il processo da Seattle, dove vive dal 2011, ha dichiarato: «È la fine di un incubo, sono tremendamente sollevata e grata a chi mi ha sostenuta». Entrambi chiederanno il risarcimento dei danni per il periodo trascorso in carcere: quattro anni Raffaele, un anno per Amanda definitivamente condannata a tre anni per calunnia. Si è messo, così, un punto definitivo ad una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni. Ripercorriamone le tappe.

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La vittima. È la notte del primo novembre 2007, Meredith Susanna Cara Kercher, (detta “Mez”), studentessa inglese di 22 anni, in Italia per l’Erasmus, viene uccisa nel proprio appartamento di Perugia con una coltellata alla gola. Qualche ora prima era accaduto un fatto insolito: qualcuno aveva avvisato la polizia che nella casa di una donna in via Sperandio a Perugia c’era una bomba. Il giorno dopo (il 2 novembre), a casa della donna vengono trovati solo due cellulari, che la polizia appura appartenere a Meredith. Verso le 12 dello stesso giorno la polizia arriva a casa della Kercher e trova due ragazzi davanti alla porta, si tratta di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Dicono di aver appena avvertito le forze dell'ordine: la porta di casa è aperta e la finestra ha un vetro rotto. La polizia entra nell’appartamento e sfonda la porta della camera di Meredith che è chiusa a chiave: sul pavimento c’è il corpo senza vita della ragazza inglese coperto da un piumone. Oggi i famigliari di Meredith si dicono «alibiti» per la decisione finale della Corte di Cassazione.

Gli indagati. A distanza di 5 giorni dal ritrovamento del cadavere della studentessa inglese, Amanda Konx, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba vengono fermati ed arrestati.  Amanda, ventenne americana di Seattle, è la coinquilina di Meredith e studia all’Università per stranieri di Perugia. Raffaele, 23 anni, pugliese, iscritto alla facoltà di ingegneria, è il fidanzato di Amanda. Patrick, 38 anni, di origine congolese, proprietario del locale dove lavora la Knox, viene  accusato da quest’ultima dell’omicidio di Meredith. Tutti è tre si dichiarano innocenti. Il 20 Novembre 2007 Patrick Lumumba viene rimesso in libertà: le indagini mostrano la sua totale estraneità al delitto. Su un coltello trovato in casa di Raffaele, invece, viene rinvenuto il Dna di Meredith e Amanda, sul gancetto di un reggiseno della Kercher il Dna di Sollecito. Nel frattempo, in Germania, viene fermato Rudy Guede, ivoriano di 21 anni di cui è stata individuata l’impronta sul cuscino insanguinato trovato accanto al cadavere di Meredith.

La sentenza di primo grado. Il 19 giugno 2008 viene depositata la richiesta di rinvio a giudizio per Amanda, Raffaele e Rudy: sono loro gli assassini secondo i pm di Perugia. Il 28 ottobre 2008 Rudy Guede (che aveva chiesto il rito abbreviato) viene condannato a 30 anni di reclusione, poi ridotti a 16 in appello, condanna che verrà confermata anche in Cassazione, divenendo così definitiva. Il processo prosegue normalmente, invece, per Amanda e Raffaele. Il 5 dicembre 2009 la Corte d’Assise di Perugia, escludendo le aggravanti (in particolare era stata chiesta l’aggravante dei “futili motivi”) condanna la Konx e Sollecito, rispettivamente, a 26 anni e 25 anni di carcere. Nelle motivazioni si legge che i due avrebbero ucciso spinti da un movente «erotico, sessuale, violento».

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Il secondo grado. La Corte d’Assise d’Appello di Perugia accoglie la richiesta delle difese della Konx e di Sollecito che insistono per una nuova perizia del Dna presente sul coltello considerato l’arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith. Il 3 ottobre 2011, la Corte d’Assise d’Appello - ribaltando la prima sentenza - assolve i due imputati «per non avere commesso il fatto». I “mattoni” su cui si è basata la condanna in primo grado «sono venuti meno»: c’è «un’insussistenza materiale» degli indizi, dalle tracce di Dna all’arma del delitto. Amanda e Raffaele vengono scarcerati.  La Konx, condannata a tre anni per calunnia nei confronti di Lumumba (già scontati al momento della sentenza d’appello), il 4 ottobre 2011 lascia l’Italia e torna a Seattle.

La Cassazione. Il 14 febbraio 2012 la Procura Generale della Repubblica di Perugia propone ricorso per Cassazione contro la sentenza di assoluzione di secondo grado: è da annullare in quanto sarebbe un «raro concentrato di violazioni di legge e di illogicità». La sentenza viene impugnata anche dai famigliari della Kercher e così il processo per il delitto di Perugia continua in Cassazione.  Il 26 marzo 2013 la Suprema Corte annulla la sentenza assolutoria di secondo grado e rinvia alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze per un nuovo processo.

“L’appello bis”. Si apre, così, il secondo processo in appello e le carte in tavola cambiano di nuovo: il 30 gennaio 2014 la Corte d’Assise d’Appello di Firenze, rovesciando il precedente giudizio di secondo grado, condanna rispettivamente a 28 anni e sei mesi e a 25 anni Amanda Knox e Raffaele Sollecito (per il quale viene anche disposto il divieto di espatrio). Il movente dell’omicidio viene modificato da «movente sessuale» a «lite per le pulizie in casa tra la Knox e Meredith». Secondo la ricostruzione dei giudici fiorentini, la Kercher è stata uccisa in una «progressiva aggressività» innescata da una lite scoppiata nella casa di via della Pergola, dove Amanda e Meredith convivevano. Secondo la Corte è stata proprio la Knox a colpire mortalmente alla gola la studentessa inglese con un coltello da cucina poi sequestrato nella casa di Sollecito che a sua volta – secondo la motivazione della Corte toscana – ne impugnava uno più piccolo mai ritrovato. All’aggressione avrebbe preso parte anche Rudy Guede condannato, come visto, in via definitiva.

 

Giulia Bongiorno

[L'avvocato di Sollecito, Giulia Bongiorno]

La decisione finale. Contro la sentenza di condanna dell’appello bis le difese dei due giovani fanno ricorso in Cassazione. In 635 pagine, in cui si parla spesso di «travisamento della prova», vengono evidenziati quelli che ritengono essere i 200 errori della sentenza e viene chiesta l’assoluzione per Amanda e Raffaele. Le difese pongono l’accento, in particolare, sulle prove genetiche: «nessun indizio – secondo i legali – porta un peso specifico proprio tale da condurre alla condanna al di là di ogni ragionevole dubbio». Durante l’arringa finale Giulia Bongiorno, l’avvocato di Raffaele, sottolinea come non ci sia prova del Dna di Sollecito sui gancetti del reggiseno di Meredith Kercher e come, nei processi passati, non sia stato accertato «il rispetto dei protocolli internazionali che garantiscono margini di certezza scientifica».

La decisione arriva la sera del 27 marzo ed è inappellabile: «gli imputati non hanno commesso il fatto». Giulia Bongiorno ha commentato: «È un giorno importantissimo per Raffaele ma anche per coloro che credono nella giustizia».

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