Cronaca
I pro, i contro e la soluzione

Andare o no al lavoro ammalati? La risposta del NYT è molto chiara

Andare o no al lavoro ammalati? La risposta del NYT è molto chiara
Cronaca 02 Gennaio 2016 ore 13:55

Riuscire a combinare malattie improvvide e lavoro non è un’impresa facile. Quando l’organismo abbassa le difese immunitaria e viene infestato da influenze e raffreddori, non possiamo fare altro che arrenderci alla debolezza del nostro fisico, riposarci e aspettare che le medicine e la natura rimettano a posto le cose. Lo possiamo fare tranquillamente, se abbiamo abbondanti giorni retribuiti di malattia. Oppure se perdere la paga di qualche giorno di lavoro non ci scombussola l’economia domestica. Nel caso, invece, che la nostra situazione non coincida con nessuna delle due appena citate, scegliere tra il recupero fisico e il vantaggio economico diventa più complesso. Una situazione simile si è prospettata a un lettore del New York Times, il quale ha esposto i suoi crucci a un professore di filosofia della New York University e rubricista del quotidiano, il dottor. Kwame Anthony Appiah.

 

 

La lettera dell’anonimo lettore recita così:

Lavoro per una compagnia che dispensa la carità di un irrilevante numero di giorni di malattia e di ferie retribuite. Poiché si era vicini alla fine dell’anno, poiché avevo già inviato una richiesta di ferie e poiché avevo già comprato i biglietti dell’aereo, mi rimaneva un solo giorno di permesso pagato, che avrebbe dovuto bastarmi per il resto dell’anno.

Mi sono raffreddato, ma ho continuato a lavorare come un soldato disciplinato, perché non volevo usare il mio ultimo giorno, nel caso di una vera emergenza. Ma i miei starnuti e i miei colpi di tosse hanno incominciato a suscitare qualche sguardo arrabbiato e una mia collega teneva un fazzoletto sopra la faccia, quando passava vicino al mio tavolo.

Va bene – messaggio ricevuto forte e chiaro. Non è gentile da parte mia esporre i miei collaboratori al rischio di ammalarsi. Ma non potevo veramente permettermi di prendere qualche giorno senza paga. Cosa avrei dovuto fare in questa situazione, mettere a rischio i colleghi o le mie finanze?

 

 

La risposta del dottor Appiah è la seguente:

Quando hai un raffreddore, e anche nei primi giorni della tua guarigione, dovresti tenere una salviettina igienizzante per le mani e usarla regolarmente prima di toccare qualsiasi cosa. E dovresti evitare di starnutire senza un fazzoletto davanti. Queste due cose ridurranno significativamente la possibilità che tu trasmetta il virus. (Ho trascorso otto mesi studiando medicina, una volta. Questa esperienza e Google mi rendono un’autorità in tali questioni). Per quanto concerne l’etica: dovresti prendere misure ragionevoli per evitare di trasmettere infezioni ai colleghi e stare a casa è un buon modo per farlo.

Non è solo una questione di etichetta (come suggerisce il tuo uso della parola “gentile”). Fare tesoro dei tuoi giorni di malattia come fai tu è egoista, anche se comprensibile. Certamente la tua salda politica potrebbe avere bisogno di essere riformulata. Per una ragione: potrebbe essere un cattivo affare. Se le persone vanno al lavoro quando sono malate, perché hanno bisogno dei giorni di malattia per quando stanno molto male, gli  impiegati si ammaleranno più di quanto succederebbe con un comportamento più generoso. Questo significa che più persone lavorano sotto sforzo, il che riduce la produttività. Avresti bisogno di saperne di più per capire quale sarebbe l’effetto generale, ma una politica severa sui giorni di malattia potrebbe essere ben più costosa  per l’azienda, rispetto a una generosa, che mantiene in salute l’ufficio. Ovviamente, la tua azienda dovrebbe pensare alla salute dei suoi lavoratori per i loro migliori interessi e, insieme, per i costi della produttività. Forse dovresti suggerire che rivedano la questione da entrambe le prospettive.

Sugo della vicenda: se siamo malati, non facciamo gli eroi e non facciamo gli avari. Stiamocene sotto le coperte, al caldo, con tazze di brodo a portata di mano. Il denaro perso sarà andato perso per una buona ragione – la nostra salute e quella degli altri – , mentre il nostro datore di lavoro non avrà subito alcuna perdita. Ciò significa che anche il nostro posto di lavoro sarà al sicuro e che, dunque, potremo recuperare i giorni di malattia in futuro, magari risparmiando un po’. Insomma, meglio pensare a lungo termine, piuttosto che considerare solo i vantaggi immediati.