Cronaca
Opportunismo

Anziana raggirata, i figli portano in tribunale la badante: spariti 50 mila euro

La signora era affetta da demenza senile e doveva essere seguita. A settembre 2021 i parenti si sono accorti che i soldi erano spariti dal suo conto

Anziana raggirata, i figli portano in tribunale la badante: spariti 50 mila euro
Cronaca Bergamo, 31 Maggio 2022 ore 14:54

Un capo d’imputazione grave per D. B., rumena di 51 anni accusata dai figli di un’anziana, affetta da demenza senile e che lei accudiva, di averle sottratto con l’inganno fino a 50 mila euro dal conto corrente. Il fatto è riportato oggi (martedì 31 maggio) dal Corriere della Sera Bergamo: il pm ha chiesto 3 anni di carcere per circonvenzione di incapace, mentre l’avvocato difensore Michele Cesari l’assoluzione. Secondo l’ipotesi dell’accusa, dal giugno 2017 al settembre 2018 la badante avrebbe circuito la signora, che nel frattempo è deceduta, portandola a prelevare dal bancomat e allo sportello significative somme di denaro (fino a 3.750 euro al mese), non giustificabili dalla vita modesta che la stessa conduceva. La sentenza sarà emessa il 20 giugno prossimo dal giudice Alice Ruggeri.

Erano stati i figli della donna ad accorgersi che qualcosa non andava, quando verso la fine dell’estate di quattro anni fa, nel prelevare per la madre, scoprirono che erano spariti dei soldi, e non pochi. I sospetti erano quindi ricaduti sulla 51enne rumena, che non si era più fatta vedere dopo che l’avevano interrogata sulla vicenda. Si era però prima giustificata dicendo che l’anziana andava da sola a prelevare, versione ritenuta poco credibile dall’avvocato dell’accusa, Alessandro Magni: «Gli ammanchi iniziano il mese dopo la sua assunzione fino a settembre dell’anno dopo, quando non si presenta più – ha spiegato al processo -. Ha detto che la signora effettuava i prelievi di notte. Fosse stato vero, lei come lo sapeva? E perché non ha avvertito i parenti?».

La difesa ha invece presentato una busta paga, risalente al gennaio 2018, in cui risultano 20 giorni di lavoro, eppure «i prelievi ci furono, il 3, 4, 10, 15, 29 e 30. Ma non ci sono corrispondenze tra le somme sul conto della signora e la Poste pay della mia assistita» ha ribattuto il legale dell’imputata, il quale ha poi etichettato l’interruzione dei prelievi nel mese di luglio dello stesso anno (quando la signora era andata al mare con i figli) come un «dato neutro» poiché «trovandosi al mare, la signora non aveva accesso al suo sportello». D. B. inoltre sarebbe sparita dopo le accuse non perché colpevole, ma perché il rapporto lavorativo si era ormai irrimediabilmente guastato.

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