Cronaca
Da un articolo di "Der Spiegel"

Arrabbiarsi fa sembrare più forti Parola di scienziati australiani

Arrabbiarsi fa sembrare più forti Parola di scienziati australiani
Cronaca 11 Settembre 2014 ore 11:58

La prossima volta che vostra sorella macchia di sugo al cinghiale la vostra gonna preferita, o che la vostra fidanzata calcola male l’entrata del garage mentre ripone la vostra auto, non trattenetevi e arrabbiatevi. Ma sappiate che nelle brutte pieghe facciali che si formeranno sul vostro viso si nascondono significati molto più antichi e reconditi di quanto avreste mai potuto immaginare. Il Der Spiegel ci spiega il perché.

Sopracciglia corrucciate e avvicinate, labbra abbassate e serrate, palpebre tese, occhi semichiusi: in totale, alla rabbia danno il loro supporto ben sette diversi gruppi muscolari. Forse non ci avete mai pensato, ma qualche studioso lo ha fatto: è il caso di Aaron Sell, ricercatore dell’università australiana di Griffith, che afferma: «L’espressione che assumiamo quando siamo arrabbiati è universale, la stessa in tutte le culture che siano mai esistite. Basti pensare che perfino i non vedenti dalla nascita, quando si arrabbiano, assumono l’espressione tipica, pur non avendola mai vista». Insieme ad alcuni ricercatori dell’Università della California di Santa Barbara, lo studioso ha cercato di scoprire come mai abbiamo bisogno di mettere in moto una quantità così consistente di muscoli facciali quando qualcuno o qualcosa ci fa perdere le staffe.

Secondo il team di osservatori, la rabbia serve ad affermare la propria posizione. «La contrazione di muscoli che si attiva nei momenti di collera è uno strumento involontario di forza, di cui ci serviamo per intimidire l’altro. L’obiettivo è portarlo a fare ciò che vogliamo, ed è un’arma che fa parte del nostro corredo genetico, qualcosa di istintivo che non possiamo né comandare, né modificare».

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Per comprendere meglio quali significati sociali assumano i lineamenti di chi è arrabbiato, gli studiosi hanno preso un viso neutro come punto di riferimento, e attraverso un programma al computer ne hanno modificato un muscolo alla volta, diverso da quelli implicati nel processo della rabbia. In un caso, per esempio, hanno modificato soltanto le sopracciglia, nell’altro caso ancora, si sono limitati a serrare le labbra del soggetto. Hanno poi esposto le immagini così modificate ad un campione di intervistati, chiedendo cosa, secondo loro, esprimessero i volti mostrati. Il risultato: nessun esempio di viso ritoccato artificialmente è stato riconosciuto come "arrabbiato". Dunque, solo l’interazione di tutti e sette i gruppi muscolari veicola il messaggio di rabbia e permette di incutere timore all’altro.

Il volto è lo strumento più rilevante nella comunicazione non verbale, ed è questo a renderlo così interessante agli occhi di psicologici, sociologi e antropologi, che da anni conducono studi a riguardo. «Da esperimenti precedenti, avevamo già dimostrato che gli uomini tendono a valutare la forza della persona che hanno di fronte, anche soltanto dalla mimica del suo viso» afferma ancora lo studioso australiano, i cui studi sono stati raccolti nella rivista specializzata Evolution and Human Behaviour.

 

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«La spiegazione evolutiva della rabbia dell’uomo è sorprendentemente facile» ha aggiunto. «Corrisponde ad un gesto di minaccia, un’emozione primaria di cui ci serviamo naturalmente per eliminare gli ostacoli che si frappongono tra noi e quello che desideriamo». Nella storia dell’uomo, i sette gruppi muscolari facciali implicati nell’espressione arrabbiata sono stati selezionati perché ci danno l’impressione di essere più forti. Hanno lo stesso significato che nel mondo animale assume il pelo gonfio dei gatti, o il ringhiare dei cani.

Quindi, se vostra sorella vi dirà che non c’è bisogno di guardarla con quegli occhi torvi per la storia del vestitino e del cinghiale, spiegateglielo: non dipende dal vostro caratteraccio, ma da un’antica disposizione di Madre Natura.

 

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