Cronaca
La scoperta e la smentita

Arrivano segnali dallo spazio? (Macché, i russi si sono sbagliati)

Arrivano segnali dallo spazio? (Macché, i russi si sono sbagliati)
Cronaca 02 Settembre 2016 ore 02:30

Sembra l’incipit di uno dei tanti film hollywoodiani sull’argomento: un segnale dallo spazio. Iniziano così tanti classici di fantascienza, da Indipendence Day a Contact. Ma questa volta non si tratta di un’invenzione filmica, il segnale è stato realmente captato. La sua fonte sarebbe situata a 95 anni luce (per i meno esperti, la distanza che la luce compie in 95 anni; e ogni anno copre circa 9.461 miliardi di chilometri). Responsabili della scoperta sono i Russi, che con un radiotelescopio hanno individuato l’anomalia nella costellazione di Ercole. Ovviamente sono partite subito delle ricerche più approfondite per capire davvero di cosa si trattava; il Search for Extra-Terrestrial Intelligence Institute (l’istituto per la ricerca di intelligenze extra-terrestri) è stato da subito in prima linea, mentre molti invitavano alla prudenza perché avrebbe potuto trattarsi di un quasar (QUASi-stellAR radio source, radiosorgente quasi stellare, scoperti proprio per la loro grande potenza radio e distanti in genere miliardi di anni luce). La notizia ha comunque scatenato entusiasmi e polemiche. Fino allo svelamento del mistero. Ma andiamo con ordine.

 

 

Una scoperta di un anno fa. Maggio 2015, nella cittadina russa di Zelenchukskaya, ai piedi del Caucaso, il radiotelescopio Radan-600 svolge le sue normali attività di perlustrazione dello spazio. I radiotelescopi, a differenza di quelli ottici che captano la luce, sono specializzati nella rilevazione delle onde radio emesse dalle varie sorgenti sparse per il cosmo. Li avrete sicuramente notati in molti film; sono caratterizzati da una grande antenna parabolica bianca, o anche più antenne collegate tra loro. La debolezza delle emissioni radio richiede strumenti molto potenti e sensibili; senza contare le infinite interferenze delle emissioni radio terrestri. Eppure Radan-600, lo scorso maggio, ha captato un segnale forte e distinto, un’onda elettromagnetica proveniente dalla stella HD164595, a 95 anni luce di distanza. Il corpo celeste in questione pare abbia quasi le dimensioni del nostro sole e almeno un pianeta che gli orbita attorno.

Un pianeta abitato? Questo corpo, delle dimensioni di Nettuno, ha un tempo di rivoluzione intorno alla sua stella che dura 40 giorni. Un anno dura poco più di un mese, lassù. Il problema sta però nella forma dell’orbita: un’ellisse eccessivamente schiacciata che alterna passaggi molto vicini (si fa per dire) al suo sole, con temperature quindi elevate, e altri invece molto distanti, con conseguenze gelide per il pianeta. Questo gemello di Nettuno appare quindi poco adatto allo sviluppo di forme di vita intelligenti; ma potrebbero esserci altri pianeti che orbitano intorno alla stella HD164595 e che noi non abbiamo ancora scoperto.

 

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Polemiche e dubbi. Il SETI, il Search for Extra-Terrestrial Intelligence Institute, ha da subito espresso il proprio rammarico per la lentezza nella diffusione della notizia. «Sono scioccato dall'averlo saputo un anno dopo – ha detto al Guardian Seth Shostak –. La prassi consolidata nella nostra comunità è che appena si capta un segnale interessante si condividono le informazioni con gli altri in modo da poter puntare altri radiotelescopi nella zona di cielo in questione». Oltre alle polemiche, sono sorti anche parecchi dubbi: gli scienziati del SETI erano scettici di fronte a un segnale così potente che arrivava da così lontano. Questi presunti alieni, per trasmettere con una simile potenza, avrebbero avuto bisogno di 100 miliardi di miliardi di Watt (centinaia di volte l’energia che il Sole irraggia alla Terra). Oppure, se avessero voluto inviarlo solo verso di noi, per chiamarci, avrebbero comunque avuto bisogno di tantissima potenza; come se un giorno tutti gli abitanti del pianeta rinunciassero a tutta la corrente disponibile per convogliarla in un apparecchio potentissimo. In entrambi i casi, dunque, se il segnale si fosse rivelato reale, avrebbe portato immediatamente gli esperti a prefigurare una specie aliena ben più avanzata della nostra sul piano tecnologico.

 

 

Cosa si voleva fare. Messa da parte l’irritazione per il ritardo dei Russi, è arrivata la parte più interessante. Gli Americani hanno puntato subito i loro strumenti verso la stella HD164595 e dal 21 settembre era stata prevista l'operatività anche il nuovo radiotelescopio cinese, il Fast, grande come 30 campi da calcio. Le tre grandi potenze mondiali avevano intenzione di congiungere le loro forze per scoprire la verità dietro questo mistero, accolto da subito con scetticismo dagli scienziati. Oltre alla potenza del segnale, non convinceva nemmeno la frequenza, di circa 11 gigahertz, più simile a quella delle trasmissioni tv che a quella dei corpi celesti. E da subito si è parlato di interferenza o errore.

Il mistero risolto. E infatti, il 1 settembre, il Seti ha confermato, con un comunicato stampa ufficiale, che il segnale captato dal radiotelescopio russo non è alieno. Al contrario, si tratta di un segnale terrestre di rimbalzo: «Un segnale radio interessante, di lunghezza d’onda 2.7 cm, è stato rilevato nel 2015 e sembrava provenire dal sistema stellare HD164595, nella costellazione Hercules. Le successive elaborazioni e analisi del segnale hanno svelato che la sua origine è, con ogni probabilità, terrestre». È andata così.

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