Approvato il decreto

È arrivato il domicilio digitale: cioè?

È arrivato il domicilio digitale: cioè?
13 Dicembre 2017 ore 05:30

Addio odiate buste e cartoline colorate che ci recapitano sempre cattive notizie. Addio code in posta perché come al solito al momento del recapito non c’era nessuno in casa. Arriva il domicilio digitale: il decreto è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Di cosa si tratta? È l’attuazione di una modifica al Codice dell’amministrazione digitale introdotto di recente dalla riforma Madia (dal nome della ministra Marianna Madia, titolare del dicastero della Funzione Pubblica). Si tratta di un passo che ci porta un po’ meno lontani dall’Europa: il Codice dell’Amministrazione Digitale (Cad), ovvero l’insieme delle norme che dovrebbero regolare e incentivare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, ha iniziato il suo percorso nell’ormai lontano 2005.

 

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Cosa cambia in concreto. Veniamo al concreto. Cosa cambia per un comune cittadino? Ciascuno avrà il diritto di scegliersi un domicilio digitale a un qualsiasi indirizzo di posta elettronica certificata o equivalente. La digitalizzazione del domicilio, potrà coincidere con il proprio indirizzo di posta certificata (Pec) o con altro servizio di recapito digitale elettronico che risulti conforme alle norme europee previste. Su quell’indirizzo potrà e dovrà ricevere anche ogni comunicazione avente valore legale della pubblica amministrazione. Arriveranno qui anche le odiatissime multe. E un invio che non lascia scampo al cittadino… Posta certificata significa infatti che resta traccia della spedizione e della ricezione, equivalenti alla firma che si mette nel momento in cui si ritira una raccomandata. In sostanza queste comunicazioni digitali sostituiscono l’arrivo della busta al domicilio di casa. Il comune cittadino in questo modo si allinea a professionisti e imprese che già dispongono di posta certificata (Indicepa e Ini-pec).

Il registro dei domicili digitali. C’è poi l’altra novità, quella del registro dei domicili digitali. Si tratta di un elenco dei domicili digitali dei cittadini privati in un formato accessibile e consultabile da tutti liberamente. Il registro verrà creato da Infocamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane, dove singoli cittadini potranno andare, registrarsi e inserire il loro indirizzo di posta certificata. Non è un passaggio obbligatorio: ma una volta che il cittadino si è registrato, la pubblica amministrazione dovrà scrivere a quell’indirizzo. Inoltre quegli indirizzi dovranno essere usati solo per questo scopo.

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Un risparmio. La piattaforma verrà lanciata a primavera 2018. Per l’amministrazione si tratta di un risparmio: Eliminando i costi per trasmettere, produrre e conservare, documenti cartacei si è calcolato un possibile risparmio di 250 milioni per le casse dello Stato. Il provvedimento nell’architettura della riforma Madia doveva andare di pari passo con l’anagrafe digitale nazionale. Ma essendo questa in grande ritardo si è preferito dividere i due percorsi anche per non fare una figuraccia con l’Europa che da tempo chiede all’Italia di fare passi in questo senso.

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