L’odissea

Aspetta l’ambulanza per 70 minuti e in ospedale è visitata dopo 7 ore

Aspetta l’ambulanza per 70 minuti e in ospedale è visitata dopo 7 ore
17 Novembre 2017 ore 10:30

«Siamo devastate e arrabbiate. Certe cose non dovrebbero proprio succedere, soprattutto a una persona di 83 anni». Mimma e Gina Poerio sono deluse, amareggiate e sconfortate. Mercoledì 8 novembre la loro mamma, Amerina, 83 primavere compiute, è scivolata per terra in via Como, a Olgiate Molgora (Lecco), rimediando una brutta contusione al ginocchio. Nonostante la chiamata tempestiva ai soccorsi e l’arrivo in posto anche della Polizia locale, l’anziana signora ha dovuto aspettare per più di un’ora l’ambulanza per il trasporto in ospedale e poi, una volta arrivata al Pronto Soccorso del Mandic (Merate), è stata visitata dai medici solo sette ore dopo, potendo far ritorno a casa poco prima dello scoccare delle lancette della mezzanotte. «È davvero assurdo. E non siamo state trattate neppure bene» raccontano le figlie che faticano a capacitarsi di come la sanità possa essere considerata un fiore all’occhiello della Regione Lombardia.

 

 

La vicenda per filo e per segno. L’8 novembre la signora Amerina decide di andare insieme alle figlie e alla nipote a prendere un caffè al Sunset Boulevard, il bar situato all’incrocio tra via Como e via Canova. «È sempre in casa. Aveva voglia di uscire» raccontano i familiari, spiegando come una banale caduta si sia trasformata in un’Odissea. Consumato il caffè, l’83enne si incammina verso l’auto e, subito dopo aver aperto la portiera, scivola su delle foglie battendo rovinosamente il ginocchio al suolo. Grida dal dolore e non riesce a risollevarsi. Il barista esce dal locale e, compresa la serietà della situazione, chiama il 118. Sono le 10.10. Dall’altra parte della cornetta, l’operatore di turno risponde che verrà mandata in via Como la prima ambulanza disponibile. Passano interminabili minuti senza sentire l’arrivo delle sirene. Per caso, una pattuglia della Polizia locale di Olgiate si trova in transito nella zona. Vedendo la donna a terra, gli agenti si fermano e chiedono delucidazioni. Provano anche loro a contattare il 118, sollecitando un intervento. Che arriva però oltre un’ora dopo rispetto alla prima chiamata effettuata.  Anzi, a dire la verità, ad arrivare per prima in loco è stata un’ambulanza della Croce Rossa, comitato di Merate, di passaggio di lì però per effettuare il rifornimento del gasolio alla vicina stazione di benzina. Qualche minuto dopo arriva l’ambulanza inviata da Areu, la centrale operativa che gestisce gli interventi di emergenza urgenza. I volontari del Soccorso di Cornate d’Adda prendono in consegna la donna e la trasportano al Pronto Soccorso. Qui a nonna Amerina viene assegnato il codice azzurro, quello riservato ai pazienti cosiddetti fragili. Dovrebbe essere visitata subito dopo i codici rossi e i gialli. Ma i medici la vedranno solo alle 18.30, quasi sette ore dopo l’accesso al Pronto Soccorso. «In ospedale non c’era neanche un letto disponibile ed è rimasta fino alle 15.30 sulla barella dell’ambulanza con il ginocchio dolorante. Abbiamo chiesto del ghiaccio e ci è stato risposto che non ce n’era e abbiamo dovuto chiederlo ai volontari». Le ore di attesa non sembrano passare mai. Alle 18.30 l’anziana viene chiamata per effettuare il primo prelievo a cui seguono dopo le radiografie e il referto medico che parla della rottura dell’osso tibiale. «Tra una cosa e l’altra erano le 21.30. E abbiamo dovuto pagare anche il ticket di 40 euro. Non potevamo portarla a casa in macchina e ci siamo dovuti arrangiare a trovare un’ambulanza disponibile per il tra sporto a pagamento. Siamo arrivati a casa alle 23.30». Odissea finita? Macchè. Il giorno dopo, nonna Amerina è dovuta tornare in ospedale in Ortopedia per effettuare la fasciatura della gamba. «Chiaramente abbiamo dovuto prenotare noi il trasporto in ambulanza pagando la bellezza di 92 euro per  andata e ritorno da Olgiate. E’ davvero assurdo.  Una donna di 83 anni non può aspettare ore al Pronto soccorso in condizioni pietose, senza neppure ricevere del ghiaccio da mettere sul ginocchio dolorante».  Purtroppo nonna Amerina è dovuta tornare sabato in ospedale. Impossibile dire se quanto accaduto abbia una connessione con la caduta di mercoledì mattina, ma sabato, dopo giorni di malessere, la donna è stata visitata dal medico di base e trasportata di nuovo al Pronto Soccorso. La diagnosi parla di ischemia. «Siamo senza parole e sconcertata per questo epilogo della vicenda» concludono amareggiate le figlie.

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