Lunedì 13, alla Persico

Assemblea di Confindustria Che cosa ha detto Renzi

Assemblea di Confindustria Che cosa ha detto Renzi
13 Ottobre 2014 ore 18:55

Nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre, presso l’ex Comital di Nembro, polo industriale rilanciato grazie all’investimento della Persico, si è tenuta l’assemblea di Confindustria Bergamo. Ad aprirla, come da copione, il presidente bergamasco Ercole Galizzi, che nel suo intervento ha sottolineato la necessità di una politica nazionale di rilancio dell’imprenditoria, che verta soprattutto sui giovani e aiuti le aziende a liberarsi dagli ostacoli burocratici e fiscali, definiti «una vergogna». Il premier è giunto all’aeroporto di Orio intorno alle ore 16 e al suo arrivo allo stabilimento Persico di Nembro è stato accolto da un folto gruppo di 200 manifestanti, appartenenti alla Fiom, a Rifondazione Comunista e ai Cobas, che hanno inneggiato slogan contro il Governo e hanno lanciato, verso le auto blu, uova, sacchi di farina e carta igienica.

Una volta entrato nell’auditorium, il Primo Ministro ha ascoltato gli interventi del governatore della Lombardia Roberto Maroni e del presidente della Confindustria Bergamo, Ercole Galizzi, per poi salire sul palco e rivolgersi alla numerosa platea, composta da industriali, personalità locali e 400 studenti degli istituti superiori della provincia. Proponiamo i passaggi più interessanti del suo intervento.

«Bergamo meglio del resto d’Europa. Per questo vi ringrazio». Il premier Renzi ha deciso di partire dai numeri, opportunamente preparati in vista della sua visita nel capoluogo orobico. Parlando della legge di stabilità, necessaria per riallineare l’Italia con le economie che stanno meglio in Europa, il primo ministro ha sottolineato come Bergamo sia un esempio di virtuosismo: «Questa città ha dei numeri straordinari. Quando diciamo che l’Italia dev’essere meglio della Germania a livello economico, la provincia di Bergamo è già abbondantemente oltre i risultati di tutto il resto d’Europa. Qui l’industria pesa per oltre il 34% sul valore aggiunto, più del Baden-Württemberg, più della Baviera. Ci sono almeno dieci settori in cui siete tra i leader italiani ed europei. Ci sono alcune tra le più grandi imprese, ma anche il tessuto delle piccole-medie imprese, che costituiscono l’orgoglio e il vanto di questo Paese. Allora io vorrei dirvi che, a nome del governo della Repubblica Italiana, vi ringraziamo per quello che fate ogni giorno».

«Ritroviamo fiducia nella nostra economia». Dopo questo incipit, apprezzato dalla platea, il premier s’è soffermato sugli spunti di discussione offerti dagli interventi del governatore Maroni e del presidente Galizzi. Renzi si è detto d’accordo con Galizzi circa l’importanza della collaborazione tra scuola e mondo del lavoro e sulla necessità di ridurre, da parte dello Stato e delle Amministrazioni locali, gli interventi di «perversione fiscale» che gravano quotidianamente gli imprenditori. Allo stesso tempo, però, Renzi ha sottolineato come il mondo sia cambiato radicalmente rispetto a 20, 25 anni fa, quando c’era ancora il muro di Berlino e i numeri dell’economia italiana viaggiavano su medie a due cifre. Oggi le crisi di politica estera non possono essere etichettate come “lontane da noi” perché, con la globalizzazione, tutto ci tocca, tutto va a influire sulla nostra economia. E così è successo con la crisi. A questo punto il premier si è ricollegato al punto dell’intervento di Galizzi, in cui il presidente di Confindustria Bergamo aveva parlato della necessità di «recuperare la fiducia». Per Renzi questo è fondamentale. Gli italiani all’estero, oggi, parlano male del “prodotto Italia”: «È come se il vostro direttore commerciale o il vostro direttore marketing parlasse male del vostro prodotto. Fateci caso, è così». Secondo Renzi bisogna aver più consapevolezza nella forza della nostra economia, avere la consapevolezza che ci si può rialzare dalla crisi. E non è un «training autogeno – dice Renzi-, ma l’esame dei numeri a dircelo».

Per fare questo cambio di mentalità, secondo Renzi, c’è bisogno che innanzitutto, a cambiare, sia la politica. Come in una buona famiglia, o in una buona impresa, perché si cambi è necessario dare il buon esempio. Per questo motivo, ha spiegato il premier, il Governo ha voluto spingere, in questi primi 7 mesi di mandati, sull’acceleratore delle riforme. «Se io voglio sfidarvi a cambiare, a stare sul mercato globale, ad essere capaci di portare in alto la bandiera dell’Italia, come faccio se continuo con lo stesso sistema bloccato da 20 anni, con le stesse identiche elencazioni di problemi che tutti dicono che bisogna risolvere e nessuno risolve?» ha detto il premier tra gli applausi della platea. 

«Sul patto di stabilità avete ragione». Matteo Renzi si è rivolto poi a Maroni, che aveva chiesto, a nome delle Amministrazioni locali più virtuose, un cambio di passo importante sul patto di stabilità e la possibilità di consentire investimenti a quegli enti locali che sarebbero in grado di compierli senza la “morsa” dei bilanci nazionali. Renzi, su questo tema, è stato esplicito: «Io dico a Maroni: hai ragione tu, sul patto di stabilità. Non dico: ah, dov’eri prima. Dico: hai ragione tu. E racconto che cosa stiamo facendo in queste ore». «Il primo passo – ha annunciato il premier – sarà liberare dal patto circa un miliardo di euro per i comuni. L’operazione verrà approvata mercoledì nel Consiglio dei Ministri. Il mio desiderio sarebbe quello di eliminare totalmente il patto di stabilità per Regioni e Comuni: Ho cambiato mestiere, ma non ho cambiato idee. Quel patto è stupido. Lo rispetto per un motivo molto semplice: l’Italia ha un problema di credibilità in Europa. Sui mercati, a livello internazionale. Il fiscal compact è stato approvato da forze politiche eterogenee e io non posso, unilateralmente, decidere di non seguirlo».

«Tuteliamo il verde cittadino, ma rilanciamo le aree dismesse». Il presidente di Confindustria Bergamo, nel suo intervento, aveva criticato anche alcune politiche delle Amministrazioni locali, che spesso intralciano la volontà delle imprese di realizzare investimenti attraverso tutele di aree che hanno, a suo parere, poco senso. Matteo Renzi, su questo piano, si è detto d’accordo solo in parte con Galizzi, affermando che lui stesso, da sindaco, è stato un sostenitore delle tutele ai “green field”, le zone verdi cittadine. Renzi ha ammesso anche però che quello di Galizzi sia uno spunto interessante, perché va a toccare la questione italiana dei «blocchi sovrintendenziali. Si mette in capo a soggetti, quasi sempre monocratici, il compito di decidere come fare o come non fare e s’arriva a vincolare degli edifici che non sono la cupola del Brunelleschi o Bergamo Alta, ma presunti capolavori di archeologia industriale o presunte opere importanti del XX secolo. Allora la vera sfida è consentire di buttar giù e ricostruire». Proprio come ha fatto la Persico a Nembro con l’ex Comital in cui si è svolta l’Assemblea: dare nuova vita a aree industriali e urbane dismesse.

«Università come forza solo se riformata». Presente in platea cìera il rettore dell’Università di Bergamo, Stefano Paleari, che più volte ha detto come l’Italia dovrebbe essere più consapevole della forza trainante per l’economia rappresentata dai poli universitari italiani, se guidati (e finanziati) nel modo giusto. Renzi si è detto d’accordo, precisando però che prima che ciò accada è necessario un mutamento dell’Università italiana, che «troppe volte è stata, fino ad oggi, più che una soluzione un problema». Tutto questo causa «dell’eccesso di cariche universitarie, di baronie, di atteggiamenti discutibili all’interno dell’Università. Così, in alcune parti del Paese, si è distrutto il potenziale di sviluppo». Renzi ha detto di accetta di buon grado la sfida della Conferenza dei Rettori, ovvero rendere l’Università italiana un fulcro dell’economia del Paese, a patto però che «le Università tornino ad essere luoghi in cui nascono idee in grado di divenire occasioni di arricchimento culturale, ma anche occasioni di sviluppo economico e di business. «Perché non ne posso più di andare in America o in altri Paesi dove le università sono a fianco delle imprese e vedere che là, un ragazzo che si chiude in un garage e ottiene dei risultati trova l’università che lo aiuta, mentre da noi, se un ragazzo si chiude in un garage per tirare fuori un’idea, arriva l’Asl, chiude a chiave tutto, pone il problema di vincoli burocratici e l’Università è a fare i corsi per gli amici degli amici o per i nipoti dei nipoti».

«Diamo fiducia agli insegnanti come alle imprese». Galizzi s’era soffermato anche sull’importanza della creazione di una collaborazione continua tra mondo del lavoro e scuola, sulla necessità di offrire canali privilegiati agli studenti che si preparano su materie specifiche. Il premier ha acconsentito, ma allo stesso tempo sottolineato che il primo passo da fare sia quello di ridare fiducia agli insegnanti: «Bisogna avere rispetto degli insegnanti e lo dico alla mia generazione. Oggi i padri vanno a scuola e se gli si dice qualcosa di negativo sul figlio si lamentano con gli insegnanti. Questo atteggiamento è sbagliato. Abbiamo tolto dignità sociale all’insegnante. Lo dico di fronte all’assemblea degli industriali: dobbiamo tornare a voler bene agli insegnanti dei nostri ragazzi. Consegniamo loro quello che di più prezioso abbiamo: la libertà e l’educazione dei nostri figli. Noi abbiamo bisogno di un Paese che come dà fiducia alle imprese dà fiducia anche agli insegnanti».

«Taglieremo 18 miliardi di tasse». renzi si è poi soffermato sui provvedimenti economici che il suo Governo prenderà da qui ai prossimi mesi: «Con la finanziaria del 2015 noi taglieremo 18 miliardi di euro di tasse. Prendete pure nota. Lo faremo. Di questi, 10 andranno a finanziare in modo stabile il così detto “bonus degli 80 euro”, mentre mezzo miliardo andrà in detrazioni fiscali per le famiglie, cercando di dare un’attenzione ai figli e alla situazione complicata che vive oggi il tessuto connettivo della famiglia». Il resto verrà investito principalmente in una misura: un triennio a zero contributi per i datori di lavoro che assumeranno nuovi dipendenti a tempo indeterminato. «Togliamo l’articolo 18, togliamo per i primi tre anni i contributi per i neoassunti e sfido gli imprenditori che possono farlo ad assumere a tempo indeterminato. Senza questi vincoli, questi pesi, è una grande occasione» ha affermato. Infine una promessa agli imprenditori presenti: «Giorgio Squinzi, ma anche i rappresentanti delle piccole-medie imprese mi hanno sempre detto che l’Irap è una tassa veramente ingiusta e illogica. Bene, dal 2015 aboliremo la componente lavoro dalla tassa dell’Irap, che vale circa 6 miliardi e mezzo di euro, ed è un impegno che io voglio prendere qui, di fronte a voi. Deve avere in modo chiaro il messaggio che l’Italia cambia davvero e che si sceglie di cambiare davvero».

«Controlli unificati e Tfr volontario su base mensile». Renzi ha in seguito illustrato alcune novità inserite nel Jobs Act e altre che verranno presentate nei prossimi giorni, ma che riguardano da vicino le imprese. La prima riguarda la previsione che i controlli alle aziende dei vari enti pubblici (Asl, Inps, ecc…) verranno svolti contemporaneamente in modo tale che l’imprenditore non sia costretto, ogni settimana o ogni mese, a dedicare una parte del suo prezioso tempo a dei controlli che potrebbero essere svolti in un’unica giornata. Nei prossimi giorni, ha aggiunto, il Governo presenterà anche un piano con le banche che consentirà, a chi lo vorrà, di incassare il Tfr su base mensile. Questo, a suo parere, è fondamentale: «Perché l’idea che io obblighi tutti a fare come voglio io è sbagliata, ma siamo in un momento in cui viviamo la contrazione dei consumi. Naturalmente devono esserci delle operazioni bancarie di sostegno alle piccole-medie imprese per fare questo, ma una persona ha diritto ad avere il trattamento di fine rapporto mensilmente, credo che questo sia un passaggio importante e serio».

«Noi faremo una spendig review da 16 miliardi». In chiusura di intervento, il premier si è soffermato sull’opera di spending review che sta compiendo il Governo: «Taglieremo 16 miliardi di euro. Non l’ha mai fatta nessuno una spending di questo tipo. Poi questi saranno anche annunci, ma intanto io lo dico. Nel complesso, la manovra avrà un valore da 30 miliardi, tutto senza aumentare di un centesimo le tasse dei cittadini». È poi tornato sul tema dello sblocco di un miliardo di euro dal patto di stabilità per i Comuni, precisando che così facendo i sindaci potranno prevedere un’unica tassa comunale, con un valore chiaro e preciso, in modo tale che poi, la cittadinanza, comparando la spesa per la tassa ed i servizi offerti, possa concretamente valutare l’operato di un sindaco. «Questo è il senso della responsabilità che credo possa accomunare tutte le parti politiche».

La conclusione ha avuto il tono di un appello orgoglioso a remare tutti dalla stessa parte, prendendo spunto dallo slogan dell’Assemblea, “Scegliere di Cambiare”: «Se smettiamo di litigare, di perdere tempo dietro a discussioni inutili e iniziamo finalmente a mettere al centro l’Italia e gli italiani, io sono assolutamente convinto che il coraggio di cambiare, la scelta di cambiare, la possibilità di cambiare consegnerà a quei ragazzi, e ai loro figli – ha detto il premier indicando la parte della platea occupata dai 400 studenti degli Istituti superiori della provincia – un Paese in grado non di dettare legge nel mondo, ma di produrre bellezza, che è la cosa più grande e più importante».

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