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Treviglio

Associazione a delinquere, indagate due famiglie che gestivano cooperative

La Dda di Brescia a notificato la conclusione delle indagini a 32 indagati, l'accusa è di associazione a delinquere con favoreggiamento della 'ndrangheta

Associazione a delinquere, indagate due famiglie che gestivano cooperative
Cronaca 17 Marzo 2021 ore 14:55

Due famiglie imprenditoriali, quella degli Stillitano di Calvenzano e quella dei Provenza di Gorgonzola, sarebbero attualmente indagate per associazione a delinquere, con l’aggravante del favoreggiamento alla ‘ndrangheta.

A renderlo noto un articolo di oggi mercoledì 17 marzo sul Corriere di Bergamo, che spiega come i due gruppi facessero affari soprattutto nelle cooperative di facchinaggio e lavorassero nella zona di Treviglio. L’accusa sostiene che il capostipite Francesco Provenza, di 64 anni, con la complicità dei due figli e del commercialista Renato Santoro, di base a Treviglio, così come con Vincenzo Cotroneo, 47enne del posto, avrebbe deviato fino a 13 milioni di euro dalle cooperative portate avanti dalla sua impresa. Sarebbero state riscontrate inoltre mancate dichiarazioni e omissioni nel pagamento delle imposte e l’emissione di false fatture. Cotroneo era già stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa proprio a causa del suo legame con Pino Pensabene, boss della ‘ndrangheta a Desio arrestato nel 2012.

Gli Stillitano avrebbero sfruttato negli anni una serie di società da loro aperte, che in realtà venivano utilizzate per coprire spese personali e venivano fatte fallire dopo pochi anni.

In aggiunta a questo le aziende di entrambe le famiglie avrebbero effettuato delle false assunzioni di almeno 50 immigrati, che avrebbero in questo modo ottenuto illecitamente la cittadinanza. Nel corso delle perquisizioni, in vari luoghi e diverse circostanze, a Francesco Provenza è stato anche sequestrato un tesoretto, che si pensa frutto di guadagni non dichiarati, della cifra complessiva di 385.400 euro.

Sul fronte della difesa gli avvocati delle due famiglie, Nicola Marannino per gli Stillitano e Angelo Colucci per i Provenza, ritengono infondate tutte le accuse mosse ai loro assistiti e daranno battaglia in tribunale.

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