Il cordoglio

Averara piange Michele Regazzoni, schiacciato da un albero: «Un ragazzo pieno di sogni»

Il sindacato Cgil chiede di fare piena luce su quanto accaduto al giovane. Chiuso per lutto il bar dove lavora la fidanzata del 23enne

Averara piange Michele Regazzoni, schiacciato da un albero: «Un ragazzo pieno di sogni»

Averara è sotto shock per la morte di Michele Regazzoni, classe 2002 residente in paese, deceduto prematuramente nella mattinata di ieri (martedì 28 luglio), mentre era impegnato nel taglio di alcuni alberi nei boschi sopra la diga di Valmora. La notizia si è diffusa rapidamente in tutta l’Alta Valle Brembana, lasciando sgomenta una comunità che conosceva e stimava il giovane, il quale da poco era riuscito a realizzare il sogno di mettersi in proprio nel settore forestale.

Il ricordo della comunità

Michele con Team Enus e Corvi Neri

Come riporta il Corriere Bergamo nel giro di poche ore sono stati decine i messaggi di cordoglio pubblicati sui social. Tra i più toccanti quello del Team Enus e dei Corvi Neri: «Eri, sei, sarai sempre uno di noi! Un corvo neo libero nel cielo. Vola su di noi sempre più alto che puoi. Ciao Michele». Anche il paese si è stretto attorno alla famiglia. In tanti hanno raggiunto il papà Erik, la mamma Laura Lazzaroni e la sorella Chiara per esprimere la propria vicinanza dopo la tragedia.

Un sogno diventato tragedia

Michele Regazzoni lavorava come libero professionista e da poco aveva avviato la propria attività nel settore del taglio boschivo. Un traguardo raggiunto dopo essersi iscritto al registro delle aziende boschive, coronando una passione coltivata fin da ragazzo. «L’ho visto andare al lavoro, ci siamo incrociati intorno alle 6. Qui tutti lo conoscevano, era un ragazzo volenteroso – ha riferito il sindaco di Averara, Mauro Egman. – Era fierissimo di essere riuscito a mettersi in proprio e iscriversi al registro delle aziende boschive».

Il dolore degli amici

Tra chi fatica ad accettare quanto accaduto c’è Simone Regazzoni, amico fraterno del 23enne: «Michele era il mio migliore amico, non ho ancora realizzato quanto successo. Ci siamo conosciuti sei anni fa perché facevamo atletica insieme. I boschi erano la sua passione, fa ancora più male pensare che sia morto proprio in una foresta e poco dopo aver coronato il suo sogno di aprire la propria azienda boschiva. Aveva appena frequentato un corso per potersi iscrivere al registro. Amavamo entrambi la montagna, i boschi e andare in moto».

Il dolore ha colpito anche l’Atletica Valle Brembana, società nella quale Michele aveva praticato per anni la corsa in montagna: «Avevo letto che c’era stato un incidente, ma ho sperato fino all’ultimo che non fosse il nostro Michele. Era uno spirito libero: dopo sette anni aveva lasciato lo sport perché voleva lavorare e realizzare il suo sogno di mettersi in proprio» – lo ha ricordato il presidente Roberto Ferrari.

Il bar della fidanzata chiuso per lutto

A testimoniare il clima di profondo dolore anche il bar La Dogana di Averara, dove lavora la fidanzata Giorgia. Il locale è chiuso per lutto e sulla porta è stato affisso un semplice cartello segnaletico che spiegava il motivo della chiusura.

L’incidente

L’allarme è scattato intorno alle 7.30, quando i colleghi, impegnati più a monte, si sono accorti dell’assenza di Michele e lo hanno trovato privo di sensi dopo essere stato schiacciato dall’albero che stava tagliando. Sul posto sono intervenuti l’elisoccorso decollato da Sondrio, il Soccorso Alpino della Valle Brembana, il personale di Ats e i carabinieri della Compagnia di Zogno, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile. L’area è stata posta sotto sequestro e la Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. La salma è stata trasferita all’ospedale Papa Giovanni XXIII per gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria.

L’intervento della Cgil

Sulla tragedia è intervenuta anche la Cgil di Bergamo, che ha espresso vicinanza alla famiglia e chiesto di fare piena luce sull’accaduto: «Di fronte a una vita spezzata a questa età non ci sono parole di circostanza che tengano: alla famiglia va il cordoglio e la vicinanza della Cgil di Bergamo. Ma al dolore subentra subito una responsabilità precisa: capire come e perché si continua a morire sul lavoro».

Il responsabile Sicurezza sul lavoro del sindacato, Angelo Chiari, ha sottolineato la necessità di verificare l’eventuale presenza di rapporti di appalto o subappalto e ha ricordato come una parte significativa degli infortuni mortali avvenga proprio all’interno di queste filiere, ribadendo che la tutela della sicurezza deve rappresentare un requisito imprescindibile in qualsiasi attività lavorativa.