Esercito buono della cura

Badanti, più della metà in nero Ecco come metterle in regola

Badanti, più della metà in nero Ecco come metterle in regola
28 Maggio 2019 ore 14:22

Qualcuno le ha definite “l’esercito buono della cura”. Sono “le” badanti, dove l’articolo femminile segna la grande preponderanza delle donne, soprattutto straniere, che da qualche anno si occupano dei familiari più anziani e più “malandati”, a testimonianza di un sistema di welfare che non sempre risponde a bisogni e aspettative delle famiglie. In tutta Italia 800mila, in provincia di Bergamo quasi 5mila. Il problema che emerge da ogni indagine, però, è che oltre la metà degli assistenti familiari lo fa tuttora “in nero”, ovvero senza coperture previdenziali né contributive, e 910mila senza permesso valido. Ne parla la Cisl provinciale in un comunicato stampa.

Strumento per mettersi in regola. Da oggi, però, lavoratrici e lavoratori che vogliono mettersi in regola hanno uno strumento in più: Sportello Lavoro della Cisl, infatti, è stato iscritto all’albo dei soggetti autorizzati allo svolgimento delle attività di intermediazione, fornendo così  un punto di riferimento per la famiglie alla ricerca di assistenti familiari e colf e  per le badanti alla ricerca di un lavoro nella provincia di Bergamo (con recapiti zonali a Grumello del Monte, Dalmine, Gazzaniga, Lovere, Treviglio). «Siamo assolutamente convinti che la tutela delle lavoratrici passi dalla regolarizzazione lavorativa e dalla conoscenza dei propri diritti e doveri, spesso poco garantiti e conosciuti – dice Danilo Mazzola, segretario provinciale della Cisl di Bergamo. Per questo abbiamo creato questo sportello, che grazie al coordinamento di diversi attori del nostro sistema (Fnp che riceve la domanda delle famiglie, Fisascat che intercetta l’offerta di lavoro delle assistenti familiari, Ial che soddisfa le esigenze formativo delle lavoratrici, Caf – C&B Service – che  stipula e gestisce gli aspetti previdenziali e fiscali del contratto) può garantire un servizio di assoluta qualità. D’altronde, il lavoro prezioso di assistenza delle lavoratici straniere, che suppliscono all’assenza di politiche di welfare dedicato agli anziani che possa essere economicamente sostenibile, è  prezioso per la nostra comunità,  perché si fanno carico di un compito che in parte non siamo più in grado di assolvere».

 

 

Parte importante del Pil. «Un comparto forte della nostra economia, nel quale però non esiste ancora un sistema di agevolazioni fiscali adeguato per chi assume ma solo minime forme di detrazioni e deduzione dei costi. Ed è un lavoro di grande rilevanza sociale, di indispensabile supporto alle famiglie e anche di inclusione delle popolazioni migranti, visto che la stragrande maggioranza degli addetti è di origine straniera: in provincia, 3.500 dei circa 5.000 assistenti provengono da Europa dell’Est e America Latina. Si tratta – conclude Mazzola – di migliaia di donne che lasciano i propri figli ai nonni, amici o anche a sconosciuti per poter dar loro un futuro, soggetti fragili e spesso in povertà che vivono questa condizione con molta sofferenza e sacrificio».

Chi si rivolge allo sportello. Nei due anni e mezzo di attività, le persone che si sono rivolte allo sportello, in cerca di un lavoro come badante e colf, sono state 872 di cui 811 donne e 61 uomini. Le nazionalità maggiormente rappresentate sono del Sud America e Est Europa per il 73%, italiane 9%,  asiatiche e africane 18%. I contratti di lavoro sottoscritti con esito positivo dal 2016 al 2018 sono stati 121, di cui 19 a tempo determinato e 102 a tempo indeterminato. «Un servizio importante – dice Isabel Perletti, responsabile del servizio -, che cresce quanto è il bisogno di assistenza, dai 44 contratti stipulati nel 2017 siamo passati ai 67 del 2018 pari a +52%.  Lo Sportello Lavoro garantisce alle famiglie  la possibilità di colloquiare e assumere badanti referenziate e alle badanti un contratto di lavoro regolare».

Le criticità. L’attività di intermediazione dello Sportello in tema di lavoro di cura  fa emergere alcune criticità tipiche del lavoro familiare, quale rapporto di lavoro speciale fondato sul rapporto personale e intimo tra le parti. «Da un lato – racconta Perletti – c’è l’esigenza delle famiglia (spesso composta da figli unici) di avere un assistenza h 24, con una badante che si sostituisca interamente al familiare nella gestione dell’anziano/a. La famiglia non ricerca solo una dipendente qualificata e referenziata, bensì di un’amica, un membro aggiuntivo della famiglia. L’eccessiva confidenza e familiarità  provoca in alcuni casi comportamenti inappropriati delle badanti. Dall’altro lato vi è la necessità di avere un lavoro da parte delle badanti, molto spesso costrette ad accettare condizioni contrattuali poco favorevoli, garantendo involontariamente un lavoro senza riposi.  L’abitazione dell’assistito/a diventa quella della badante che spesso non ha uno spazio proprio e riservato. Lo sforzo fisico nel sollevare non correttamente pazienti allettati, le notti in bianco  per la cura di pazienti di Alzheimer, logora e invecchia le badanti prima del tempo e all’età di 60 anni rende  difficile, se non impossibile, trovare un lavoro di assistenza. La mancanza dei loro cari e    imprevisti dall’altra parte del mondo che richiedono la loro presenza in patria, costringe le badanti a partenze improvvise con la conseguenza perdita del lavoro».

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