Ci sono anche Bergamo e la sua provincia tra i territori interessati dalla maxioperazione della Guardia di Finanza che ha portato allo smantellamento di una presunta rete finanziaria clandestina con base a Pero, nel Milanese. L’inchiesta ha coinvolto 30 persone, destinatarie di misure cautelari, e ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di beni e disponibilità per oltre 21 milioni di euro.
Il sistema, secondo la ricostruzione degli investigatori, operava dietro la copertura di una società di autonoleggio e offriva servizi finanziari illegali (riciclaggio internazionale, frodi fiscali, reati fallimentari, traffico di stupefacenti e reati in materia di armi) a soggetti coinvolti in attività come evasione fiscale, traffico di droga e truffe. Le perquisizioni sono state estese a 26 province italiane, tra cui Bergamo, Brescia, Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese.
La presunta banca clandestina dietro un autonoleggio
L’intervento, come riportano i colleghi di PrimaMilanoOvest, ha visto impegnati oltre 350 militari della Guardia di Finanza, con il supporto di reparti specializzati e della componente Antiterrorismo Pronto Impiego. Oltre alla Lombardia, le operazioni hanno interessato territori di Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Calabria e Campania. L’operazione ha coinvolto anche le autorità straniere: due persone sono state arrestate in Spagna, in Svizzera ci sarà l’esecuzione di una rogatoria internazionale per l’arresto di un indagato.
Al centro dell’inchiesta c’è una struttura che, secondo gli investigatori, avrebbe fornito servizi analoghi a quelli di un istituto finanziario, ma al di fuori dei circuiti ufficiali. A gestirla sarebbero stati tre italiani ritenuti vicini a organizzazioni mafiose: due indicati come referenti di cosche della ’ndrangheta crotonese, già condannati in via definitiva, e un terzo ritenuto organico al clan dei Casalesi.
La rete avrebbe inoltre potuto contare sulla collaborazione di complici cinesi e albanesi, dando vita a un sistema transnazionale per la movimentazione e il riciclaggio di denaro. Le indagini hanno ricostruito un volume di fatture per operazioni inesistenti superiore a 110 milioni di euro e trasferimenti di denaro verso l’estero per circa 68 milioni.
Fatture false, contanti e criptovalute
Il meccanismo si sarebbe basato su una rete di società cartiere, imprese formalmente esistenti ma intestate a prestanome, che emettevano fatture per prestazioni mai effettuate. Le aziende che le utilizzavano, attive soprattutto nei settori dell’edilizia, della logistica e dei servizi, potevano così ridurre contabilmente i propri redditi imponibili.
Dopo aver ricevuto i bonifici per le fatture false, la presunta organizzazione avrebbe restituito alle imprese parte delle somme in contanti, trattenendo una commissione compresa tra il 2% e il 5%. Le società cartiere venivano poi avviate al fallimento e sostituite con nuove imprese. Il denaro utilizzato per queste operazioni sarebbe provenuto, tra l’altro, da evasione fiscale e narcotraffico.
Le somme accumulate sui conti delle società coinvolte sarebbero state successivamente trasferite all’estero, anche in Lussemburgo, Lituania e Germania, per essere poi convertite in criptovalute e inviate a portafogli digitali riconducibili, secondo l’accusa, all’organizzazione. La rete sarebbe stata utilizzata anche per riciclare i proventi di truffe informatiche.
Tra le contestazioni c’è anche l’aggravante mafiosa. Secondo l’ipotesi investigativa, una parte dei proventi illeciti sarebbe stata destinata al sostegno di esponenti della ’ndrangheta detenuti, mentre armi e veicoli sarebbero stati forniti a persone vicine alla Società Foggiana, conosciuta anche come «Quarta Mafia».
L’indagine avrebbe infine fatto emergere presunti episodi di infedeltà e corruzione. Tra le persone coinvolte anche un dipendente del Tribunale di Milano, accusato di aver consultato abusivamente sistemi informatici con la complicità di un avvocato per comunicare informazioni sulle indagini, e un ex appartenente alla Guardia di Finanza, sospettato di aver ricevuto denaro in cambio di notizie riservate e promesse di agevolazioni su cartelle esattoriali.