Cronaca
I morti, per ora, sono 22

Bangkok, la bomba al santuario indù popolare persino tra i buddhisti

Bangkok, la bomba al santuario indù popolare persino tra i buddhisti
Cronaca 18 Agosto 2015 ore 12:29

Turismo ed economia locale erano con tutta probabilità gli obiettivi degli attentatori di Bangkok, in Thailandia, che ieri hanno fatto esplodere una bomba nei pressi del santuario indù di Erawan, in pieno centro città, provocando la morte di 22 persone e il ferimento di altre 123. Almeno sette gli stranieri uccisi: due malaysiani, due taiwanesi, due singaporiani e un cinese di Hong Kong. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti un ordigno sarebbe esploso in un centro commerciale, vicino anche all’hotel della catena americana Hyatt, e la polizia ha visionato i video delle telecamere della zona per identificare il sospetto responsabile dell'attacco. Altre fonti di polizia citate dal quotidiano The nation sostengono che la bomba contenente 5 chili di dinamite fosse nascosta sotto una panchina all'esterno del santuario Erawan, altri ancora dicono che l’ordigno fosse su una moto.

Il simbolico luogo dell’esplosione. Il quartiere in cui è avvenuto l’attentato è il cuore del distretto turistico della città, per questo motivo il ministro della Difesa thailandese, Prawit Wongsuwan, ha dichiarato appunto che «i responsabili intendevano distruggere l’economia e il turismo». In realtà l’incrocio di Rachaprasong, luogo esatto dell’esplosione, durante le proteste del 2010 è stato per almeno due mesi il quartier generale delle camicie rosse. Una strada affollatissima, soprattutto alle 19, momento in cui è scoppiata la bomba.

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Possibili piste. Della stessa idea anche il primo ministro Prayuth Chan-ocha, a capo della giunta militare al potere dal maggio 2014, il quale ha aggiunto che quello subito il 17 agosto dalla Thailandia è il peggiore attacco al Paese della sua storia. Altre bombe erano esplose nell’ultimo anno e mezzo, cioè da quando i militari hanno preso il potere nel Paese grazie a un golpe, ma mai si era verificato un attentato grave come quello di ieri. Per il momento nessuno ha rivendicato il gesto. Nemmeno i separatisti islamici del sud, che da oltre un secolo hanno intrapreso un’insurrezione la cui violenza periodicamente si intensifica. Il capo di Stato maggiore e vice ministro della Difesa, ha escluso questa pista perché l'attentato non corrisponde alle tecniche solitamente usate dai separatisti del sud: sebbene hanno ucciso 6.500 persone dal 2004 a oggi, non si sono mai spinti fuori dalle province meridionali.

Il contesto thailandese oggi. La situazione generale in questi ultimi tempi a Bangkok è relativamente tranquilla, e la calma sembrava essere tornata dopo il golpe del maggio 2014, che ha deposto il governo legittimamente eletto. Il colpo di stato, il dodicesimo dalla fine della monarchia assoluta del 1932, era arrivato dopo una lunga crisi politica cominciata sei mesi prima. Il principale partito di opposizione del Paese ha cominciato a organizzare enormi manifestazioni a Bangkok per protestare contro una legge sull’amnistia presentata dal governo, che secondo i manifestanti era stata varata solo per tutelare il fratello della premier, che era latitante e voleva rientrare in Thailandia. Yingluck Shinawatra venne rimossa dal suo incarico su decisione della Corte Costituzionale, con l’accusa di abuso di potere, e l’esercito impose la legge marziale per «mantenere l’ordine».

Camicie gialle contro camicie rosse. Da allora si è fatta più forte la storica divisione politica tra “camicie gialle” e “camicie rosse”. Le prime, appartenenti alle élite di Bangkok, sono vicine al Re mentre le seconde sono le masse povere delle campagne e delle città del nord e del nord-est, sostenitori dei governi populisti. I militari in Thailandia sono tradizionalmente vicini alla corona, mentre il governo di Shinawatra era vicino alle camicie rosse. Alla luce di queste precisazioni il sospetto attentatore fermato si ritiene possa essere una camicia rossa nostalgica dei tempi del governo Shinawatra.

Le altre bombe. Un portavoce della giunta militare ha riferito che nella zona dell’attentato sono state ritrovate almeno altre due bombe, una delle quali è stata fatta esplodere. Inoltre questa mattina una piccola granata è stata lanciata da un ponte ed è esplosa in acqua, nei pressi del molo Sathorn, sul fiume che attraversa la città, sotto il ponte Saphan Taksin, a circa 4 chilometri dal santuario Erawan. Non si sono verificati danni né vittime.

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L’importanza di Erawan per i thailandesi e non solo. Il santuario di Erawan è un luogo di grande suggestione, sono moltissimi i fedeli che ogni giorno vi si recano in preghiera. È un tempio induista in una città a maggioranza buddhista, e il suo nome deriva da un elefante a tre teste di una leggenda indù. Non è altro che una statua di Brahma, divinità indù, situata nella parte più affollata della città moderna, che riceve offerte da milioni di persone ogni anno. Qui si respira la vera atmosfera della spiritualità orientale. Profumi d’incenso, colori dorati, fiori, danzatrici, avvolgono chiunque entri nel tempio, facendo dimenticare il caos che regna nella zona commerciale appena fuori dall’area sacra. Il santuario è uno dei templi induisti più popolari anche tra la popolazione buddhista.

La storia di Erawan. Fu costruito nel 1956 per tenere lontane le forze del male che remavano contro la costruzione del vicino Grand Hyatt Erawan Hotel. Dopo l’edificazione di Erawan la costruzione dell’hotel venne portata a termine senza problemi e incidenti, come invece era accaduto fino a quel momento. Da allora la fama propiziatoria del tempio si è mantenuta fino a oggi e così chiunque passi davanti al santuario, qualunque sia l’estrazione sociale a cui appartiene, si ferma e accende un incenso, prega per il buon esito della giornata. Un’oasi di pace, insomma, dove le buone azioni vengono incoraggiate, come quella di liberare un uccellino tenuto in gabbia o acquistare un biglietto della lotteria a un venditore disabile. Solo nel 2006 un vandalo distrusse parte della statua originale, e per questo venne picchiato a morte dai presenti.

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