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Bere acqua mentre si fa sport? Gli esperti: sì, ma senza affogare

Bere acqua mentre si fa sport? Gli esperti: sì, ma senza affogare
Cronaca 17 Luglio 2015 ore 16:38

I più temerari si allenano anche con il gran caldo: corrono nei parchi in parte riparati dalla verzura o perseguono una intensa attività fisica nelle palestre, refrigerate dall’aria condizionata. I più, con una bottiglia d’acqua o di bevande saline alla mano, per stemperare la sete. Un gesto, quello di bere durante l’attività fisica, quasi automatico, ma un gruppo di esperti americani mette in guardia, in un documento guida pubblicato sull'ultimo numero del Clinical Journal of Sport Medicine, sul giusto quantitativo di liquidi da introiettare. Perché il bere “aggressivo” per prevenire la disidratazione o anche il rimane all’asciutto possono, entrambi, costituire un rischio.

L’indicazione di ieri. Bere anche prima dell’attività fisica: ovvero agire preventivamente evitando che l’organismo avverta la sete e risenta della perdita dei liquidi dovuta al sudore e allo sforzo della performance, rifocillando la dose durante la prestazione sportiva. Così si raccomandava fino a quale tempo fa: e gli sportivi, quelli agonisti o gli atleti di professione, da bravi, tenevano questo comportamento bevereccio che tuttavia oggi non sembra più del tutto opportuno. Infatti proprio la sete sembra essere il primo e forse il solo parametro di misura per regolare l’assunzione del giusto quantitativo di liquidi e in grado di abbeverare l’organismo senza che incorra nel rischio di disidratazione. O di effetti contrari dovuti a degli eccessi.

 

bevande

 

Infatti bere troppa acqua potrebbe addirittura indurre nello sportivo manifestazioni quali nausea e confusione fino all’edema cerebrale, cioè a un ingrossamento del cervello per un sovraccarico di acqua, secondo quella condizione che la medicina definisce "ipoanatremia". Dunque troppa acqua può fare male? Sì, anche durante lo sport, perché quando nel corpo viaggiano liquidi in eccesso, la concentrazione di sodio cala bruscamente con un effetto importante sui reni. Questi diventerebbero incapaci di smaltire tutta quell’acqua ingurgitata, trovandosi nella situazione di chiamare in ausilio le cellule le quali si mettono al lavoro per supportare i reni ad assorbirla. Ma come reazione avversa l’organismo potrebbe gonfiarsi in tutte le sue componenti, dando adito alla possibilità di effetti collaterali significativi: crisi epilettiche, coma o anche esiti letali.

Meglio un po’ di disidratazione forse e nei limiti. Facendo cioè attenzione ai giusti segnali, perché i crampi muscolari o i colpi di calore che spesso vengono imputati alla mancanza di fluidi, sono in realtà un indicatore che si sta producendo troppo calore. Tanto più che gli esperti avvertono che l’organismo è in grado di tollerare modesti livelli di disidratazione, ovvero potrebbe infatti arrivare a perdere fino al 3 per cento del proprio peso corporeo dopo l’attività fisica, dovuta all’espulsione di sudore e liquidi, senza mettere a rischio il fisico o la performance atletica.

Quanto bere allora durante la prestazione sportiva? Per regolarsi sul dosaggio di acqua e liquidi i consigli degli esperti sono sostanzialmente due. Tenere d’occhio i chili dopo l’attività fisica: se salendo sulla bilancia l’ago è oltre il proprio peso forma, è indice che si è bevuto troppo mentre se il calo è eccessivo, ovvero pari o superiore al 2 per cento del peso corporeo, invece non si è bevuto a sufficienza. Oltre a questa, vi è anche un'altra indicazione: il colore della pipì. Troppo scura, dice che si è disidratati, ma se è più chiara del giallo normale avverte che l’apporto idrico è oltre le soglie ammesse. Dunque, mentre si fa sport, oltre ai piedi per correre meglio, drizzate anche le antenne verso questi campanelli di allarme. È tutta salute.

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