Il pericolo esiste

Bergamo avrà la sua Antimafia

Bergamo avrà la sua Antimafia
02 Maggio 2015 ore 12:30

Bergamo avrà presto la sua Antimafia. Il Comune sta infatti seriamente pensando ad una commissione che monitori la presenza della criminalità organizzata in città e immediati dintorni. L’idea è nata il 17 aprile scorso a Como, durante la presentazione del rapporto sulle mafie al Nord preparato dall’Università di Milano per le commissioni antimafia del Parlamento e della Regione Lombardia. All’incontro hanno partecipato i rispettivi presidenti, Rosy Bindi e Antonio Girelli, più una serie di investigatori e di addetti ai lavori. Gori ha spedito in missione a Como la presidente del Consiglio comunale, Marzia Marchesi. La Marchesi ha preso contatti, imbastito rapporti. Risultato: a breve dovrebbero arrivare a Bergamo i massimi esponenti della commissione regionale per incontrare il sindaco e discutere dell’istituzione di un organismo identico anche a Palazzo Frizzoni.

Un atto senza precedenti, che segna la definitiva presa di coscienza di come la “mala pianta” rischi seriamente di attecchire anche dalle nostre parti. Un bel passo avanti, politico ma prima ancora culturale, se si considera che fino a una manciata di anni fa qualche rappresentante delle istituzioni liquidava la faccenda ridacchiando: «Io di coppole in giro non ne vedo…». Di coppole continuano a non vedersene, e nemmeno di lupare. Ma i segni delle infiltrazioni dei clan si notano eccome. Le inchieste delle procure antimafia che si spingono in Bergamasca sono sempre più numerose, gli arresti negli ultimi due anni non sono mancati. Non solo. Chi tiene gli occhi aperti si è accorto di alcuni segnali da non sottovalutare.

 

 

Bergamo resta una città ricca: per le mafie, il terreno ideale dove investire soldi sporchi, lontano dal binocolo delle Dda di Milano e Brescia. Non sono passati inosservati, in città, alcuni locali spuntati dal nulla e diventati di gran moda. Soprattutto in uno scenario di crisi persistente, in cui la maggioranza degli imprenditori fatica a ottenere credito dalle banche e a tenere sollevata la saracinesca, balza all’occhio chi invece sembra avere un rubinetto sempre aperto cui attingere.

Su questi e altri fenomeni (infiltrazioni negli appalti in primis) la futura commissione antimafia comunale punterà la sua lente d’ingrandimento. Sarebbe esagerato dire che a Palazzo Frizzoni c’è allarme, ma un po’ di preoccupazione sta emergendo. I tempi sono maturi per ammettere che il pericolo esiste: alla favola di «Bergamo isola felice» non crede ormai più nessuno, ammesso e non concesso che lo sia mai stata. «Il più grande inganno del diavolo è far credere che non esiste» diceva qualcuno. I clan hanno imparato bene la lezione. Ma per Bergamo è ora di svegliarsi e iniziare a riconoscere le loro tracce.

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