Un'idea che guarda al futuro

La strana richiesta di Bill Gates al governo Usa: «Fateci pagare più tasse»

C’è troppa disparità fiscale in America. Cento manager in tre giorni di Borsa hanno guadagnato più che tutti i dipendenti in un anno.

La strana richiesta di Bill Gates al governo Usa: «Fateci pagare più tasse»
07 Gennaio 2020 ore 23:10

di Giuseppe Frangi

Fatemi pagare più tasse. Anzi, fateci pagare più tasse. È l’appello che Bill Gates ha lanciato dal suo blog (gatesnotes.com) come pensiero per il decennio che si è appena aperto. Non è affatto una boutade, ma una proposta di riforma del sistema fiscale americano, per evitare quello anche quest’anno si è ripetuto: sono bastati tre giorni di contrattazioni borsistiche perché i manager delle 100 principali società quotate abbiano superato il guadagno medio annuo dei dipendenti delle società stesse. Bill Gates è tra gli uomini più ricchi del mondo, superato lo scorso anno solo dal boss di Amazon, Jeff Bezos. È anche un uomo che ha scelto di bilanciare questa enorme fortuna con un grande impegno filantropico attraverso la Fondazione intitolata a lui e a sua moglie. Ma nel suo blog il fondatore di Microsoft precisa che se lui e Melinda decidessero di donare tutto allo Stato dove pagano le tasse, questo non risolverebbe il problema. Perché il problema è quello della disuguaglianza fiscale. «Dobbiamo adeguare il sistema di tassazione ai tempi in cui viviamo e costruire un sistema più sano e più equo per tutti», ha scritto Bill Gates. Il che significa ad esempio avvicinare quella forbice grazie alla quale i redditi da lavoro sono tassati al 37% mentre i guadagni in Borsa sono al 20%. In genere a questo tipo di ipotesi si risponde sventolando il rischio di un “ritiro” dei ricchi che smetterebbero di investire e creare così ricchezza e lavoro. Ma Bill Gates replica ricordando che quando lui e Paul Allen negli anni ’70 aveva lanciato Microsoft, le tasse erano il doppio dell’aliquota massima di oggi. «Eppure questo non è stato un disincentivo a fare quello che abbiamo fatto».

Oggi Gates riconosce di essere stato ripagato in modo assolutamente sproporzionato rispetto al lavoro fatto, con una spirale che anno dopo anno rende sempre più accentuata questa sproporzione. Intanto fuori dall’isola felice di questa piccola fetta della società americana ci si scontra con una opposta tendenza: oggi l’amministrazione pubblica americana raccoglie risorse, soprattutto attraverso tasse, che equivalgono al 20% del Pil, mentre alla voce uscite hanno una somma che equivale al 24% dello stesso Pil. Uno sbilanciamento davanti al quale non c’è che una risposta: aumentare quel 20% di entrate andando a cercare i fondi nelle tasche dei super ricchi. «Quell’1 % di americani in cima alla piramide dei redditi potrebbero essere la soluzione più diretta al problema». Anche perché in questo modo lo si aiuta ad affrontare il grande tema che lo riguarda: quello della successione. Avere dei rampolli nati nell’oro è qualcosa di molto pericoloso per il futuro stesso delle imprese che loro hanno creato e che finirebbero in mano a una generazione che non ha stimoli e non ha nulla da chiedere. È una questione sulla quale Bill Gates ha sempre puntato l’attenzione e che lui ha affrontato passando tutti i suoi beni alla Fondazione che si occupa di progetti filantropici in tutto il mondo. Invece una tassazione diversa che non faccia lievitare in modo così fantasmagorico le ricchezze dei super ricchi, sarebbe un richiamo anche ai rampolli d’oro…

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