Il movimento nella rete

Il blog di Grillo non urla più

Il blog di Grillo non urla più
19 Febbraio 2015 ore 17:18

Che nel Movimento 5 Stelle tiri un’aria burrascosa è cosa ormai conclamata: emorragia inarrestabile di parlamentari, ostracismo da parte di qualsiasi parte politica, elettorato a picco (vedere le ultime regionali). E ora, a quanto pare, persino un crollo digitale, teoricamente il luogo di forza, e pure di politica attiva, della realtà grillina. Perché stando ad autorevoli dati, oggi il M5S perde appeal, e non poco, pure su internet, con il blog di Beppe Grillo in calo vertiginoso di visitatori.

La storia del blog. Sembra passata un’eternità dal 2006 quando Grillo ancora non aveva lanciato nell’agone pubblico le sue velleità politiche, ma si limitava a girare l’Italia riempiendo le piazze di supporter in delirio e di “vaffa”. Era il periodo della contestazione alla casta, delle denunce dei privilegi e degli sperperi dei politici, e quant’altro. Beppe riscuoteva successo, eccome, trovava nella gente quel consenso che lo portò, nel 2013, a candidare il proprio movimento alle elezioni politiche. Naturalmente, oltre agli show in piazza, Grillo, coadiuvato dall’inseparabile socio Gianroberto Casaleggio, diede vita ad un’altra via per agglomerare i fan, ovvero il suo blog in rete. Si trattava, prima che divenisse il luogo in cui scegliere il Presidente della Repubblica, di un coacervo di denunce, accuse, provocazioni e insulti, ma tant’è, alla gente piaceva, eccome. In quegli anni, infatti, il sito era addirittura nel top ten mondiale dei più visitati in assoluto, rivaleggiando addirittura con Cnn e Bbc, perché il fenomeno Grillo catturava l’attenzione un po’ di tutti, italiani e non.

Poi è arrivata la scelta (scellerata o meno ce lo dirà la storia) di trasformare questo grande movimento di contestazione in una realtà politica vera e propria, che potesse agire anche all’interno del Parlamento. E allora venne messa in piedi una mastodontica campagna elettorale, fondata su due grandi pilastri: la demonizzazione e il blog, che divenne presto fucina di idee, proposte, spunti, un luogo in cui chiunque potesse dire la sua rispetto ai problemi del Paese. Le elezioni andarono come tutti sappiamo: il M5S ottenne un risultato sorprendente, divenendo una rilevantissima forza politica dell’Italia. In quel momento, si aprì la seconda fase di vita del blog: ispirato dal tuttora astruso concetto della democrazia diretta digitale, il movimento fece del sito un punto di informazione, dettagliando ogni mossa e ogni scelta fatta in sede parlamentare, nonché di decisione, con gli iscritti dotati della possibilità di stabilire le sorti di parlamentari ritenuti traditori dei principi ispiratori pentastellati, delle nuove leggi da proporre e persino del candidato alla Presidenza della Repubblica. Che sia per questa svolta dell’utilizzo del blog, per il crollo generale del consenso del M5S, o per una qualsivoglia altra ragione, sempre meno persone nell’ultimo periodo hanno voluto spendere qualche minuto per dare un click al sito di Grillo.

Numeri impietosi. Al momento, febbraio 2015, il sito è passato dalla top ten mondiale al posto numero 7.447, con un crollo vertiginoso avuto proprio negli ultimi mesi: le visite sono passate da 5 milioni a 2,2 milioni fra giugno e dicembre. I dati sono autorevoli, essendo stati forniti dalla società Traffic Estimate, che si occupa proprio di statistiche online, e da Alexa, gruppo in orbita Amazon e partner ufficiale di Google per quanto riguarda l’analisi dei dati web. Oggi, a dir la verità, il blog si presenta in maniera piuttosto caotica: alle informazione politiche si affiancano quesiti a risposta multipla di sconosciuta utilità, a pubblicità continue e fastidiose si alternano articoli bizzarri come “Non mangiate mai la parte verde delle patate!” o “Come farsi passare il singhiozzo”. Tutte cose che con l’attività politica c’entrano poco o niente. Un po’ come i contenuti del sito prima che Grillo decidesse di entrare in politica e macinava record su record di visualizzazioni.

La pronta risposta… “io non leggo Repubblica”. Naturalmente Grillo non poteva incassare senza alcuna replica, e così, in un post pubblicato sul blog, ha rilanciato tacciando Repubblica da una lato di incompetenza tecnica, poiché, a detta del comico, quelli riportati dal quotidiano di Ezio Mauro sarebbero dati diversi e per niente attinenti alle visualizzazioni, e in secondo luogo di falsità, poichè il sito realmente in crollo vertiginoso di utenti sarebbe proprio Repubblica. È stato così lanciato da Beppe l’hashtag da utilizzare su Twitter #iononleggoRepubblica, il quale, in poche ore, ha raggiunta la vetta dei più utilizzati in Italia nonché il settimo posto fra i più utilizzati del mondo. A quanto sembra, in questa fase gli hashtag sanno compattare le fila grilline con molta più efficacia delle elezioni regionali.

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