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Borsalino, il cappello più celebre (e questa faccenda del fallimento)

Borsalino, il cappello più celebre (e questa faccenda del fallimento)
07 Marzo 2015 ore 14:40

Il marchio per eccellenza del cappello made in Italy, Borsalino, avrebbe chiesto il concordato preventivo al Tribunale di Alessandria. Piero Bottino, con un interessante articolo su La Stampa, ha provato a spiegare le ragioni che avrebbero spinto l’azienda in questa direzione. La domanda che si pone il giornalista è questa: «Ma perché un’azienda storica, che ha quasi 160 di vita, 130 dipendenti ed è considerata nel mondo della moda quasi quanto la Ferrari in quello dei motori, rischia di fallire?». Già, non avete capito male, di fallimento si parla, perché il grande marchio Borsalino potrebbe presto cessare la sua secolare attività. Il Consiglio d’amministrazione dell’azienda avrebbe infatti motivato la sua scelta in modo tale da poter «consentire la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti». Ma per poter spiegare quest’impietoso declino bisogno per forza parlare del finanziere Marco Morenco.

[Borsalino al cinema]
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La crisi. Morenco è il socio di maggioranza di Borsalino, attraverso due società: la Fisi e la Finind, al momento commissariata per bancarotta. La prima detiene il 50,45 percento del noto cappellificio, la seconda il 17,47 percento. Ma c’è un problema: il finanziere Morenco, da giugno dell’anno scorso, è latitante all’estero dopo gli ordini di cattura emessi dai tribunali di Asti e Alessandria.  Come continua a spiegare l’articolo de La Stampa: «Con sullo sfondo questo caos, il cda (Marco Moccia, Francesco Canepa, Raffaele Grimaldi) agisce da tempo per tentare di salvare il salvabile, utilizzando gli incassi per pagare dipendenti e almeno in parte i fornitori: di usare le banche neanche a parlarne perché i giudici hanno anche congelato beni per un paio di milioni, causa un processo per evasione fiscale. Il problema più grosso è stato qualche mese fa quando il debito verso il maggior fornitore di pelo di coniglio (indispensabile per il feltro) è salito a livelli tali da far sospendere gli invii. Ma attraverso altri canali l’azienda ha poi potuto tornare ad approvvigionarsi».

La nuova collezione. Pur ingabbiata in questa triste e delicata vicenda, la nota azienda di Alessandria continua a scommettere sul futuro. Qualche giorno fa è stata presentata la collezione Borsalino uomo per il prossimo autunno inverno 2015/2016. I nuovi modelli che fanno parte del Progetto Replica, s’ispirano alle forme e ai colori degli anni Settanta, ripescati dagli archivi Borsalino e considerati ancor oggi attualissimi e ricchi di stile: mélange pregiati di lepre e seta nei colori grigio, blu e nero, proposti su cappelli a tesa piccola, media e larga. Accanto all’eleganza e all’esclusività del Progetto Replica, si trova infine la linea Cashwool: il berretto pensato per un pubblico più giovane, che viene proposto in un nuovo modello aviatore, con pon-pon di pelliccia o con nuovi intrecci.

 

 

La storia. Le macchine di questa fabbrica furono accese il 4 aprile 1857, quando Giuseppe Borsalino rilevò una fabbrica di cappelli con la quale, nel giro di pochi anni, arrivò a produrre la bellezza di 750mila pezzi. Il nome Borsalino divenne presto sinonimo di stile e qualità e per questa ragione ogni gentiluomo voleva poter indossare un cappello che fosse firmato dalla nota azienda piemontese. E così, alla vigilia della seconda guerra mondiale, i registri di produzione testimoniano la fabbricazione di quasi 2 milioni di cappelli l’anno. Fu il suo periodo migliore: l’azienda raggiunse oltre 2.500 dipendenti, divenendo una notevole risorsa economia del nord Italia di quegli anni.

In pochissimo tempo la fama di questo marchio raggiunse ogni angolo del mondo, riuscendo a conquistarsi ampi mercati in cui far confluire il proprio prodotto, da quello prettamente britannico e tradizionale della City londinese, con le bombette con marchio Borsalino, sino a competere con la John B. Stetson Company per i copricapi americani degli inizi del secolo scorso. Superato elegantemente il periodo di crisi in cui cadde a causa del crescente disuso di cappelli, la produzione fu spostata in una sede esterna alla città di Alessandria. Nella primavera del 2006 è stato inaugurato uno specifico museo con la collaborazione del comune per ricordare le varie fasi storiche che hanno caratterizzato l’industria del cappello Borsalino.

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