«Corrispondevano 15 particolari»

Dunque è il furgone di Bossetti? Secondo i Ris: «È molto probabile»

Dunque è il furgone di Bossetti? Secondo i Ris: «È molto probabile»
17 Dicembre 2015 ore 07:00

Dopo la battaglia sul dna, accusa e difesa si scontrano anche sul furgone di Bossetti. Un appuntato dei Ros spiega come si arrivò a individuare e esaminare 1.791 Iveco Daily circolanti nel Nord Italia, dello stesso modello di quello sequestrato al muratore, per capire se potevano essere passati da Brembate Sopra la sera dell’omicidio di Yara. Salvagni però fa notare che non tornano i conti della scrematura, partita da un totale di 14.735 veicoli e ridottasi a 4.328 mezzi dopo il filtro applicato dalla Motorizzazione. L’avvocato Pezzotta (parte civile) non gradisce quello che secondo lui è solo ostruzionismo: «Ma stiamo scherzando, lo fate per gli applausi?». Salvagni chiarisce che è necessario verificare la bontà del metodo e la Corte gli dà ragione. I carabinieri devono chiedere un time out per fare chiarezza.

Si riprende dopo un’ora con l’emergere di un dato singolare: alla fine, i Daily con una configurazione simile a quello di Bossetti sono risultati solo cinque, tutti in provincia di Bergamo. Nessuno di questi, però, transitò da Brembate il 26 novembre 2010. Ma c’e di più. L’appuntato afferma che tra i 1.791 cassonati esaminati solo quello di Bossetti presenta i rinforzi laterali che si notano nel Daily ritratto dalla telecamera della ditta Polynt.

 

 

Questi “frame” sono al centro della testimonianza del maresciallo Rossano Zamparini. È lui ad aver passato in rassegna le telecamere dopo la scomparsa e poi nuovamente dopo l’arresto di Bossetti. L’ufficiale ripercorre i presunti passaggi del Daily attorno alla palestra. Non esce nulla di nuovo, se non che in via Caduti dell’Aeronautica – la via che fiancheggia la palestra imboccata dai famosi cani molecolari – quella sera c’era un certo traffico. Oltre al Daily vengono notati una moto e un furgone bianco che lo precedono di pochi secondi. Sono le 18.35, un minuto dopo i due veicoli svoltano in via Locatelli, in direzione Brembate. E pochi istanti dopo il Daily fa altrettanto: tutti e tre passano davanti alle telecamere del distributore Shell davanti alla palestra. Il Daily passerà di nuovo alle 18.44 e poi un’ultima volta un’ora più tardi, alle 19.48.

Nel mistero spunta anche una Mercedes nera con targa svizzera. Alle 18.39 si immette in via don Sala, giusto davanti alla Polynt, quella sera chiusa per lavori. Ne esce alle 19.07. L’uomo viene rintracciato: è domiciliato a Brembate, dice di essersi fermato a telefonare e per espletare un bisogno corporale. I carabinieri lo sottopongono a intercettazioni nel maggio 2011, ma nulla emerge. Quella telefonata serve però a stabilire l’orario esatto delle riprese delle telecamere Polynt, sfasate di 10 minuti, e di conseguenza di quelle della Shell, in anticipo addirittura di 63 minuti.

 

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Dopo la pausa, nel pomeriggio il furgone è tornato sotto la lente del Ris. Il luogotenente Vincenzo Nobile, capo del laboratorio videofotografico, ha spiegato che si arrivò a una identificazione “probabile” del Daily di Massimo Bossetti analizzando sette fermo immagine ricavati dalle telecamere di sorveglianza piazzate nelle vie limitrofe alla palestra di Brembate Sopra (banca di via Rampinelli, distributore Shell e ditta Polynt). Gli altri fotogrammi non furono invece ritenuti utilizzabili perché poco chiari. L’identificazione si è basata su 15 particolari che, secondo gli scienziati in divisa, mostrerebbero una corrispondenza tra il veicolo ripreso e quello sequestrato a Bossetti. Si va dalle strisce sulle fiancate al serbatoio, dal tappo del carburante alle cassette degli attrezzi, fino alle macchie di ruggine nelle stesse posizioni.

Perché, nonostante questa massa di punti in comune, i Ris si sono limitati a dare un giudizio di identificazione “probabile” e non certa? La pm Letizia Ruggeri ha cercato di spingere oltre il luogotenente, insistendo sui particolari delle macchie di ruggine, «che non sono fornite dall’azienda costruttrice…». Ma Nobile è rimasto fermo sulla sua valutazione, motivandola con un «eccesso di cautela».

In effetti, soltanto un’immagine del furgone, quella ricavata dalla telecamera della Polynt – i cd con i filmati della ditta furono acquisiti dai carabinieri solo il 4 febbraio, più di due mesi dopo la scomparsa di Yara – si è rivelata letteralmente sovrapponibile al Daily di Bossetti. Il confronto è stato fatto utilizzando un software fornito dall’Iveco: le linee della sagoma dell’autocarro dell’imputato e quelle del mezzo ritratto «coincidono perfettamente sia dal lato del guidatore che del passeggero» ha detto l’ufficiale del Ris. Alla fine l’avvocato Claudio Salvagni è soddisfatto: «Finalmente si è sgombrato il campo da ogni equivoco. Solo l’immagine di via Caduti dell’Aeronautica fa emergere una compatibilità probabile. Tutte le altre non ci dicono nulla». Lettura opposta quella di Enrico Pelillo, legale di Fulvio Gambirasio. «Mi pare che oggi stati sgombrati definitivamente i dubbi sul furgone. Nessuno può più parlare di tarocco…».

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