Cronaca di un'udienza agitata

Bossetti, la difesa su tutte le furie Ma la prova regina ora pesa di più

Bossetti, la difesa su tutte le furie Ma la prova regina ora pesa di più
12 Dicembre 2015 ore 09:15

I Ris tornano in aula per dare i numeri e la difesa di Bossetti va su tutte le furie. Gli scienziati con le stellette devono chiarire davanti alla Corte d’Assise quante analisi (e con quali strumenti) sono state effettuate sulle tracce di dna attribuite all’imputato. Tante, diranno. Molte di più di quanto si credeva finora. Il profilo di Ignoto 1 compare infatti in 14 dei 15 campioni biologici estratti da slip e leggins di Yara: i test sono stati ben 103, 71 dei quali hanno dato esito positivo. Ben 22 in più rispetto a quelli già noti alla difesa, che non digerisce il colpo di scena. Salvagni e Camporini volevano cogliere in fallo i Ris facendo le pulci al loro metodo, invece il quesito gli è tornato indietro come un boomerang. La mossa, di fatto, rischia di rivelarsi un assist involontario alla procura: se mai ci fossero stati dubbi sulla cosiddetta “prova regina”, questi sono stati spazzati via dall’approfondimento richiesto agli esperti in divisa. La posizione di Bossetti, adesso, sembra complicarsi ulteriormente. Punto sottolineato al termine dell’udienza anche da Giorgio Portera, consulente dei Gambirasio: «Oggi è tutto più chiaro, si è visto tutto il lavoro svolto dai Ris».

 

Claudio-Salvagni

 

Difesa all’attacco. Gli avvocati Paolo Camporini e Claudio Salvagni, che avevano già ricevuto la risposta settimana scorsa sotto forma di cd con ben 1.300 pagine, attaccano subito, ancora prima che i militari aprano bocca. Si dicono sorpresi, addirittura «presi in giro». «Ci avevate detto di averci già consegnato tutti i dati grezzi – ruggisce Salvagni – e noi su quei dati avevamo costruito la nostra strategia. Adesso salta fuori che ne esistono molti altri, il 400% in più. Una mole enorme, che ci fa dubitare sulla genuinità degli stessi. Non possiamo giocare alle tre carte, è evidente che la procura adotta un sistema per far vedere alcune cose e altre no. Un modus operandi che non possiamo accettare, perciò chiediamo che questi nuovi elementi non siano ammessi nel processo». Camporini rincara la dose e ripete il termine usato dal collega, casomai qualcuno non l’avesse afferrato: «È un “sistema” inaccettabile. Prima ci dicono che i dati non si trovano, poi che serve tempo. Ma è perché hanno in tasca la sorpresa. E adesso dovremmo accettare che ci rispondano su dati diversi? Non solo è discutibile la genuinità di questi dati ma anche l’attendibilità delle risposte. Quando c’è una contestazione la procura cambia sempre le carte in tavola: è accaduto sul furgone e sulle fibre, ora anche sul dna. Ma ci dev’essere un limite, lo prevede la giurisprudenza. Perciò chiediamo che questi dati non siano ammessi: se li avessimo avuti a disposizione la nostra impostazione difensiva sarebbe stata diversa». Poi Camporini annuncia polemicamente che la difesa rinuncerà al controesame dei Ris «perché non ci fidiamo». Un mutismo replicato anche fuori dal tribunale: diversamente dal solito, i due legali non rilasciano commenti davanti alle telecamere.

 

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Accusa in difesa. La pm Letizia Ruggeri, affiancata dal procuratore capo Francesco Dettori nonché dal colonnello Gianpietro Lago, comandante del Ris, ascolta impassibile e risponde senza la stizza di altre volte, pur in presenza di rilievi pesanti. «Non si capisce di cosa si lamenti la difesa, i dati sono pienamente utilizzabili perché acquisiti legittimamente. Prima il gip e poi questa Corte lo hanno ribadito più volte. Non c’è niente di nuovo, si tratta solo di un’integrazione e non è vero che si arriva al 400%. Ci sono solo pochi file in più, credo 15-18 (i Ris diranno 22). Le accuse degli avvocati sono al limite della calunnia, non c’è nessun “sistema”, termine che sottintende un’alterazione dei dati. Noi non abbiamo in serbo nessuna sorpresa, sono tutti elementi già noti al momento della chiusura delle indagini preliminari». L’avvocato Enrico Pelillo, difensore di parte civile di papà Fulvio Gambirasio, condivide la posizione della pm. Il suo collega Andrea Pezzotta chiede di ascoltare i carabinieri prima di decidere se ammettere o no i “nuovi” dati.

 

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La versione dei carabinieri. La Corte è d’accordo e gli ufficiali del Ris finalmente possono dire la loro. I capitani Gentile e Staiti spiegano così che i nuovi file sono usciti dal server (che contiene una mole enorme di informazioni) perché la ricerca è stata affinata e concentrata solo sulle tracce di Ignoto 1. Nessun mistero, insomma, secondo i militari. «Ci sono effettivamente più amplificazioni (“ingrandimenti” del dna) di quelle che avevamo prodotto. Ma il motivo è semplicemente questo». E il risultato non cambia, semmai si rafforza. Nella traccia denominata G20, quella in cui maggiormente risalta la firma genetica di Ignoto 1, è stata rinvenuta «una quantità esorbitante di materiale genetico maschile». I Ris forniscono un altro chiarimento importante: «Non abbiamo mai detto tassativamente di aver estrapolato il dna di Ignoto 1 da tracce ematiche, anche se avevamo riscontrato la positività al sangue». Dunque, teoricamente, potrebbe anche trattarsi anche di altri fluidi corporei.

Preso atto delle spiegazioni dell’Arma, la Corte d’Assise si ritira. Ricompare dopo un’ora e dà ragione alla procura: anche i nuovi dati sono ammessi, il processo prosegue. Bossetti ascolta con la consueta aria da sfinge. Capisce che per lui non sono buone notizie, ma non fa una piega. Appuntamento al 16 dicembre, quando in aula “entrerà” il furgone del muratore. Si prevedono ulteriori scintille.

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