È cominciato tutto con una telefonata al 112 da una casa di Sorisole. A farla, martedì mattina, è stata la compagna di un uomo di 42 anni, che poco prima l’aveva aggredita. Quando i carabinieri della stazione di Almenno San Salvatore sono arrivati, intorno alle 10, la situazione è però rapidamente peggiorata: prima gli insulti rivolti alla donna, poi l’aggressione ai militari. Spinte, pugni, calci e persino morsi, secondo quanto riferito dai carabinieri e riportato da L’Eco di Bergamo.
L’uomo, M.F., perito meccanico disoccupato e incensurato, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Mercoledì, davanti al giudice Federica Gaudino, durante il processo per direttissima, ha fornito una versione diversa da quella ricostruita dai militari e dalla compagna.
«Ho dato solo spinte e graffi, ma mi hanno buttato a terra e io ho detto che sono malato, ho un’embolia polmonare», ha raccontato. Secondo la sua ricostruzione, ci sarebbe stato inizialmente uno «scambio verbale»: i carabinieri gli avrebbero intimato di indietreggiare e lui avrebbe quindi spinto con una mano il maresciallo. «Poi in due mi hanno preso per le braccia per buttarmi per terra», ha aggiunto, negando di aver spinto qualcuno contro un mobile. Ha comunque parlato di «una colluttazione abbastanza pesante».
La versione della compagna
Una ricostruzione che non coincide con quella fornita dalla donna e con quella dei carabinieri, che hanno descritto una reazione molto più violenta. La compagna, soccorsa e accompagnata in ospedale nella stessa giornata, ha ricevuto una prognosi di 12 giorni. Sul suo caso è stato aperto un procedimento distinto per maltrattamenti e lesioni ed è scattato il “codice rosso”. Secondo quanto emerso in aula, inoltre, la donna avrebbe già denunciato in passato l’uomo per episodi analoghi. Per l’aggressione ai carabinieri, invece, la Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, considerando la violenza manifestata e il rischio che il comportamento potesse ripetersi.
La difesa ha chiesto una misura meno afflittiva. Ma la possibilità dei domiciliari è apparsa subito complicata, soprattutto per la presenza della compagna nell’abitazione. Quando il giudice ha chiesto al 42enne dove avrebbe potuto vivere in alternativa, la risposta è stata: «In macchina». Una soluzione che non è stata ritenuta sufficiente. Il giudice Gaudino ha quindi convalidato l’arresto e disposto la custodia in carcere. Il processo è stato rinviato all’8 settembre.