Siamo tutti un po’ Pinocchio. Raccontiamo a noi stessi o ad altri bugie di comodo e se in alcune situazioni, come le relazioni interpersonali, questo ci può anche stare, così non è per quanto riguarda le bugie sulla salute poiché potrebbero avere serie conseguenze sotto diversi aspetti: clinici, socio-assistenziali, economici. Eppure, secondo una recente indagine condotta da Consulcesi Club, realtà di riferimento per oltre centomila medici, gli italiani in tema di salute sono menzogneri soprattutto nei confronti dei medici generici e di alcuni specialisti, cui raccontano in maniera ricorrente almeno sei frottole “tipo”.

Mentire fa male. Senza dubbio quando si parla di salute. Peccato che spesso non ce ne si renda conto, denunciando dietro la bugia un mancato senso di responsabilità verso se stessi e, più in generale, verso la società. Perché la trascurata attenzione alla propria salute, in merito ad esempio a sintomi inascoltati e non discussi con il medico di riferimento o sottovalutati, o la scarsa aderenza a una terapia proposta, ricade su tutti noi con un aumento della spesa pubblica o privata per i costi assistenziali, sul ritardo diagnostico o sull’inefficace controllo della malattia, avviando a un potenziale peggioramento dello stato di salute. Cosicché la malattia, da questione privata diventa sociale e familiare, implicando la presa in carico da parte di un care-giver. Un atteggiamento, quello di essere bugiardi riguardo la salute, che sembra essere assai radicato: un’indagine condotta dall’Università dello Utah, negli Stati Uniti, riferirebbe infatti che circa l’ottanta per cento dei pazienti non è sincero con il proprio medico. Accade lo stesso a casa nostra: un sondaggio online che ha coinvolto oltre 2.800 medici di ogni parte d’Italia dimostrerebbe che i camici bianchi sono i destinatari di diverse bugie. In particolare, i medici e gli specialisti a cui si mente più di frequente, secondo l’indagine, sono nel 31 per cento dei casi i dietologi, cui seguono gli endocrinologi al 18 per cento e, al terzo posto, i pediatri al 12 per cento. L’indagine è riuscita anche a identificare il tipo di falsa verità raccontata più spesso al medico, permettendo così di stilare una classifica delle sei più frequenti.
Cosa si dice al dietologo. La frase più ricorrente è sempre la stessa: «Dottore, sto seguendo alla lettera le sue indicazioni dietetiche eppure non capisco perché non dimagrisco». Bugia spudorata, si mente sapendo di mentire, perché la trasgressione alla regola ce la si concede sempre, senza porsi poi il problema di come rimediare. Ad esempio facendo un po’ di esercizio fisico per bruciare le calorie mangiate, perché il dimagrimento va di pari passo con uno stile di vita sano che include anche il movimento. «Faccio sport almeno un’ora al giorno», dicono molti al dietologo; peccato che l’abbonamento in palestra non lo si ha o che la tessera di ingresso ammuffisca nel portafogli o che di mettere ai piedi le scarpe da running per correre un po’ al mattino o alla sera neanche sfiori la mente. Insomma, la menzogna sullo sport si piazza al terzo posto tra le bugie trite e ritrite dette al dietologo il quale, sebbene faccia lo gnorri, sa che lo si sta prendendo per il naso. A cantare sarà però la misurazione del vostro giro vita, sappiatelo, perché con un po’ di sport si assottiglia sempre.

Cosa si dice al medico di base. Come pure allo specialista. A costoro si mente riguardo soprattutto una terapia farmacologica prescritta e mai assunta o presa a spot, di quando in quando: se ci si ricorda, se il disturbo ritorna o magari a piacimento. Ma le cure non si fanno a piacere, per essere efficaci vanno seguite alla lettera, richiedono continuità e assiduità, tanto più se sono terapie vitali o da assumere a orari o giorni prestabiliti. Qui, dunque, la bugia si fa più grave: «Prendo le medicine regolarmente, ma non mi fanno niente». Se restano nel cassetto o nella confezione, è più che ovvio. Se il medico chiede di mostrare il blister, dal numero di pillole assunte capisce subito cosa non torna facendo fare una figuraccia al paziente, ma ciò che è peggio è che questo comportamento causa un potenziale danno alla salute e/o un peggioramento. Sapete a che posto si colloca questa bugia farmacologica? Al secondo.
Cosa si dice al pediatra. Neppure gli ambulatori dei pediatri sono esenti da bugie, dette dai grandi il più delle volte per giustificare un proprio comportamento che si ripercuote sui bimbi. Come nel caso di problemi di sovrappeso e obesità, questione dolente che affligge una grossa percentuale di piccoli italiani, specie in alcune aree del Paese, più frequentemente al Sud. «Quello di mio figlio è solo grasso infantile», giurano mamma e papà, senza considerare che magari la causa è una dieta troppo grassa, unta o zuccherosa, o che le porzioni sono eccedenti e anche se il bambino è in crescita e ha bisogno di mangiare non significa che deve farlo a saturazione. Oppure spesso si dice che alla base di quel peso in sovrappiù c’è un problema di metabolismo sregolato che andrebbe indagato, curato e trattato per garantire uno stato di salute futura al bambino, perché il sovrappeso da piccoli semina problematiche che si manifesteranno soprattutto da grandi. Questa bugia è al quinto posto in classifica.

Cosa si dice al generalista. Poi ci sono le cosiddette “bugie generaliste”, quelle che fa comodo dire e che si possono piazzare sempre e quando serve. Perché annunciano, di norma, buoni propositi che il più delle volte falliscono o restano in fase di latenza. Come la pericolosissima: «Uso sempre le precauzioni», al quarto posto delle giustificazioni dette dagli italiani al medico. O, non ultimo: «Smetterò di fumare». Anche se in cuor proprio si sa che si tratta di un fioretto per l’anno a venire, quello del mai o del chissà quando.
Più trasparenza. Sembrerebbe questa la soluzione suggerita dagli esperti di Consulcesi Club in funzione degli esiti dell’indagine per recuperare il rapporto medico-paziente. Possibile, educando innanzitutto il medico a migliorare l’empatia e la comunicazione con il proprio assistito, azione che avrebbe un doppio vantaggio: da un lato consoliderebbe il rapporto di fiducia tra medico e paziente e dall’altro migliorerebbe l’attenzione e la responsabilità del paziente verso la propria salute, ricreando una sana alleanza terapeutica di qualità e continuità fra medico e paziente stesso.