Lo dice la Pittsburgh School of Medicine

Buona notizia dagli studiosi: l’adolescenza dura fino a 25 anni

Buona notizia dagli studiosi: l’adolescenza dura fino a 25 anni
21 Febbraio 2015 ore 11:31

Davvero l’adolescenza dura fino a 25 anni, come ha scritto la prof. Beatriz Luna della Pittsburgh School of Medicine? Magari fosse! E se tra qualche anno ci venisse messo nero su bianco che dura fino ai trenta ci sarebbe solo da rallegrarsi. Lo dice uno che di questi progressi nell’evoluzione della specie cui appartiene non può e non potrà più giovarsi: è solo l’amore per le nuove generazioni che lo spinge ad assumersi in proprio la responsabilità di simili auspici.

Perché, cosa ha scritto la prof. Luna? Ha scritto che la parte del cervello nota come “striato” o “corpo striato”, quella che reagisce principalmente agli stimoli relativi alle “ricompense”, continua a funzionare ben oltre la soglia considerata canonica dei 15 anni: il picco massimo – nella specie ’homo sapiens sapiens” – lo raggiunge(rebbe) verso i 25.
Fino a quel punto, dice sempre Luna, il corpo striato (che è la stazione di input più importante del sistema dei nuclei della base, ossia la più disponibile a farsi raggiungere da sensazioni piacevoli e a codificarle in esperienze durevoli) lavora in tandem con la “corteccia prefrontale” [o PFC], la regione dell’encefalo implicata nella pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nella presa delle decisioni e nella moderazione della condotta sociale. In breve: nell’espressione della personalità. È il settore del nostro cervello esaminato in un bellissimo libro di Antonio Damasio, L’errore di Cartesio, Adelphi.

 

 

Qual è il vantaggio offerto dalla collaborazione tra striato e PFC? Il fatto di poter trasformare in obiettivi, e quindi in strategie “razionali”, le sensazioni – che poi altro non sono che informazioni codificate – che non si desidera perdere o lasciare che ci visitino quando vogliono loro: sono stato benissimo sorseggiando un Martini all’ombra di una pergola – come faccio a procurarmi una pergola – e il Martini – per rinnovare o prolungare quella esperienza.
Bene: il perfetto equilibrio tra queste due funzioni – l’età in cui si diventa adulti – si raggiungerebbe attorno ai 25 anni. È a questa età che la possibilità di pianificare la propria vita successiva si sposa meglio col desiderio di continua novità che – una volta – era considerata prerogativa dei più giovani.
Ora è chiaro che la capacità di assumere comportamenti cognitivi complessi è un traguardo che sarebbe bene raggiungere. È infatti la capacità che ci consente di vivere da sperimentatori inesauribili della realtà. Così come sarebbe opportuno imparare prima possibile ad assumere una certa moderazione nella condotta sociale. Sperimentare è bene, a patto di saper riconoscere che non è opportuno dedicarsi ad esperimenti sulla dinamite nel salotto di casa.

Il fatto è che questo passaggio alla maturità si paga ad un prezzo altissimo, ossia riducendo progressivamente l’attività del corpo striato che, per usare un termine caro a Darwin, tende a fossilizzarsi. Ciò significa che chi diventa adulto prima si perde una fetta considerevole di possibilità di esplorare il mondo. E questo si dimostra empiricamente guardando gli animali: che diventano adulti prima dell’homo sapiens, che sono più bravi di lui a saltare da un ramo all’altro o a volare da un campanile all’altro, ma solo con grande difficoltà imparano a suonare un violino o a calcolare la traiettoria di Rosetta.

Altro dato a favore della tesi: “aspetta un attimo prima di diventare adulto”, è il fatto che i grandi matematici o i grandi fisici, in genere, hanno compiuto le loro scoperte più interessanti prima dei trent’anni. Tutto quello che è venuto dopo sono state conseguenze. Il 1666 è stato considerato l’annus mirabilis di Newton, quello in cui di fatto diventò Newton. Aveva 24 anni.
E perché succede questo? Perché fino a che il nucleo della base – componente sottocorticale del telencefalo (cioè lo striato) – funziona a pieni giri, l’intero cervello risulta più plasmabile, flessibile, curioso, disponibile, ricettivo. Se potessimo mantenerlo a lungo a questo regime, potremmo imparare a parlare cinese o arabo in due o tre anni semplicemente frequentando amici di Pechino o di Doha. Non ci direbbero che è troppo tardi quando ci volessimo iscrivere alla classe di oboe in Conservatorio:
– Ma ho solo trent’anni!
– Niente da fare: torni vent’anni fa!

 

 

Se, dunque, la prof della Pennsylvania ci garantisce che il nostro cervello prolunga la sua giovinezza oltre l’età delle superiori e che tende a spostare sempre più in là il momento in cui si desidera lasciare la casa paterna (o materna) per dare avvio alla programmazione di una nostra famiglia possiamo solo rallegrarcene: quando metteremo su casa saremo meno inclini a risolvere la nostra vita in fissazioni.
I vecchi questa cosa dovrebbero impararla bene per potersi attrezzare in tempo: quelli che sono giovani oggi – statisticamente – si fossilizzano in un’età successiva rispetto a loro. E dunque si attrezzino, i vecchi, a prolungare la loro attività di servizio e ad utilizzare i loro anni per generare, nei giovani, la fame di cose nuove e interessanti. Come succedeva, del resto, nei villaggi, quando i giovani imparavano presto le (poche, pochissime) cose che si dovevano imparare e quando si sposavano restavano comunque – per quanto sposati – nell’ambito della famiglia. Adesso per vivere è necessario sapere molte più cose di prima. Perfino per spolverare si usano panni tecnologici invece dei soliti stracci.

Il guaio vero è quando accade il contrario: di giovani che sono già vecchi a quindici anni. Come li vorrebbe la scuola che, per questo, preferisce le femmine – più mature e responsabili – ai maschi irresponsabili, iscritti ope legis a ruolo di eterni immaturi.
Peggiore ancora la sindrome collaterale detta Atrofia del PFC, propria di coloro il cui striato si blocca ad un certo grado di sviluppo, dopo di che va in loop (continua a ripetere indefinitamente frasi, desideri e prestazioni) senza che la parte prefrontale dell’encefalo si sia mai attivata. Sono il target preferito dai produttori di crociere navali, parchi di divertimento, villaggi vacanze. Hanno fatto la fortuna della Florida e della nostra Rapallo.
Ma anche di coloro che, continuando a proporre novità facilmente raggiungibili, o premi che non debbano esser conquistati attivando le protuberanze frontali, mettono gli homo sapiens nella condizione di non raggiungere mai nemmeno l’età (mentale) dell’adolescenza.

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