Verrà chiesta approvazione al Parlamento?

I Caccia italiani presto contro l’Isis Ma per ora sarebbero solo ipotesi

I Caccia italiani presto contro l’Isis Ma per ora sarebbero solo ipotesi
06 Ottobre 2015 ore 15:42

La notizia, in anteprima assoluta, l’ha data il Corriere nelle ultime ore: l’Italia avrebbe infine deciso di partecipare al bombardamento dell’Isis in Iraq, impiegando i propri caccia Tornado non più solo per compiti di ricognizione e appoggio ma anche per attività prettamente belliche. Lo scoop del Corriere è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, giacché negli scorsi giorni non sembrava esserci alcun tipo di avvisaglia rispetto ad una decisione tanto significativa da parte del Governo. L’Italia può dunque considerarsi ufficialmente in guerra? In realtà più no che sì.

La notizia del Corriere. A lanciare la bomba, giornalistica in questo caso, è stato Franco Venturini, che sulle pagine del quotidiano di via Solferino ha annunciato che l’Italia ha deciso di iniziare a partecipare alle operazioni di bombardamento aereo delle zone irachene occupate dalle milizie dello Stato islamico. La presenza dell’esercito italiano in Medio Oriente è ormai certa da quasi un anno, poiché già poco tempo dopo che esplose la minaccia del Califfato il Governo decise di inviare nelle zone più delicate di Iraq e Siria quattro aerei caccia Tornado, un aereo cisterna KC767 e alcuni droni Predator, oltre che una discreta quantità di armamenti e di militari con il compito di addestrare i Peshmerga, le milizie curde che fin dall’inizio della guerra all’Isis si sono impegnata ad affrontare il Califfato via terra. Ma mai l’esercito italiano, né con i soldati né con gli aerei, è stato chiamato ad una partecipazione attiva agli eventi bellici.

Inizieranno a bombardare. Ma, scrive Venturini, la profonda svolta è arrivata. I quattro Tornado cesseranno di avere esclusivamente compiti ricognitivi e di appoggio, ma cominceranno anche a sganciare bombe sul territorio iracheno. Un aspetto molto importante questo, dice il Corriere: il Governo iracheno, infatti, avrebbe espressamente chiesto a vari Paesi, fra cui l’Italia, di intervenire attivamente sul proprio territorio, cosa che invece ad esempio non ha fatto la Siria, che parrebbe aver portato solo alla Russia una richiesta del genere. Da un punto di vista del diritto internazionale, dunque, la legittimazione ad intervenire, purché solo in Iraq, sarebbe piena. Il Corriere chiosa sottolineando la probabile e viva soddisfazione degli Stati Uniti per una decisione del genere, soprattutto in vista della visita nel nostro Paese che nei prossimi giorni verrà compiuta da Ashton Carter, Segretario della Difesa statunitense.

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Molti dubbi sulla fondatezza della notizia. Pur considerando l’assoluta autorevolezza di voci come quelle del Corriere e di Venturini, si tratta di uno scoop che va preso con le molle, e non solo perché non viene minimamente citata la fonte di un’informazione di tale portata. Il Ministero della Difesa, a pochi minuti dall’uscita dell’articolo, ha pubblicato sul proprio sito una nota che esclude la presa definitiva di una decisione del genere. Si legge infatti: «In merito a indiscrezioni di stampa su operazioni militari aeree in Iraq, il Ministero della Difesa precisa che sono solo ipotesi da valutare assieme agli alleati e non decisioni prese che, in ogni caso, dovranno passare dal Parlamento».

Decisioni ancora da prendere? Una precisazione da cui si evincono tre considerazioni importanti. In primo luogo, non è ancora stata presa alcuna decisione ufficiale in merito all’intervento bellico dell’Italia nella guerra all’Isis; eppure, ed ecco il secondo punto, il Governo non nega che si tratti di un’ipotesi in fase di valutazione: una posizione molto differente rispetto alla totale ritrosia all’azione militare contro l’Isis che fino ad oggi il nostro Paese ha sempre mantenuto. In terzo luogo, le questioni giuridiche, tutt’altro che di secondo piano: perché se come ha giustamente sottolineato il Corriere è necessaria l’approvazione del Governo iracheno per intervenire militarmente sul loro territorio, è altrettanto vero che affinché l’Italia possa bombardare è necessario il parere favorevole del Parlamento nostrano (come ad esempio sta facendo la Gran Bretagna, in attesa proprio del placet dei suoi parlamentari per poter cominciare le operazioni aeree). Tutto ciò considerato, si può affermare con sufficiente certezza che l’Italia, perlomeno nel brevissimo periodo, non dovrebbe ancora partecipare attivamente alla guerra all’Isis. Anche se, come ha sottolineato stamattina La Stampa, anche ai tempi della guerra del Kosovo, pur senza via libera dal Parlamento e nonostante dovessero occuparsi esclusivamente di ricognizione, gli aerei italiani bombardarono, eccome (come ammesso poi anni dopo da quelli che all’epoca erano i responsabili di Governo).

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