Il corpo del 43enne egiziano Hassan Saber Qamer Ahmed Matried fu ritrovato in una piazzola di sosta il 5 gennaio scorso, a Taleggio. A diverse decine di chilometri da Verdellino, dove era precipitato il giorno prima dal tetto dell’abitazione del 53enne tunisino Nouri Hedhili e su cui stava facendo dei lavori. Proprio Hedhili, anziché portarlo in ospedale, lo caricò sul suo furgone e lo scaricò a bordo strada.
Inizialmente arrestato per omicidio volontario, dalle indagini era successivamente emerso che la morte dell’egiziano fosse dovuta a un incidente sul lavoro, perciò la pm Maria Esposito aveva chiesto la scarcerazione. Il sostituto procuratore, come riporta L’Eco di Bergamo, ha ora chiesto il rinvio al giudizio per il tunisino di 53 anni, ma per reati diversi: omicidio colposo, omissione di soccorso (anche se non fu causa del decesso), occultamento di cadavere, più violazioni in materia di sicurezza che avranno un procedimento separato.
Aveva fornito versioni contrastanti
Il corpo di Matried era stato ritrovato a Taleggio. A portarlo fin lì era stato lo stesso Hedhili, che nei giorni successivi al ritrovamento aveva fornito agli inquirenti versioni contrastanti dei fatti. Dagli accertamenti erano emersi però dettagli in più e l’ultima versione fornita dal 53enne aveva trovato dei riscontri: la morte di Matried non sarebbe stata violenta, ma conseguenza di un tragico incidente avvenuto mentre l’uomo stava lavorando sul tetto dell’abitazione.
La Procura aveva quindi chiesto la revoca della misura cautelare e il gip Michele Ravelli aveva disposto la scarcerazione. L’uomo ha spiegato di aver mentito per paura, soprattutto per la moglie e le figlie. Ora è stato chiesto il rinvio a giudizio.