Foto di Val Brembana Web
Al momento del presunto omicidio si trovavano in casa, ma non avrebbero notato nulla di quanto accadeva sotto il loro tetto. Così la moglie e le figlie di N.H. hanno detto nel corso dell’interrogatorio di ieri, giovedì 8 gennaio. S’infittisce la vicenda che vede il 53enne tunisino di Verdellino in carcere con l’accusa di omicidio: la vittima è Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, trovato morto sul ciglio della strada lungo la provinciale 25 a Taleggio lunedì 5 gennaio.
Oltre alla famiglia, sono state sentite anche altre persone che appaiono nei filmati e che avrebbero incontrato il 53enne domenica. Inoltre, gli investigatori – come riporta Corriere Bergamo – hanno eseguito anche sopralluoghi dell’abitazione e sul furgone su cui l’artigiano di Verdellino ha caricato il cadavere.
L’indagato s’è avvalso della facoltà di non rispondere
N.H. al momento si trova in carcere con l’accusa di omicidio. Stando alla sua versione dei fatti, domenica mattina Matried era in casa sua per effettuare dei lavoretti edili quando è caduto da una tettoia, con esito fatale. Il 53enne, preso dal panico, avrebbe caricato il cadavere dell’uomo alle 11.05 sul proprio furgone, per poi scaricarlo circa venti ore più tardi a una quarantina di chilometri di distanza.
Cosa ha fatto in quelle venti ore? Secondo le prime ricostruzioni, avrebbe inizialmente vagato per la provincia, passando anche da Taleggio nel pomeriggio. La sera avrebbe incontrato alcuni amici, poi sarebbe andato a dormire. Nella notte, con il buio, sarebbe ripartito alla volta della laterale della Val Brembana per abbandonare il cadavere, avvolto in alcune coperte, tra le 5.57 e le 6.15. Poi, sarebbe tornato a Dalmine per lavorare.
All’interrogatorio di ieri, l’uomo non ha parlato: si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta ponderata con i suoi legali, Simone Inno e Gianluca Paris. Al gip Michele Ravelli è stato chiesto di revocare la misura cautelare o attenuarla. La pm, Maria Esposito, ha ritenuto che l’artigiano debba restare in carcere. Il giudice ha quindi convalidato il fermo.
Oggi (9 gennaio) l’autopsia
Nel pomeriggio di ieri sono state interrogate anche la moglie e le figlie, che hanno confermato la loro presenza in casa al momento del presunto omicidio, ma di cui non si sarebbero accorte. Convocate anche alcune persone che compaiono nei filmati delle telecamere di Verdellino e della Val Taleggio, più altre che sono state indicate proprio dal fermato nelle sue ricostruzioni.
I carabinieri del nucleo investigativo, con la pm e i due legali dell’accusato, hanno analizzato il furgone del 53enne e poi i locali della sua casa a Verdellino, anche con l’impiego del luminol per scovare eventuali tracce di sangue invisibili a occhio nudo. Top secret gli esiti, anche se – come riporta L’Eco di Bergamo -, sarebbe stato trovato qualcosa di interessante.
L’ultimo tassello è l’autopsia della vittima, che verrà eseguita oggi, venerdì 9 gennaio, all’obitorio dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dal direttore di Medicina legale Matteo Marchesi. Il suo esito darà indicazioni sia sul tipo di ferite ritrovate alla testa, se compatibili con una caduta o se provocate da terzi, e sulla possibile presenza di traumi non visibili dall’esterno.