La questione dei migranti

Ci sono 3mila disperati a Calais (le gabbie non fermano il mare)

Ci sono 3mila disperati a Calais (le gabbie non fermano il mare)
30 Luglio 2015 ore 16:44

Le strade sono essenzialmente due. O si fa come il Corriere della Sera, cioè si manda a Calais, all’imbocco dell’Eurotunnel, un giornalista poliglotta in grado di raccogliere la viva voce dei migranti che tentano di passare in Inghilterra. O, più in economia, si danno ai lettori le indicazioni per raggiungere le notizie sul web. In italiano: calais migranti assalto eurotunnel. In francese, dato che Calais è in Francia: calais au tunnel. In inglese, dato che il tunnel va da Calais a Dover: eurotunnel migrant target. Paradossalmente la strada migliore per dare l’idea di cosa sta accadendo da quelle parti è la seconda, perché i titoli che appaiono sulle pagine nelle diverse lingue – li avete visti – dicono di per sé, con le loro battenti ripetizioni, per quel che si capisce e anche per quel che non si capisce subito, la babele infernale che si è scatenata da questa parte della Manica, The Channel.

 

Calais.8

 

Un sudanese è morto schiacciato da un camion che stava scendendo da una navetta; altri tentano continuamente, a folate successive, di intrufolarsi nella galleria; francesi e inglesi che si rimandano le accuse di non aver saputo prevedere e provvedere in tempo; i governi che stanziano cifre iperboliche per aumentare la sicurezza (cioè per erigere altre barriere) incuranti del fatto che la sola cosa che aumenta inarrestabile è la disperazione. La Bbc parla di scene inaudite (unprecedented, senza precedenti), facendo sorgere spontanea la domanda di dove abbia guardato fino ad oggi. La Francia – che sapeva benissimo come rimandare indietro i migranti quando si affollavano al confine di Ventimiglia – ora che è lei a volersene liberare accusa il governo di Londra di respingere i richiedenti asilo.

A leggere i resoconti degli inviati o delle agenzie si ha la crescente sensazione che neanche loro sappiano più cosa dire che non sia la ripetizione di ciò che è già stato detto e ripetuto fino allo sfinimento, come quando si dovesse raccontare il pianto di un bambino durato tutta la notte: non è che si possa fare la cronaca urlo dopo urlo, singhiozzo dopo singhiozzo, variando continuamente sostantivi, aggettivi, verbi e metafore. La variante del morto c’è già stata, aspettarne un altro per  poterci fare un pezzo parrebbe indelicato.

 

France Migrants

 

Da una parte quindi la marea nera, o comunque scura, che incalza, che cerca acqua e cibo, che si ripara dalla pioggia sotto i teli di plastica, che ogni tanto decide di dar luogo a una sortita. Dall’altra la compatta, ottusa ripetizione dei comunicati relativi alle misure messe in atto per cercare di contenerla.

Nessuno che si levi a dire: Signori, non è che potremo andare avanti a forza di reticolati e poliziotti antisommossa. Non per molto, almeno. Fermiamoci un attimo: coinvolgiamo tutta questa gente nella costruzione di un paio di campi di accoglienza – ci sono oltre tremila disperati, a Calais -, chiediamo loro di darci un minimo di tempo e di credito fin che, nel giro di una settimana-dieci-giorni, troviamo modo di farli arrivare dove vogliono in tutta sicurezza. Dopo di che facciamo ripartire i treni coi loro camion e i loro passeggeri. Qualcuno ha detto che per ogni situazione complessa c’è sempre una soluzione semplice: quella sbagliata. Ma a noi non sembra che quella indicata sopra sia una via impraticabile. Solo ha come assioma la volontà di risolvere il problema e non il terrore che spinge a cercare solo misure antiterroristiche.

8 foto Sfoglia la gallery

Ad esempio, i giornali dicono che i migranti potrebbero assalire le macchine dei turisti in transito. E così si terrorizzano i turisti, i quali potrebbero invece pensare che i migranti chiedano solo – e cortesemente – un passaggio, se non ci fosse questa atmosfera da assalto diffuso alla diligenza e successivo stupro delle donne bianche. Ma come fanno, i turisti, a pensare diversamente da come pensano, in un clima linguistico che spreme la parola “emergenza” fino a farla suonare come una sirena d’allarme, e usa gli avverbi per creare un’aura da incubo sempre possibile come, ad esempio, in queste poche righe della Bbc:

La Francia ha annunciato che invierà contingenti straordinari di polizia (extra police) per controllare il Channel Tunnel dopo che almeno (at least, almeno; dunque sono certamente di più: ci teniamo bassi per non impaurirvi) 1,500 migranti hanno tentato di introdursi nel tunnel a Calais martedì notte. Almeno un uomo è morto (at least, come sopra: dunque le vittime potrebbero essere anche 2, 3 – che ne sappiamo noi?), il nono di quelli morti quest’estate in prossimità del terminal. Secondo le ultime stime ufficiali sono almeno 3mila i migranti che vivono a Calais in campi improvvisati. Stamani David Cameron ha invitato il governo dell’UK a fare qualsiasi cosa per risolvere (ma l’originale è più bellicoso: combat) la crisi.

«Fare qualsiasi cosa», «Prendere qualsiasi iniziativa» sono modi per dire che non si sa più da che parte cominciare. Speriamo che fra le iniziative consentite non ci sia anche quella di aprire il fuoco sugli attaccanti. Ma con una simile preparazione mediatica quale suddito di Sua Maestà non penserebbe che sì, sparare sulla folla è un fatto spiacevole, ma in certe condizioni si è costretti a farlo?

Frattanto la popolazione dei campi di Calais aumenta e, prima o poi, qualcuno deciderà di prendere il posto di un macchinista e risolvere la situazione al modo indicato in La locomotiva di Francesco Guccini. E allora non potranno dire che si è trattato di una situazione unprecedented. Si poteva almeno intuirlo che sarebbe finita così.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia