Parla Antonio Lamera

Cartelli in rima nei luoghi antichi Una vittoria per «Stezzano, la storia»

Cartelli in rima nei luoghi antichi Una vittoria per «Stezzano, la storia»
Cronaca 03 Maggio 2018 ore 12:30

Da qualche mese, negli angoli più antichi del paese, fanno capolino alcuni cartelli informativi che ne illustrano il patrimonio culturale e turistico. E per il gruppo di ricerca «Stezzano, la storia» questa è una vera e propria vittoria. Già, perché è stata proprio l’associazione, trainata dall’instancabile mente dell’83enne Antonio Lamera, a partorire l’idea di posizionare undici paline per dare lustro ai numerosi elementi artistici presenti sul territorio. La strada che ha portato a questo ambizioso traguardo è stata però lunga e tortuosa. E non sono mancati neppure gli intoppi. «Stezzano, la storia» lavora alla realizzazione di questo progetto da svariati anni. Era stato il maestro Carlo Zoccoli, membro del gruppo di ricerca, ad avere l’intuizione, insieme a Lamera, di realizzare targhe turistiche con la descrizione in rima dei vari luoghi di interesse storico.

Come si arenò la proposta. «Ho avuto il primo contatto con l’amministrazione per proporre questo progetto il 25 giugno 2010 – ricorda Lamera –. Allora mi dissero di portare le foto e, dopo aver stilato un preventivo, ci avrebbero fatto sapere». Ma dopo averle realizzate, le targhe sono rimaste accatastate per mesi nel magazzino del Comune in via XXV aprile. «A scusante c’è da dire che poco dopo ci fu lo scandalo della ragioniera del Comune che si appropriò di circa 900mila euro e che un imputato era il comandante dei vigili con il quale avevo parlato del mio progetto insieme alla sindaca – prosegue Lamera –. Fatto sta che sono passati sette anni prima di poter vedere installate almeno otto delle undici targhe di metallo realizzate dalla stamperia Nobili di Comun Nuovo con le didascalie di Zoccoli».

 

Antonio Lamera

 

Paline fuori posto. Ma anche adesso che la sua proposta sta piano piano vedendo la luce, Lamera sorride solo a metà. Ci sono infatti ancora parecchi elementi di criticità che non gli permettono di dormire sonni tranquilli: «Solo otto degli undici cartelli che avevamo previsto sono stati posati e uno di questi è stato messo nel punto sbagliato», si lamenta lo storico. Motivo del contendere è la palina che indica il fossato che in antichità cingeva il castello. Corso d’acqua che, durante la peste del 1630, era già prosciugato, e fu utilizzato per seppellire i morti perché non ce ne stavano più da altre parti. Il cartello avrebbe dovuto essere messo tra il sagrato e la via Dante. Invece, la scelta della giunta Poma è ricaduta su un palo della luce adiacente alla chiesa, verso la strettoia tra la parrocchia e casa Isacchi.

«Il fossato non passava assolutamente da dove l’hanno posizionata – precisa Lamera –. Quando chiesi all’assessore Annamaria Bergamelli il motivo di questa scelta, aveva risposto che nel posto da noi indicato il cartello non si vedeva bene perché era in controluce; così aveva detto anche il vicesindaco Giovanni Calabria. Visto che stanno sistemando la piazza e che si dovrà rimuovere il selciato a fianco del sagrato, sarebbe l’occasione per mettere questa palina al posto giusto, ovvero nell’angolo del sagrato a nord, fiancheggiante la strada». Ma dagli uffici di villa Grumelli Pedrocca non giungono buone nuove. Lo scorso 23 marzo l’assessore Annamaria Bergamelli ha inviato una mail indirizzata ad Antonio Lamera in cui fa definitivamente tramontare ogni speranza: «Riguardo la sua richiesta di spostare la palina in oggetto, se non ricordo male, era stata proprio una scelta dell’amministrazione quella di posizionarla dov’è ora. Glielo avevo accennato e sicuramente non si cambierà la posizione», scrive.

 

 

E così ora a Lamera non solo resta l’amaro in bocca, ma teme che le tre paline mancanti non trovino la corretta collocazione: «In generale sono contento per la posa delle paline – dichiara lo studioso – ne mancano tre che verranno sistemate in piazza: Casa dei Cappellani; ex ospedale Umiliate, nella zona vicino al fornaio in fondo alla piazza e San Defendente, che deve essere posta fuori dal negozio di frutta, tra via Caroli e via Piave. Giustifico la scelta di attendere perché sarebbe stato illogico metterle per poi tornare a svellerle e rimetterle una volta terminati i lavori di restauro di piazza Libertà. Tuttavia temo per la palina che riguarda la Casa dei cappellani: noi l’abbiamo prevista proprio in centro alla piazza, per questo ho paura che non la mettano al posto giusto, ma chissà dove».

Ricostruire il passato. L’idea dell’amministrazione, nel nuovo progetto di riqualificazione, è quella di ricostruire, con l’ausilio di targhette o chiodi di ottone piantati nella pavimentazione, gli ingombri degli immobili che occupavano piazza Libertà nel 1700. In un simile contesto le paline di Lamera rientreranno ad hoc. Il paese si presenta infatti come un borgo agricolo fortificato di origine medioevale che, dalla fine del XIX secolo a oggi, ha mantenuto la quasi totale integrità del suo tessuto urbano ed edilizio. Il centro storico è ricco di palazzi d’epoca, corti agricole e quattro grandi ville nobiliari del XVII secolo: Moroni, Villa Caroli, Carrara Beroa e Grumelli-Pedrocca. Non a caso, le otto targhe già presenti oggi sul territorio descrivono i numerosi altri punti di interesse artistico e culturale che caratterizzano il paese di Stezzano, dalla nuova parrocchiale al collegio; da Casa Isacchi a Sant’Elisabetta; da San Pietro in Castello fino alla torre.

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